La provocazione artistica: Pompei e Scafati come Berlino, il confine diventa il Checkpoint Charlie

POMPEI. Pompei e Scafati come Berlino Est e Berlino Ovest. Lo spartitraffico tra la pompeiana via Lepanto e lo scafatese corso Nazionale come il Checkpoint Charlie, uno dei più famosi varchi che negli anni della Guerra Fredda consentiva di oltrepassare il Muro di Berlino e andare dal settore d’occupazione statunitense a quello sovietico.

Altri tempi e altre problematiche, sicuramente. Ma c’è qualcuno che ha interpretato così uno degli effetti più “paradossali” della recente ordinanza anti-Covid del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che vieta di spostarsi tra le provincie campane se non per “validi e comprovati” motivi.

Ieri, infatti, su un muro e sul blocco di metallo che al confine tra le due città contigue dà il “Benvenuti a Scafati”, è comparso un cartello che ricalca (quasi) in tutto e per tutto quello che si poteva leggere al Checkpoint Charlie.

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You are leaving the Pompei Sector”, ovvero “State lasciando il Settore di Pompei” avverte il sinistro cartello, che invece una volta, all’epoca dei blocchi contrapposti, avvisava dello sconfinamento nella Berlino sovietica da quella americana (“You are leaving the American Sector”).

Il provocatorio parallelismo con gli effetti dell’ordinanza anti-Covid firmata dal presidente De Luca è abbastanza evidente: Pompei e Scafati, ricadenti rispettivamente nella provincia di Napoli e nella provincia di Salerno, seppur confinanti e da decenni unite dalla socialità “incrociata” che contraddistingue i relativi residenti, sono diventate d’un tratto due realtà urbane separate da un limite (normativo) pressoché invalicabile.

Dallo scorso 21 ottobre bisogna avere un buon motivo per andare da Pompei a Scafati e viceversa: lavoro, salute o emergenza, ogni altro “sconfinamento” è off-limits e si rischia una multa salata.

Tanti i curiosi che a partire da venerdì pomeriggio, al confine tra i Comuni di Pompei e Scafati hanno osservato i cartelli in pieno stile Guerra Fredda. Chi è l’autore della “provocazione” che propone ironicamente un impegnativo parallelismo storico?

Dietro l’azione dimostrativa c’è lo “zampino” di un noto artista pompeiano, non nuovo ad estemporanee incursioni artistiche urbane, ispirate dai fatti di cronaca nazionale e internazionale.

Si tratta di Nello Petrucci, street artist e film maker che vive e lavora tra Pompei e New York. «Stiamo respirando un’aria da guerra, sembra un pericoloso remake di qualcosa di già vissuto» afferma l’artista, che prosegue: «Capisco le difficoltà di chi ci governa, ma adesso, per sconfiggere il Covid19, non serve alzare i muri. La mia vuole essere una lettura in chiave ironica delle contraddizioni che riscontro nelle ultime ordinanze».

Laureato in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli, ha dimostrato in più occasioni impegno civile e sensibilità alle tematiche sociali, con lavori sull’omofobia, il razzismo, l’ambiente. La sua opera “Sweet home”, murales realizzato durante il lockdown della scorsa primavera, ritraeva la famiglia Simpson a casa sul divano a guardare la televisione con tanto di mascherine.

Un modo intelligente di utilizzare un linguaggio pop di facile lettura per lanciare un messaggio di utilità pubblica. Proprio qualche settimana fa Petrucci ha inaugurato “Margine” un’installazione site specific permanente a Torre Fossa lo Papa (Massalubrense) che dialoga visivamente con il paesaggio mediterraneo di Punta Campanella.

Marco Pirollo

Marco Pirollo

Giornalista, nel 2010 fonda e tuttora dirige Made in Pompei, rivista di promozione territoriale.

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