Gragnano, sotto un pastificio riemerge una necropoli di 2.500 anni fa

GRAGNANO. Sotto uno dei luoghi simbolo dell’eccellenza italiana nel mondo, il Pastificio Garofalo, riaffiora una storia rimasta nascosta per oltre venticinque secoli.

Durante i lavori di ampliamento dello stabilimento di via dei Pastai, gli archeologi hanno riportato alla luce una vasta necropoli risalente al VI secolo a.C., un ritrovamento destinato ad ampliare in maniera significativa le conoscenze sulle origini dell’antico territorio stabiano e della valle del Sarno.

L’indagine archeologica, avviata nel febbraio 2025 nell’ambito delle attività di archeologia preventiva, ha interessato un’area di circa duemila metri quadrati. Il lavoro degli archeologi ha restituito un patrimonio di eccezionale valore storico e scientifico.

«Ottantacinque sepolture in 2mila metri quadrati, in cui abbiamo identificato finora 16 adulti, 4 bambini e 15 infanti. Dal febbraio 2025 abbiamo rimosso tutto il materiale di studio e ora l’area sarà ricoperta. Il capitale di oggetti e materiali organici ci dicono già moltissimo sugli abitanti di questi luoghi», ha spiegato Paola Ricciardi, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli.

Le tombe hanno restituito corredi funerari di straordinario interesse: ceramiche di pregio, oggetti in bronzo e argento, ambre, scarabei egizi provenienti da Naukratis e numerosi materiali organici conservati in condizioni eccezionali, tra cui resti lignei e frammenti di tessuto.

Reperti che consentiranno agli studiosi di approfondire aspetti della vita quotidiana, delle pratiche funerarie, delle attività artigianali e delle relazioni commerciali delle comunità che abitavano quest’area oltre duemilacinquecento anni fa.

Ma la scoperta non si ferma alla necropoli arcaica. Al di sotto delle sepolture sono infatti emerse testimonianze ancora più antiche, riconducibili all’Età del Rame e all’Età del Bronzo, confermando una frequentazione del territorio molto precedente a quella finora documentata.

«Ciò crea continuità con le popolazioni di Longola», ha spiegato Teresa Elena Cinquantaquattro, delegata del Ministero della Cultura. Una dichiarazione che rafforza l’ipotesi di una presenza umana stabile nella valle del Sarno già in epoca protostorica e apre nuovi scenari di ricerca sui rapporti tra Longola, il territorio stabiano e i successivi insediamenti dell’area vesuviana.

Il ritrovamento conferma inoltre come l’antica Gragnano fosse inserita in una fitta rete di scambi mediterranei. La presenza di oggetti provenienti da contesti etruschi, greci ed egizi testimonia il ruolo strategico che questo territorio ricopriva già nel VI secolo a.C., ben prima della fondazione delle città romane che avrebbero caratterizzato l’area nei secoli successivi.

La scoperta rappresenta anche un esempio concreto di collaborazione tra tutela del patrimonio culturale e sviluppo produttivo. I lavori di ampliamento del Pastificio Garofalo hanno infatti consentito lo svolgimento di un’importante campagna di archeologia preventiva, dimostrando come la crescita industriale possa procedere nel rispetto della salvaguardia del patrimonio storico.

Guardando al futuro, il sindaco di Gragnano, Aniello D’Auria, ha lanciato una proposta destinata ad aprire il dibattito sulla valorizzazione dei reperti: «Includere i reperti nel nascente Museo della Pasta di Gragnano, che sorgerà – ha spiegato – a breve distanza dal luogo del ritrovamento».

L’idea è quella di creare un percorso espositivo capace di unire la storia più antica della città con la tradizione che oggi rende Gragnano famosa nel mondo, offrendo ai visitatori un racconto che attraversa oltre due millenni di storia.

Se il cantiere tornerà presto alla sua funzione produttiva, il lavoro degli archeologi continuerà nei laboratori, dove i reperti saranno sottoposti a studi e analisi approfondite.

Ogni oggetto recuperato contribuirà a ricostruire la storia delle comunità che hanno abitato questo territorio, dimostrando ancora una volta come il sottosuolo della Campania custodisca un patrimonio capace di sorprendere e di riscrivere pagine importanti del passato.

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Aniello Di Maio

Aniello Di Maio

Sono laureato in lingue e letterature straniere e lavoro come guida turistica abilitata della Regione Campania. Appassionato di archeologia, storia, politica, scrittura e ciclismo, da anni mi dedico alla divulgazione del patrimonio archeologico, artistico e naturalistico della Regione in cui sono nato e vivo.

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