Il Beato Bartolo Longo morì a Scafati e non a Torre Annunziata: ritrovato un documento decisivo

All’epoca Pompei non era Comune autonomo e sul territorio esistevano due sezioni municipali distinte di stato civile

POMPEI. Da diversi mesi su qualche social network si è diffusa la notizia che il Beato Bartolo Longo sia morto a Torre Annunziata, il 5 ottobre del 1926: la notizia sarebbe suffragata dal fatto che tale dato è riportato anche sul portale Wikipedia. Per quanto riguarda la data non c’è niente da obiettare. Invece per quanto riguarda il luogo del decesso, in effetti, c’è molto da dire in quanto in base alle diverse ricerche effettuate ciò non risulta essere esatto. Però riavvolgiamo un attimo il nastro.

Nel 1926 Valle di Pompei non era Comune autonomo (infatti lo divenne solamente nel 1928, grazie alla caparbietà e alla determinazione dell’avv. Bartolo Longo, prima e di Fratel Adriano di Maria, dopo), quindi il centro storico era diviso in due zone così formate: il Santuario della Beata Vergine del Rosario e parte della zona immediatamente successiva (oggi via Roma), compresa la fascia in cui ricadono gli Scavi archeologici, appartenevano al Comune di Torre Annunziata.

Il Beato Bartolo Longo

L’altra zona, invece, che comprendeva via Provinciale (oggi via Lepanto), l’albergo ristorante D’Italia e il palazzo di Bartolo Longo posto di fronte al Santuario (entrambi demoliti negli anni ‘30 per far spazio alla nascente piazza) compresa la fascia retrostante (via Sacra e palazzo de Fusco) ricadevano nel Comune di Scafati. Oltre al centro storico, poi, c’erano altri due lembi di territorio, uno di Boscoreale e l’altro di Gragnano (fonte: Decreti all’interno del libro “La Grande Torre Annunziata” del 1928).

Il paradosso era che i due Comuni, Torre e Scafati, ricadevano in province diverse: infatti Torre si trovava nella provincia di Napoli e Scafati in quella di Salerno e di conseguenza Valle di Pompei si trovò ad essere divisa oltre che da due Comuni anche da due Province. Il Fondatore, per rendere più agevole la vita ai Valpompeiani, soprattutto sotto l’aspetto burocratico, pensò (grazie ai suoi rapporti ormai consolidati con i due Comuni) di far nascere due sezioni municipali di stato civile: così nacquero prima la Sezione di Scafati e dopo quella di Torre Annunziata, dove i pompeiani si sarebbero potuti recare in caso di bisogno per la produzione di atti o dichiarazioni. Il 5 ottobre del 1926, quando il commendatore Bartolo Longo rese l’anima a Dio e terminò la sua gloriosa vita terrena, si trovava nel suo palazzo, di fronte al Santuario, quindi nella frazione “Valle di Pompei – Comune di Scafati”.

L’atto di decesso di Bartolo Longo

È quanto riporta l’atto di morte da noi trovato presso l’archivio dell’anagrafe del Comune di Pompei, nell’atto n. 61 del 5 ottobre 1926, nel registro della Sezione municipale di Valle di Pompei, in cui vi è scritto che: “dinnanzi al Cav. Raffaele Alfonso Pironti (fratello della moglie di Matteo Della Corte famoso archeologo, nda), assessore comunale ufficiale dello stato civile del Comune di Scafati Sez. Valle di Pompei, sono comparsi i signori Allaria Giovanni Battista e Fienga Giovanni, entrambi domiciliati nella Sezione municipale e dichiarano che: alle ore otto e trenta dello stesso giorno, nella casa posta in piazza Santuario è morto il Comm. Bartolo Longo, di anni ottantasei, avvocato, residente in questa Sezione, nato in Latiano da fu Bartolomeo e dalla fu Luparelli Antonietta, vedovo della contessa Farnararo Marianna”.

A quell’atto furono presenti i testimoni Emmanuele Valvini e Giovanni Marone. Alla luce di tutto ciò, ormai è chiaro che Bartolo Longo morì nella frazione di Valle di Pompei e di conseguenza nel Comune di Scafati: quindi bisognerà correggere l’errore del portale Wikipedia. Mio dovere è ringraziare l’amico Sebastiano Sabbatino che mi ha dato un grande apporto per quanto riguarda le ricerche sugli archivi di Scafati e di Torre Annunziata e il colonnello in pensione Romeo Spera, che ha collaborato insieme a me per le ricerche sull’archivio dell’anagrafe di Pompei. Ma soprattutto voglio ringraziare il sindaco del Comune di Pompei, Pietro Amitrano, unitamente al dirigente dei Servizi demografici, Raimondo Sorrentino, nonché la signora Mosca, per la fattiva collaborazione che ci ha permesso di fare luce su un pezzo di storia della nostra città.

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Luigi Ametrano

Imprenditore del settore alberghiero, appassionato della storia moderna di Pompei e collezionista di fotografie, libri, cartoline e altri oggetti d'epoca.

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