“Lava” a Pompei: la tragedia dell’eruzione simulata con la danza
di Susy Martire
POMPEI. Per il secondo spettacolo in cartellone, il Pompeii Theatrum Mundi sceglie la danza come espressione del movimento (inteso come vita che scorre) e di quella creatura che è l’uomo. L.A.V.A. il titolo della performance, nuova coproduzione internazionale firmata da Emio Greco, Pieter C. Scholten e Roberto Zappalà, con ICK Dans Amsterdam e Scenario Pubblico – Compagnia Zappalà Danza.
Una vera e propria eruzione simulata da ballerini, che usano tecnica e muscoli, accompagnati da ritmi sonori, mormorii e natura violenta ma anche lunghi attimi di silenzio.
È così che inizia, con il magma che preme per uscire fuori dal vulcano, tanto quanto le nostre emozioni scalciano per uscire fuori dal nostro corpo. La lava è vera, come l’esplosione del vulcano che fa sussultare gli spettatori dal silenzio della concentrazione ma è anche un acronimo.
Alle lettere quindi si accosta un punto e si trasformano, come i danzatori, in quello che siamo, una umanità risoluta ma anche fragile. Le forze geologiche diventano i nostri impulsi umani. L per lotta, A per avversione, V per vuoto e l’ultima A per astrazione. I corpi si allontanano, si avvicinano, collidono e, quando sono troppo vicini, dall’attrito danno vita a forme nuove.
Stratificazioni di suoni e sperimentazioni con i danzatori che si spogliano (in alcuni momenti in senso letterale) per diventare fobia, solitudine, alienazione, o “morti” e fotografati come fa un turista che improvvisamente irrompe in scena con la sua macchina fotografica (e che ricorda le vittime fotografate nel sito che ha ospitato la performance), o diventano lotta, scontro, per poi cercare un altro corpo, forse da amare o forse solo da usare e buttare.
“Guardami” dice qualcuno, e sembra che tutto si agiti solo in superficie e lascia un vuoto quando il movimento si è concluso e muore, come facciamo noi e ogni essere vivente.
La performance a Pompei è site specific, dialoga con le rovine e il Vesuvio ed è una anteprima internazionale che verrà replicata ad Amsterdam al Julidans Festival per poi partire in tournée. Ma come replicare l’irreplicabile emozione di imitare con la danza la Natura e la sua devastante conseguenza altrove, dopo che i corpi di chi danza hanno toccato ciò che la Natura fa ed ha fatto con l’antica Pompei? Dovremmo chiederlo a chi assisterà a questo spettacolo altrove.
Coprotagonista la musica di Salvador Breed che con ritmi lenti e rapidi, o quelli elettronici come il rap di Eminem, trasporta gli spettatori da una emozione all’altra lasciando poco spazio al respiro e al pensiero che si riprendono solo alla fine. Settanta minuti, insomma, da bersi tutto d’un fiato con domande da farsi solo quando si chiude metaforicamente il sipario.
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