L’amicizia che legava Bartolo Longo e San Giuseppe Moscati, il “medico dei poveri”

Subito dopo la laurea in medicina divenne il dottore personale del Beato e curò gratuitamente i poveri di Pompei





POMPEI. Centotrentanove anni fa, in questo giorno, nasceva a Benevento un personaggio illustre, che ebbe un ruolo molto importante nella nascita della nuova Pompei e, soprattutto, nella vita del Fondatore, il Beato Bartolo Longo: si tratta del medico e professore San Giuseppe Moscati, che fu sempre molto legato alla nascente (all’epoca) città mariana.

A ricordare questa data è il Santuario di Pompei, che attraverso la propria pagina Facebook ufficiale rende omaggio all’illustre luminare della medicina, il quale mise sempre a disposizione gratuitamente le proprie conoscenze per curare i poveri e gli orfanelli accolti nelle opere di carità pompeiane: atti di generosità che gli valsero l’appellativo di “medico dei poveri” e lo condussero alla beatificazione da parte di Papa Paolo VI (1975) e alla canonizzazione da parte di Papa Giovanni Paolo II nel 1987.

Attraverso i social, dunque, il Santuario ricorda alcuni aneddoti della grande amicizia nata tra San Giuseppe Moscati e il Beato Bartolo Longo. Il medico santo Giuseppe Moscati – si legge nel post del Santuario – nacque a Benevento il 25 luglio 1880. Lo legava un’amicizia molto stretta al Beato Bartolo Longo, conosciuto a Napoli all’Istituto delle Ancelle del Sacro Cuore, fondato da Santa Caterina Volpicelli.

Moscati fu sin da fanciullo attratto da Bartolo Longo, che aveva ben 39 anni più di lui e, intrattenendosi con il Fondatore del Santuario, si infervorava ancor di più nella devozione alla Madonna di Pompei e nell’amore ai poveri e ai malati che aveva ereditato dalla mamma e dalla sorella Nina, che “ebbe per complice nel fare il bene al prossimo”. Subito dopo la laurea in medicina divenne il medico personale dell’avvocato Longo, fino alla morte di questi.

Aiutò con frequenti e generosi oboli le opere pompeiane e curò gratuitamente gli orfani e gli infermi che Bartolo Longo raccoglieva, tra cui l’orfanella Emma Picchillo, che trascorse quasi tutta la sua vita all’ombra del Santuario di Pompei e fu anche segretaria del fondatore. A sua volta, Longo ringraziava il Prof. Moscati inviandogli in dono corone del rosario o pubblicazioni con la sua firma autografa.

In una lettera del 20 luglio 1926 – conclude quindi il post sulla pagina Facebook del Santuario – Moscati scriveva all’amico: “Sempre che posso, faccio una scappata a Pompei, cosa oramai moltissime volte proibitami dalla assillante mia professione. Ma sempre che col treno passo fuggendo, in vista del Santuario, per recarmi lontano, in consulti, cosa frequentissima, il mio sguardo e il mio cuore è lì, ove tra gli alberi si intravede il campanile in costruzione, ai piedi del ciborio, su cui s’innalza l’immagine della Vergine! Mi perdoni se, scrivendo a Lei, vado col pensiero a tanti ricordi cari… Mi creda sempre ai suoi ordini…”.



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Redazione

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