La casa degli Amanti, l’unica domus a due piani di Pompei

POMPEI. La casa degli Amanti (I, 10, 10-11) è stata riaperta dopo una chiusura di 40 anni. Portata in luce nel 1933 prende il nome da un graffito inciso in esametri in un quadretto con anatre dipinto all’esterno di un ambiente che recita: “Amantes, ut apes, vitam melitam exigunt. Velle” (Gli amanti come le api trascorrono una vita dolce come il miele. Magari), CIL IV, 8404a.

La domus, che è sita nella Regio I, si presentava in una situazione di estrema precarietà strutturale, tanto che dopo il sisma del 1980 si era reso necessario puntellare la copertura dell’atrio e del peristilio, occultando la lettura degli spazi e stravolgendo la vista delle decorazioni parietali. Negli anni successivi la situazione era peggiorata, tanto che l’accesso era stato interdetto anche ai tecnici del Parco.

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Di questa bella domus rimane pressoché intatto anche il secondo piano del peristilio, un tempo accessibile mediante una scala di cui ancora oggi è possibile vedere la traccia sulla parete di fondo. Il secondo piano sembra essere stato aggiunto in una fase edilizia riconducibile al I secolo d.C. e il buono stato di conservazione ha permesso, già dopo lo scavo, di recuperarne la configurazione originaria, ridando a Pompei una percezione spaziale che è un unicum nella città vesuviana.

La decorazione parietale si scandisce tra II e IV stile nel corso del I secolo d.C. Le pitture di IV stile visibili nell’atrio sono di buona qualità con alternanza di campi rossi e scorci architettonici su fondo nero, mentre nell’oecus le decorazioni parietali si arricchiscono di raffigurazioni mitologiche. Alcuni oggetti ritrovati durante lo scavo dell’edificio (un braciere, un bacile, una lucerna in bronzo e delle cerniere in osso) sono stati esposti in una vetrina posta nell’atrio, in osservanza al concetto di “museo diffuso” già utilizzato in altre case.

Alessandra Randazzo

Alessandra Randazzo

Classicista e comunicatrice. Si occupa di beni culturali per riviste di settore.

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