A Boscoreale al via la seconda edizione del Festival dei naturalisti vesuviani

POMPEI. Il 26 giugno sarà inaugurata presso la sede comunale di Boscoreale la seconda edizione di un Festival popolare che intende rafforzare il sentimento di appartenenza della sua popolazione mediante la conoscenza dell’evoluzione del paesaggio umano e naturale vesuviano. L’iniziativa parte da un’analisi scientifica multidisciplinare dell’Istituto per la Diffusione delle Scienze Naturali.

Si tratta di una rassegna artistico/culturale concepita dal sindaco Pasquale Di Lauro e progettata, con leve artistiche di divulgazione scientifica, dal presidente del summenzionato Istituto (Idsn), Claudio Salerno. S’intende rafforzare, con essa, il senso d’appartenenza civica e migliorare la qualità della vita dei residenti nello spirito della convivenza.

Bisognerà, per questo motivo, fare di Boscoreale una città-museo in cui gli spazi della memoria potranno acquisire il medesimo potenziale dei tempi antichi allo scopo di avviare un processo naturale di divulgazione culturale, basata sulla capacità di trasformare le emozioni artistiche e le sensazioni cognitive in elementi di formazione della cittadinanza attiva.

Le nostre affermazioni partono da una base progettuale che ha come protagonisti un team di scienziati, artisti Idsn oltre al ceto dirigente dell’Ente boschese, nel fissare le priorità da conferire ad episodi della storia delle persone e di quella del territorio locale nella rigenerazione paesaggistica.

Per questo motivo saranno messi in campo una serie di eventi fatti di bella musica, balletti classici otre che manifestazioni filmiche, teatrali ed arte visiva e la degustazione di vini e piatti della tradizione. In altre parole, un lounge (o otium) rivolto alla meditazione individuale e/o collettiva sull’interpretazione del paesaggio identitario.

Il fascino della bellezza viene normalmente percepito dal fruitore attraverso i sensi ed accantonato nello scrigno della sua memoria, alimentando la volontà di comprensione scientifica dei fenomeni naturali che l’hanno originato. Per esempio, la forma a cono tipica del Vesuvio salta agli occhi sul piano estetico e viene conseguentemente indagata sul versante della scienza vulcanologica.

Per questo motivo sono state avviate svariate iniziative di comunicazione della necessità del ripristino dell’equilibrio paesaggistico del patrimonio naturale ed urbanistico in quanto elemento identitario della comunità boschese, finora trascurato e dimenticato nonostante potrebbe tornare utile allo sviluppo del turismo, motore dell’economia del territorio.

Lo step fondamentale dell’edizione 2026 del Festival dei naturalisti riguarda l’adozione del metodo aristotelico nell’accezione tomistica nel progetto, che intende regalare sensazioni coerenti con l’obiettivo di rafforzare il sentimento di appartenenza mediante la divulgazione di nozioni preliminari di elevato grado scientifico, mediante un ragionamento basato sull’ordine e la bellezza della natura, creato per dimostrare l’esistenza divina.

Per questo motivo l’indovinata installazione scenografica delle Due Ali “Fede” e Ragione”, posta all’ingresso del percorso, assume il valore simbolico di “richiamo superiore” alla presenza divina nella perfezione della natura, percepibile attraverso i sensi, avvalorati dallo “stato di grazia” che, per i credenti, diventa manifestazione della fede cristiana mentre i laici (sprovvisti di un’ala) potranno aggrapparsi alla forza dell’intuito naturale.

Il progetto sensoriale tra Volo e Ragione spiega con argomenti aristotelici la fede cristiana e prova attraverso le cinque vie l’esistenza di Dio, mediante pensieri filosofici chiave (atto e potenza, causalità, contingenza, induzione e analogia). In pari tempo è stato tracciato un percorso virtuoso di conoscenza a cui si accede tramite Due Ali.

Si occupa, conseguentemente, uno spazio di transizione e d’ascolto formato da cinque vie (prove dell’esistenza di Dio). Segue un’area “full immersion” tra suoni e citazioni. La conclusione è affidata ad una sintesi finale che riassume il senso dell’esperienza destinata a “segnare” il viandante con la speranza d’averlo reso più consapevole del valore “sacro” della terra dei padri, grazie a ragionamenti che corrono lungo il filo rosso della Scolastica.

Nello specifico il percorso sull’esperienza sensoriale, gratificante per il fruitore, attiene alla trasformazione temporale del paesaggio vesuviano. Il cambiamento è uno spettacolo della natura, che è possibile osservare nel laboratorio naturale di sedimentologia, stratigrafia e archeobotanica in cui saranno vagliate le tesi scientifiche che vanno dai fenomeni vulcanici, allo sfruttamento dei suoli agricoli e l’urbanizzazione dei paesaggi naturali.

Ci sono, inoltre, tracce che viaggiano nel tempo, particolarmente nelle aree archeologiche. Per esempio è stato verificato che il corso del fiume Sarno è cambiato nel tempo, lasciando tracce del suo letto originario e dei villaggi primordiali che aveva bagnato.

Esse sono divenute, in primis, argomento di speculazione scientifica alla base delle diverse congetture sulle fondazioni delle città più recenti e, successivamente motivo d’ispirazione di opere d’arte contemporanea nella progettazione degli spazi urbani.

Le stazioni del Mitho rappresentano la ciliegina sulla torta di tutta l’iniziativa, considerato che regalano al pubblico un’esperienza multisensoriale senza tempo, generata dall’intreccio d’arte, storia e tecnologia. Esperienza che si pone come un invito misterioso a reinterpretare, sulla base di “segni del tempo” (profumi, odori, suoni e versi poetici dell’antichità) le origini del luogo.

L’iniziativa prevede la stampa su tele di versi celebri dei sommi poeti dell’Antichità (Plinio, Lucrezio e Orazio). Le tele si dividono e/o s’intrecciano, a seconda del caso (o del vento) guidando lo sguardo lungo uno spazio sospeso tra memoria e visione.

Su queste basi le stazioni del Mitho invitano il visitatore del Festival ad interrogarsi sulla personale e/o comune identità all’interno di un caos sensitivo generato da suoni ancestrali, odori d’incenso e degustazione di vini locali, che creano un’atmosfera mistica similare a quella dei simposi. Bisogna però precisare che nel nostro caso (diversamente dai simposi) l’attenzione è rivolta all’ascolto dei segnali trasmessi dall’animus loci allo scopo di svelarne la presenza vaga e diffusa sul territorio.

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Mario Cardone

Mario Cardone

Ex socialista, ex bancario, ex sindacalista. Giornalista e blogger, ha una moglie, una figlia filosofa e 5 gatti. Su Facebook cura il blog "Food & Territorio di Mario Cardone".

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