Veleni sulle elezioni: anche dossier anonimi nell’inchiesta sul voto a Pompei

POMPEI. C’è un’ombra pesante che si allunga sulle operazioni di voto a Pompei, trasformando la vigilia del ballottaggio tra Alfano e Tortora in un vero e proprio caso giudiziario. L’attenzione degli inquirenti sarebbe concentrata su un dossier anonimo di tre pagine, recapitato in Procura e in Prefettura, che rischia di scuotere le fondamenta delle consultazioni amministrative.

Secondo quanto riferiscono i quotidiani Metropolis e Il Mattino, il documento senza firma – o, meglio con pseudonimo a celare l’identità dell’autore – descrive un presunto e inquietante meccanismo di condizionamento del voto e chiama in causa direttamente la regolarità delle preferenze espresse durante il primo turno.

Al centro dell’esposto figurano alcuni file audio scambiati su WhatsApp. In uno di questi, una voce femminile fa esplicito riferimento alla compravendita del consenso, menzionando una tariffa di venti euro per spingere un cittadino alle urne.

Nei messaggi si fa riferimento a un uomo e a un altro soggetto che avrebbe incassato il denaro prima di dileguarsi tra i palazzi popolari. Spetterà ora alla Magistratura verificare se si tratti di registrazioni autentiche o di un’operazione diffamatoria pianificata per inquinare il clima politico locale.

Le carte del “corvo” sono state immediatamente allegate al fascicolo d’indagine già aperto dal Procuratore capo di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso. Le verifiche erano scattate domenica 24 maggio, in occasione del primo turno elettorale, quando le forze dell’ordine avevano sorpreso e denunciato tre elettori all’interno delle cabine, sorpresi mentre fotografavano la propria scheda.

Un illecito che viola la segretezza del voto, ma che inizialmente sembrava limitato a episodi isolati. Il quadro è cambiato quando i controlli hanno rivelato che due dei tre dispositivi sequestrati contenevano la foto della medesima preferenza, a beneficio di una candidata nella coalizione di Tortora. In un altro dispositivo, invece, c’era la foto di un voto verso una candidata della coalizione di Alfano.

I candidati oggetto del voto fotografato, va specificato, non sono indagati e gli accertamenti dovranno chiarire se fossero effettivamente all’oscuro di queste condotte. Nel frattempo, l’analisi peritale sui telefoni cellulari avrebbe fatto emergere una sorta di tariffario del voto, con cifre comprese tra i venti e i cinquanta euro.

L’obiettivo degli investigatori è ora quello di spulciare i tabulati telefonici e la messaggistica per capire quanto fosse strutturata questa rete di contatti tra i candidati e l’elettorato.

Il materiale audio allegato alla denuncia anonima svela inoltre altri dettagli su una presunta organizzazione logistica. In un file, una donna organizza il ritiro delle tessere elettorali direttamente negli uffici del Municipio. In un altro, una voce maschile propone la raccolta delle fotocopie dei documenti di identità per gestire centralmente il rilascio dei duplicati. Elementi che configurerebbero la fornitura di un “servizio” volto a facilitare e controllare l’espressione del voto.

I candidati alla carica di sindaco, Salvatore Alfano e Giuseppe Tortora, ovviamente sono del tutto estranei alle indagini e hanno già condannato fermamente gli episodi emersi nei seggi. Resta però la richiesta di trasparenza che chiude la lettera inviata alle autorità: un appello per garantire la «legalità democratica» in vista della decisiva sfida di domenica, per evitare che l’esito delle urne possa essere alterato da interessi personali o di fazione.

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Redazione Made in Pompei

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Made in Pompei è una rivista mensile di promozione territoriale e di informazione culturale fondata nel 2010.

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