Pompei, riaprono al pubblico le Terme del Foro

Il complesso è stato interessato nell’ultimo anno da interv​enti di messa in sicurezza e restauro degli appartati decorativi





POMPEI. In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio (21 e 22 settembre 2019) riaprono al pubblico le Terme del Foro a seguito dei restauri. Il complesso termale è stato interessato, nell’ultimo anno, da interv​enti di messa in sicurezza e consolidamento degli ambienti della sezione maschile, inclusa la palestra, restauro degli appartati decorativi, revisione e sostituzione delle coperture, previsti dal Grande Progetto Pompei.

Ubicate alle spalle del Tempio di Giove e portate in luce negli anni 1823-24, si trattava del più centrale degli impianti termali della città, posto in prossimità del Foro. Vennero costruite nei primi anni della colonia sillana (secondo quarto del I secolo a.C.) e presentavano due sezioni separate per uomini e donne con ingressi indipendenti. La sezione maschile, visitabile, che apriva su via delle Terme, presenta la tipica sequenza di ambienti che includeva: l’apodyterium (spogliatoio), utilizzato anche come tepidarium (per i bagni di media temperatura), il frigidarium (per il bagno freddo) e il calidarium (per il bagno caldo).

I telamoni (Fonte foto: PA Pompei)

Come molti edifici a Pompei, le terme subirono gravi danni durante il terremoto del 62 d.C. Lo stato attuale è in gran parte il risultato dei successivi lavori di restauro. Di particolare pregio la decorazione degli ambienti, tra cui le figure maschili in terracotta (telamoni) che decoravano le nicchie per riporre abiti e oggetti per il bagno, e la volta con elaborati stucchi a rilievo dell’apodyteriumtepidarium (nell’immagine di copertina, fonte foto: PA Pompei). Nello stesso ambiente si può notare un grande braciere in bronzo con zampe e teste bovine, che serviva per il riscaldamento.

Di rilievo nel calidarium, e oggetto di recente restauro, è il grande labrum marmoreo (bacino con acqua fredda) utilizzato per rinfrescarsi, che presenta un’iscrizione in bronzo lungo l’orlo, con il nome dei magistrati che ne finanziarono la realizzazione. La parte femminile, più piccola, era in ristrutturazione al momento dell’eruzione e attualmente è adibita a deposito di reperti. Più di 500 lucerne trovate nella zona d’ingresso della parte maschile dovevano servire per l’illuminazione durante le aperture serali.

 

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Redazione

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