Pompei, riapre la Casa del Citarista, una delle dimore più lussuose dell’antica città

POMPEI. Riapre al pubblico la Casa del Citarista, una delle più vaste, ricche e affascinanti residenze dell’antica Pompei. Situata tra via dell’Abbondanza e via Stabiana, la domus rappresenta uno degli esempi più significativi del lusso e del prestigio raggiunti dalle élite cittadine prima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

La casa deve il suo nome alla celebre statua bronzea di Apollo Citaredo rinvenuta nel peristilio durante gli scavi ottocenteschi e oggi conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il termine “citaredo” deriva dal greco kitharoidos e indicava il suonatore di cetra, figura spesso associata anche alla recitazione della poesia lirica. La presenza della statua del dio Apollo, patrono delle arti e della musica, testimonia il raffinato gusto culturale dei proprietari della dimora.

Con una superficie di circa 2.700 metri quadrati, la Casa del Citarista occupa gran parte di un intero isolato cittadino. L’edificio nacque nel I secolo a.C. dalla fusione di più abitazioni e si sviluppava attorno a due atri e tre grandi peristili, una configurazione che ne fa una delle case più grandi di tutta Pompei. Gli ambienti di rappresentanza e quelli destinati al riposo si affacciavano sui giardini colonnati, mentre gli spazi di servizio erano organizzati attorno all’atrio principale.

La parte più antica dell’abitazione si trova lungo via Stabiana, dove un atrio tuscanico fu successivamente ampliato con nuovi ambienti e due ulteriori peristili ottenuti dall’abbattimento di edifici vicini. L’insieme architettonico rivela una continua volontà di espansione e di ostentazione del prestigio sociale da parte dei proprietari.

Tra gli elementi più spettacolari della residenza figurava il grande giardino centrale con portico e piscina monumentale rivestita di marmo. Attorno alla vasca erano collocate numerose sculture bronzee di animali che fungevano da fontane.

Il celebre gruppo del cinghiale assalito da due cani da caccia, insieme a un leone in corsa, un cervo in fuga e un serpente eretto in posizione minacciosa, faceva parte di un sofisticato sistema idraulico che animava il giardino con giochi d’acqua. Dalle sale da pranzo affacciate sul peristilio gli ospiti potevano ammirare il verde, le statue e i riflessi della piscina, accompagnati dal suono costante delle fontane.

La ricchezza della casa emerge anche dalla presenza di strutture raramente associate a una residenza privata: impianti termali, un panificio, una pasticceria e una taverna, probabilmente collegati alle attività economiche del complesso.

Secondo gli studiosi, l’abitazione apparteneva a esponenti della famiglia dei Popidii, una delle più importanti e influenti di Pompei. Numerosi graffiti, iscrizioni elettorali e programmi politici rinvenuti lungo via dell’Abbondanza testimoniano il ruolo di primo piano svolto dalla famiglia nella vita pubblica della città. I ritratti rinvenuti nella casa confermano ulteriormente il prestigio dei proprietari.

Nell’atrio furono scoperti due busti bronzei raffiguranti probabilmente il padrone di casa e sua moglie, mentre nel peristilio si trovava un ritratto femminile in marmo. Al piano superiore emersero, invece, due ritratti maschili che potrebbero raffigurare Marcello, patrono della colonia, e un altro personaggio vicino alla Casa Imperiale, segno dei legami politici e culturali coltivati dalla famiglia.

La Casa del Citarista è celebre anche per il suo straordinario patrimonio artistico. Durante gli scavi, condotti tra il 1853 e il 1861 e successivamente nel 1868, 1872 e 1929, furono rinvenuti alcuni tra i più grandi e raffinati affreschi di Pompei.

Molte di queste opere, oggi custodite al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, raffigurano celebri episodi della mitologia greca e romana, come Enea e Didone, Ifigenia, Marte e Venere, Antiope e Thyias. La qualità pittorica delle decorazioni lascia supporre l’intervento di artisti di alto livello, confermando l’enorme disponibilità economica dei proprietari.

Negli ultimi anni, grazie a importanti progetti di studio e restauro, è stato possibile recuperare e valorizzare numerose opere provenienti dalla domus. Tra queste figurano il grande affresco di “Leda in vesti di sacerdotessa”, la scena con “Apollo e Nettuno dinanzi a Laomedonte”, il lungo fregio con paesaggi fluviali e il celebre mosaico con la Gorgone.

Le ricerche hanno inoltre consentito di ricostruire parte dell’arredo originario della casa e di approfondire la conoscenza della sua decorazione grazie ai documenti conservati negli archivi della Soprintendenza e al Grande Plastico di Pompei.

Nonostante l’eccezionale valore storico e artistico, la Casa del Citarista è rimasta per lungo tempo meno nota rispetto ad altre celebri domus pompeiane. La sua scoperta avvenne, infatti, negli anni cruciali della fine del Regno delle Due Sicilie e dell’unificazione italiana, un contesto che contribuì a limitarne la notorietà.

La riapertura restituisce oggi ai visitatori uno dei luoghi più suggestivi dell’antica Pompei. Attraverso i suoi peristili, i suoi affreschi, le sue statue e i suoi giardini, la Casa del Citarista racconta la vita, le ambizioni e il gusto di una delle famiglie più influenti della città, offrendo uno spaccato unico della società pompeiana alla vigilia della catastrofe del 79 d.C.

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Aniello Di Maio

Aniello Di Maio

Sono laureato in lingue e letterature straniere e lavoro come guida turistica abilitata della Regione Campania. Appassionato di archeologia, storia, politica, scrittura e ciclismo, da anni mi dedico alla divulgazione del patrimonio archeologico, artistico e naturalistico della Regione in cui sono nato e vivo.

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