Carife, Fornaci Brancaterra s’infiamma: dove la terra conserva la memoria del fuoco

CARIFE. Nel cuore dell’Irpinia, tra le colline che custodiscono il respiro antico della Baronia, c’è un luogo in cui la materia torna a raccontare la propria origine. È Carife (AV), piccolo borgo sospeso tra silenzio e memoria, dove dal 22 al 24 maggio 2026 si rinnova il rito di “Fornaci Brancaterra s’Infiamma”, la manifestazione internazionale ideata dal maestro ceramista Gaetano Branca presso Fornaci Brancaterra.

Giunta alla quattordicesima edizione, la manifestazione è molto più di un appuntamento dedicato alla ceramica. È una celebrazione del rapporto primordiale tra l’uomo e gli elementi, un incontro con la terra che si lascia modellare e con il fuoco che, anziché distruggere, rivela.

L’argilla è una materia umile. Si raccoglie con le mani, si impasta con l’acqua, accoglie ogni pressione delle dita. Ma nella sua apparente docilità custodisce una forza antica. È la pelle della terra, il sedimento di ere geologiche, il deposito di piogge, fiumi e attese.

Dentro la creta vive il tempo. Ogni granello trattiene il ricordo delle montagne erose dal vento, dei corsi d’acqua che hanno trasportato minerali e frammenti di mondo, delle stagioni che si sono susseguite in silenzio. Quando il ceramista la sfiora, tocca qualcosa che esisteva molto prima di lui.

Non plasma soltanto una materia: entra in dialogo con una memoria profonda, con una sostanza che ha attraversato i millenni per giungere fino alle sue mani. Quando un ceramista la tocca, non compie soltanto un gesto tecnico: ascolta una voce. Ogni solco, ogni impronta, ogni torsione racconta il dialogo silenzioso tra la materia e chi la modella.

A Carife, questo dialogo si fa esperienza collettiva. Le mani degli artisti, dei maestri e dei visitatori restituiscono alla terra una forma nuova, ma in quella forma resta sempre qualcosa della sua origine: il peso della storia, la pazienza della natura, il mistero della trasformazione. Poi arriva il fuoco.

È il momento più misterioso e decisivo. Le opere entrano fragili nelle fornaci e ne escono mutate, indurite, segnate da colori e sfumature imprevedibili. Il fuoco non obbedisce mai del tutto. Lascia tracce, brucia, sorprende. È una forza viva, capace di trasformare la vulnerabilità in permanenza.

Le fiamme lambiscono la superficie dell’argilla come il tempo lambisce l’esistenza umana. Talvolta lasciano cicatrici, talvolta esaltano la bellezza nascosta, ma in ogni caso imprimono un carattere irripetibile. Nessun pezzo è identico a un altro, così come nessuna vita può attraversare il dolore senza uscirne diversa.

In questo processo si cela una potente metafora dell’esistenza: anche l’essere umano attraversa le proprie fiamme, le proprie prove, e ne emerge diverso, più saldo, più consapevole. Artisti e appassionati provenienti da tutta Italia e dall’estero si confronteranno in concorsi, dimostrazioni e laboratori dedicati alle tecniche di lavorazione e cottura dell’argilla

Il programma prevede, come da tradizione: il Concorso Internazionale di Ceramica Raku; la Gara del Tornio; corsi e workshop aperti al pubblico; cotture sperimentali con forni primitivi; momenti di incontro tra maestri, studenti e visitatori.

Ogni attività invita a riscoprire il valore del gesto lento, della manualità e della condivisione del sapere. Qui l’arte non è separata dalla vita, ma nasce dal contatto diretto con gli elementi e dalla volontà di tramandare conoscenze che appartengono al patrimonio immateriale delle comunità.

Con passione e ostinazione poetica, Gaetano Branca ha trasformato la sua esperienza di artigiano in un progetto culturale capace di attrarre artisti e curiosi in un angolo autentico dell’Irpinia. La sua opera non consiste soltanto nel modellare la creta, ma nel mantenere acceso un patrimonio immateriale fatto di conoscenze, intuizioni e memoria. Le sue mani sembrano conoscere il linguaggio della terra e restituirlo sotto forma di arte.

Grazie alla sua visione, le Fornaci Brancaterra sono diventate un luogo dell’anima, un’officina in cui il sapere artigianale incontra la ricerca artistica e in cui ogni edizione rinnova il miracolo di una comunità riunita attorno al fuoco. Per alcuni giorni, Carife si trasforma in una grande officina del possibile. Il paesaggio, il vento, il profumo della legna e il crepitio delle fornaci diventano parte integrante dell’esperienza.

Qui la ceramica non è un oggetto da contemplare, ma un processo da vivere. Un’opera nasce sotto gli occhi del pubblico, attraversa il rischio e l’imprevisto, e si consegna al tempo come testimonianza di un incontro tra uomo e natura. Le colline irpine, con la loro quiete antica, fanno da cornice a un evento che restituisce senso al fare artistico come gesto di relazione: con la materia, con il territorio, con gli altri.

In un’epoca dominata dalla velocità e dall’immateriale, Fornaci s’Infiamma restituisce centralità a ciò che è concreto, imperfetto e irripetibile. L’argilla insegna l’attesa. Il fuoco insegna la trasformazione. Le mani insegnano la cura. E così, nel cuore dell’Irpinia, la terra torna a parlare.

Parla attraverso le crepe, le superfici smaltate, le forme che emergono dal calore come piccoli miracoli. Parla a chi sa ascoltare il linguaggio lento della materia. E ricorda che ogni creazione autentica nasce da un atto di fiducia: affidare qualcosa di fragile al fuoco, perché possa diventare memoria.

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Noemi Perlingieri

Noemi Perlingieri

Cresciuta a Trevico, il tetto della Campania e paese natio del regista Ettore Scola, si laurea alla facoltà di Archeologia e Storia dell’arte della “Federico II” con una tesi triennale sul Museo Hermann Nitsch di Napoli e una tesi magistrale sul Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale. Il mondo della fotografia la affascina da sempre e fin da giovanissima partecipa attivamente alle iniziative culturali dell’associazione Irpinia Mia. Dal 2014 è in forza presso il Parco Archeologico di Pompei a supporto dell’Area tecnico specialistica - settore valorizzazione del Grande Progetto Pompei. Dal 2023 è Consigliere regionale Icom Campania.

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