BMTA 2026, Napoli racconta i tesori archeologici nascosti dei suoi Comuni

PAESTUM. Si è chiusa a Paestum la XXVIII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico (BMTA), che dal 29 ottobre al 1° novembre 2026 ha riunito istituzioni, operatori turistici e culturali, studiosi ed esperti provenienti dall’Italia e dall’estero.

Tra i protagonisti della manifestazione la Città Metropolitana di Napoli, che ha presentato il progetto «Adotta un bene archeologico», un’iniziativa nata per portare alla luce il patrimonio storico e culturale custodito nei 92 Comuni del territorio, compresi quei siti meno conosciuti che spesso restano fuori dai principali circuiti turistici.

La partecipazione dell’Ente metropolitano ha registrato una significativa affluenza di visitatori, grazie a uno spazio espositivo raddoppiato rispetto alla precedente edizione e concepito come un percorso immersivo e multisensoriale. L’obiettivo è quello di creare un collegamento tra i grandi siti archeologici già riconosciuti a livello internazionale e le numerose testimonianze del passato disseminate tra città, campagne e centri storici dell’area napoletana.

Accanto a Pompei, Ercolano e Oplontis, patrimonio mondiale UNESCO, il territorio custodisce infatti luoghi di straordinario interesse come il Museo di Pithecusae a Lacco Ameno, dove sono conservati la Coppa di Nestore e il Cratere del Naufragio, la Villa Augustea di Somma Vesuviana, con le statue di Dioniso e della Peplofora, e il villaggio protostorico di Longola a Poggiomarino, caratterizzato da isolotti artificiali, canali e piroghe ricavate dai tronchi degli alberi. Un sito che recentemente è stato parzialmente danneggiato da due incendi, probabilmente dolosi.

Tra le altre testimonianze figurano le ville di Cava Ranieri a Terzigno, con una cella vinaria contenente 42 dolia rimasta cristallizzata al momento dell’eruzione del 79 d.C., il Museo Matt e i campi dell’età del Bronzo di Palma Campania, dove sono ancora riconoscibili antichi solchi di aratura e tracce del passaggio dei carri.

A questi si aggiungono i resti dell’acquedotto augusteo, che conduceva l’acqua fino alla Piscina Mirabilis di Bacoli, la necropoli paleocristiana di San Vito a Pozzuoli, visibile attraverso un pavimento di cristallo nella dimora ottocentesca di Villa Elvira, la cripta ipogea dei Principi Piscicelli-Filangieri a Cercola, il castello medievale di Lettere e l’antica Suessula ad Acerra.

Un patrimonio che comprende anche le ville rustiche romane di Trecase, i siti archeologici di Portici e San Giorgio a Cremano e l’isolotto di Vivara a Procida, dove si lavoravano ceramiche di tradizione egeo-micenea. Proprio su queste realtà meno conosciute punta il progetto della Città Metropolitana, che intende coinvolgere amministrazioni locali, associazioni e operatori nella riscoperta e nella valorizzazione delle testimonianze archeologiche.

«Ciascuno dei 92 Comuni che compongono la Città Metropolitana di Napoli custodisce almeno una testimonianza del proprio passato: ville romane, necropoli, ipogei, resti di acquedotti e antichi insediamenti, che messi insieme, fanno del territorio metropolitano di Napoli l’area a più alta densità archeologica d’Italia, per numero ed estensione dei siti rispetto all’ampiezza del territorio, e con ogni probabilità del mondo – ha affermato il sindaco metropolitano Gaetano Manfredi– Sono beni di straordinario valore che spesso restano ai margini dei circuiti turistici e della conoscenza stessa delle comunità locali: un patrimonio che attende soltanto di essere messo a sistema con i luoghi UNESCO, per diventare leva di sviluppo turistico e culturale e di crescita economica».

A coordinare la partecipazione dell’Ente alla Borsa è stato il consigliere metropolitano delegato alla Promozione del Territorio e all’Agricoltura, Vincenzo Cirillo, che ha illustrato la finalità del progetto: «Il progetto invita, da un lato, i territori a scoprire, segnalare e valorizzare le proprie vestigia del passato e, dall’altro, i Parchi archeologici, le Soprintendenze e altri organismi preposti alla tutela e alla promozione a prendersene cura, restituendoli alla massima fruizione pubblica. L’obiettivo è costruire itinerari e percorsi di promozione che accompagnino visitatori e turisti dai siti più celebri a quelli meno noti, distribuendo l’attenzione su tutta l’area metropolitana».

Una strategia che non si limita alla valorizzazione archeologica, ma punta a integrare cultura, gastronomia, artigianato e produzioni agricole. «Ritengo, infatti, che si debba parlare di ‘adotta un bene archeologico’ ma che si potrebbe anche parlare di progetti innovativi come ‘degusta un bene archeologico’, con un evidente invito a vivere il territorio a 360°», ha aggiunto Cirillo.

La risposta dei Comuni e delle realtà associative ha contribuito a trasformare lo spazio espositivo in un vero e proprio laboratorio di esperienze. I visitatori hanno potuto indossare visori 3D per esplorare la cripta Filangieri di Cercola, ricostruire virtualmente l’acquedotto romano di Palma Campania e osservare le vestigia di Vivara. Spazio anche al santuario di Dioniso, situato fuori dal perimetro delle mura dell’antica Pompei, presentato attraverso il contributo dell’associazione Sensi e degli studenti del liceo Pascal di Pompei e dell’istituto comprensivo Mascolo-De Curtis di Sant’Antonio Abate.

Alle esperienze digitali si sono affiancate degustazioni guidate curate da AIS Campania, Slow Food, Parco Nazionale del Vesuvio e dai Comuni partecipanti. Tra le eccellenze proposte il pisello centogiorni di Trecase, i prodotti di Cercola e Somma Vesuviana e i salumi di pesce e i vini in anfora di Lacco Ameno.

Il programma ha compreso inoltre mostre sulla necropoli di San Vito e sull’ossidiana, video illustrativi, laboratori di archeologia simulata rivolti a scuole e famiglie e la partecipazione della DMO Vesuvio, delle Pro Loco dell’UNPLI e dell’Archeofestival del Gruppo archeologico Terramare 3000. A completare il percorso, le rievocazioni storiche di Militum Schola, con un’anteprima del rito del Navigium Isidis, e della Fondazione Carnevale di Palma Campania, con costumi e strumenti della tradizione.

Accanto alle attività espositive, la Città Metropolitana ha promosso un articolato programma scientifico. Particolarmente partecipato l’incontro dedicato proprio ad «Adotta un bene archeologico», con la presenza di sindaci, rappresentanti istituzionali, associazioni e operatori del settore.

La sezione ArcheoIncoming ha invece approfondito quattro itinerari tematici: il ruolo del territorio metropolitano nelle rotte del Mediterraneo durante l’età del Bronzo, le vie delle necropoli paleocristiane da Pozzuoli a Napoli e Cimitile, le sorgenti termali dell’antichità tra Ischia, Campi Flegrei, Torre Annunziata e Castellammare di Stabia e il percorso dedicato alle ville di Cicerone, con un approfondimento sull’ipotesi che la Villa Accademia possa trovarsi sotto lo stadio di Antonino Pio a Pozzuoli.

L’Ente ha inoltre favorito la partecipazione gratuita di diversi operatori locali agli incontri B2B con buyer nazionali e internazionali, offrendo nuove opportunità di promozione e collaborazione per il comparto turistico.

La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico ha chiuso la sua ventottesima edizione con numeri significativi: 8.500 visitatori, 150 espositori distribuiti su 5.000 metri quadrati, in rappresentanza di 15 regioni italiane e 10 Paesi.

Il programma ha previsto 16 sezioni tematiche, 170 conferenze e 750 relatori tra esponenti del mondo accademico, istituzionale e scientifico. Coinvolti anche 2.200 studenti nelle iniziative dedicate alle scuole. Presenti, tra gli altri, il Ministero della Cultura, con oltre 500 metri quadrati di spazio espositivo, 22 istituti statali autonomi e 20 laboratori, e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. Venti buyer nazionali ed europei hanno preso parte al workshop dedicato agli operatori turistici.

Tra i momenti di rilievo della manifestazione anche la presentazione di un progetto internazionale di ricerca sul Mediterraneo, nato dalla collaborazione tra la Fondazione Mont’e Prama di Cabras, in Sardegna, e il Museo Archeologico Nazionale di Madrid. L’iniziativa è stata illustrata dal presidente della Fondazione, Anthony Muroni, e dalla direttrice del Museo, Isabel Izquierdo Peraile, con il coordinamento del giornalista Paolo Conti, editorialista del Corriere della Sera.

A intervenire sul progetto è stato il grecista Louis Godart, studioso di civiltà micenea e docente all’Università Federico II di Napoli, che ha avanzato un’ipotesi sulle origini degli Sherden, uno dei cosiddetti Popoli del Mare che contribuirono alla crisi delle civiltà del Mediterraneo orientale. «Dunque lo Sherden potrebbe essere il Sardo; questi misteriosi popoli di pirati potrebbero essere arrivati dalla Sardegna», ha affermato Godart, richiamando alcune analogie tra reperti rinvenuti nell’area egea, a Creta e in Sardegna.

Una ricostruzione che resta oggetto di dibattito scientifico. «Chi sono stati mai questi popoli che hanno potuto distruggere micenei e ittiti?», ha osservato l’archeologo Luca Cheri, responsabile dell’area scientifica e didattica della Fondazione Mont’e Prama. «È una mostra che abbraccia il Mediterraneo e ipotesi che cercheremo di dimostrare», ha concluso Godart.

Nel corso dell’incontro è stato conferito anche il Premio Paestum ad Alfonsina Russo, capo del Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del Ministero della Cultura, per il suo impegno nella tutela e nella promozione dell’archeologia italiana, anche attraverso la precedente direzione del Parco Archeologico del Colosseo.

A tracciare il bilancio conclusivo della manifestazione è stato il fondatore e direttore della BMTA, Ugo Picarelli, che ha sottolineato il ruolo della Borsa come punto di riferimento internazionale per la valorizzazione del patrimonio culturale e la promozione di un turismo sostenibile ed esperienziale.

«La BMTA conclude la XXVIII edizione, consapevole di essere riferimento unico per tutti gli addetti ai lavori, che puntano a una valorizzazione consapevole del patrimonio culturale e a una promozione del turismo culturale all’insegna dell’esperienzialità e della sostenibilità», ha dichiarato. Picarelli ha inoltre evidenziato il valore della partecipazione dei Ministeri della Cultura e degli Affari Esteri e il contributo della Regione Campania, che ha accompagnato l’iniziativa con approfondimenti dedicati anche alle aree interne e al turismo accessibile.

La manifestazione, ideata e organizzata dalla Leader srl, si conferma così un’occasione di confronto tra istituzioni, mondo della ricerca e operatori, ma soprattutto una vetrina per territori che custodiscono un patrimonio ancora in parte da scoprire. Per la Città Metropolitana di Napoli, la sfida adesso è trasformare l’interesse suscitato a Paestum in una rete stabile di collaborazioni, capace di restituire visibilità ai siti meno conosciuti e di costruire nuovi itinerari culturali ed economici intorno alla ricchezza archeologica dei suoi 92 Comuni.

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Maria Celeste Gubitosa

Maria Celeste Gubitosa

Giornalista, personal trainer, laureata in Scienze Nutraceutiche ed aspirante nutrizionista. "Nutro mentre, corpo ed ambizioni"

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