Pompei in mostra al Gran Palais di Parigi: esposti per la prima volta anche i tesori della Regio V

POMPEI. Nell’immaginario collettivo Pompei è una città romana congelata nel momento stesso della sua fine a causa della ben nota e tragica eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Ma Pompei è molto di più.

Una città che dal momento della sua riscoperta, ormai nel XVIII secolo, ha continuato a raccontare storie e ad incastrare tasselli di vita quotidiana che attendevano solo di essere raccontati ad esperti e curiosi.

Per condividere con il grande pubblico internazionale le ultime grandi scoperte dalla fortunata Regio V, la Réunion des Musées Nationaux – Grand Palais in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei propone a Parigi, dal 1° luglio al 27 settembre 2020, una grande mostra immersiva che farà rivivere la bellezza e le emozioni della città antica in maniera unica e suggestiva.

Rumori della città, musiche, bisbiglii e voci risveglieranno la curiosità del visitatore che sarà proiettato nel 79 d.C., nel cuore di Pompei, vivendo la vita frenetica della città romana nell’istante prima della tragedia.

La prima parte della mostra, grazie alle preziose e accurate ricostruzioni in 3D affidate alla società Gedeon Programmes, leader francese nel settore dei documentari archeologici e del patrimonio, vedrà ricostruite le strade e i vicoli di Pompei, grazie anche alle riprese effettuate con i droni.

Un dispositivo inviterà il visitatore ad entrare nel momento clou del disastro quando Pompei fu invasa e seppellita dal flusso piroclastico e dai lapilli.

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La terza ed ultima parte, invece, sarà tutta narrativa e dedicata alla riscoperta grazie ai primi scavi borbonici e fino alle scoperte più recenti del 2018, che hanno consentito di mettere in discussione anche la data dell’eruzione, ponendo questa ormai in maniera definitiva verso il 24 ottobre e non più al 24 agosto del 79 d.C., come invece suggerivano le lettere di Plinio il Giovane a Tacito.

Di particolare suggestione la ricostruzione a grandezza naturale degli affreschi che decoravano le più belle domus di Pompei, ma anche alcuni dei ritrovamenti provenienti direttamente dalla Regio V ed esposti per la prima volta al grande pubblico.

Tra questi, spicca il “tesoro” con monili e amuleti in pasta vitrea, avorio, osso, ambra, bronzo; ma ci sono inoltre magnifici mosaici, statue, oggetti della vita quotidiana, una statua di Livia e un affresco raffigurante Venere su un carro trainato da elefanti.

Questa mostra, ideata per colpire i visitatori attraverso un’esperienza emozionale, si pone come spunto per portare il visitatore a visitare di persona Pompei, città che mai si potrà solo raccontare per mostre, ma che ha bisogno di un approccio vivo e diretto per poter essere vissuta e narrata.

Pompei non muore nel 79 d.C. e non rinasce con la sua riscoperta ottocentesca. Pompei ha rivissuto il disastro con l’incuria e con il crollo della Schola Armaturarum del 2010, ma come “l’araba fenice” è risorta dalle sue ceneri più bella che mai, grazie al Grande Progetto per la messa in sicurezza e il restauro del sito.

Un lavoro lungo e faticoso che ha permesso, grazie ad un team multidisciplinare, di poter ripensare ad una manutenzione ordinaria e non più straordinaria e di dedicare tempo e attività nuovamente alla ricerca e alla conoscenza non solo “spettacolare” di una città romana unica.

Alessandra Randazzo

Alessandra Randazzo

Classicista e comunicatrice. Si occupa di beni culturali per riviste di settore.

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