Beni Culturali, anche a Pompei la protesta contro la riorganizzazione dei musei statali

Gli attivisti: «Manifestiamo contro il processo di privatizzazione e smantellamento dei luoghi della cultura pubblici»





POMPEI. Professionisti, studenti, volontari e attivisti nel settore dei Beni Culturali si sono dati appuntamento anche a Pompei, proprio davanti all’ingresso di uno dei siti archeologici italiani più conosciuti e frequentati del mondo, e si sono uniti all’onda di protesta nazionale che si è levata ieri, 6 settembre,  contro l’ultima riforma del Ministero dei Beni Culturali, varata lo scorso agosto. Una riforma, approvata in pieno periodo ferragostano, che proprio non è andata giù agli operatori del settore, i quali più volte e a più riprese hanno accusato il provvedimento di riordino del sistema nazionale dei Beni Culturali di aver «danneggiato il sistema museale italiano e aperto la porta alla trasformazione dei più importanti musei statali italiani in fondazioni di diritto privato».

Per questo l’associazione “Mi Riconosci? Sono un professionista dei Beni Culturali” e l’organizzazione studentesca “Link Coordinamento Universitario” sono scese in piazza presso tanti musei statali sparsi in tutta Italia, tra Venezia, Roma, Lecce, Taranto, Bologna, Torino, Campobasso, Pescara, Pompei, appunto, ed altre città ancora, per chiedere «l’annullamento dei decreti» approvati, secondo i manifestanti, «senza alcun confronto con i territori e a Governo dimissionario».

«Oggi per la prima volta nella storia del Paese manifestiamo contro il processo di privatizzazione e smantellamento dei musei pubblici italiani, che è iniziato nel 1993 con la legge Ronchey ed è arrivato al suo culmine con la riforma Franceschini e poi con il “decreto di Ferragosto” firmato dall’ex ministro Bonisoli» spiega Leonardo Bison, attivista di “Mi Riconosci”, durante il sit-in alle Gallerie dell’Accademia di Venezia.

«Abbiamo organizzato questa giornata nei primissimi giorni di settembre – aggiunge – per tenere alta l’attenzione mediatica, e abbiamo trovato la collaborazione e l’appoggio di realtà quali Italia Nostra, Associazione Nazionale Archivistica Italiana, Associazione Bianchi Bandinelli o diversi sindacati locali. Non abbiamo intenzione di fermarci, è necessario agire ora con una mobilitazione massiccia, prima che un altro decreto dia il colpo di grazia definitivo al sistema culturale italiano».

«I dipendenti ministeriali hanno paura di alzare la voce: un regolamento interno gli impedisce di rilasciare dichiarazioni pubbliche» spiega l’attivista Daniela Pietrangelo dal Museo Sannitico di Campobasso, «eppure la rabbia sta montando, sia al centro sia alla periferia: non è in nessun modo accettabile che una simile riorganizzazione, profondamente dannosa per il futuro del patrimonio culturale pubblico italiano, sia sancita per decreto da un Governo dimissionario alla vigilia di Ferragosto».

«Ma non è una novità – prosegue – tutte le deleterie novità che hanno colpito il nostro Ministero negli ultimi decenni sono state imposte a Natale, Capodanno o Ferragosto. Ora è tempo di dire basta: il neo ministro Franceschini accetti che questo programma, sonoramente bocciato dagli elettori nel 2018, deve essere immediatamente bloccato e revisionato. Servono risorse e norme che permettano la valorizzazione ma soprattutto la tutela di tutto il patrimonio culturale italiano, evitando con forza di concentrare i flussi turistici ed economici in pochi luoghi a vantaggio di pochissimi».

Nonostante una pioggia torrenziale che ha colpito diverse città italiane, presidi e azioni hanno avuto luogo in tutto lo Stivale, da Venezia a Roma,  da Pompei a Firenze,  da Torino a Perugia, da Pescara a Lecce, estendendosi anche a Taranto, Bologna e Campobasso. Gli attivisti rivolgono un l’appello «a mobilitarsi per il futuro dei musei pubblici italiani» a tutti i cittadini e promettono nuovi appuntamenti a breve.

Alla guida del dicastero di via del Collegio Romano – dopo le note vicende politiche agostane che in poche settimane hanno portato alla dissoluzione del precedente Governo “giallo-verde” a beneficio del Conte-bis sostenuto da M5S e Pd – è tornato da pochi giorni Dario Franceschini, già ministro dei Beni Culturali dei Governi Renzi e Gentiloni, tra il 2014 e il 2018. A lui spetterà dunque il compito di confrontarsi con gli operatori del settore che ieri sono scesi in piazza per manifestare il proprio dissenso contro le ultime riforme del sistema di gestione della Cultura, ed operare, nel caso, gli opportuni cambiamenti, eventualmente accogliendo le loro richieste.



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Marco Pirollo

Giornalista, nel 2010 fonda e tuttora dirige “Made in Pompei”, rivista free-press mensile di promozione territoriale.

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