Visita di Papa Leone XIV a Pompei, l’entusiasmo dell’arcivescovo Tommaso Caputo
POMPEI. «Il Papa viene a Pompei per confermarci nella fede, per rendere ancora più viva la nostra speranza, per dare un rinnovato slancio alle opere di carità e lo farà guidati da Maria, a cui rivolgerà la famosa preghiera di san Bartolo Longo, la Supplica».
Lo dice ai media vaticani l’arcivescovo Tommaso Caputo, Prelato di Pompei e Delegato pontificio per il Santuario della Beata Maria Vergine del Santo Rosario, che venerdì 8 maggio, riceverà la visita pastorale di papa Leone, per la quale la comunità locale esprime «un’aspettativa entusiasta e gioiosa» per quello che è già «un evento storico». In tempi recenti il santuario ha ricevuto le visite di Giovanni Paolo II, (la prima nell’ottobre del 1979 e poi nel 2003), nel 2008 di Benedetto XVI, nel marzo 2015 di Francesco.
«Pompei è una città di circa 25 mila abitanti. È una comunità molto varia e una città moderna, fondata proprio attorno al Santuario – spiega l’arcivescovo sul profilo sociale della cittadina campana -, ma è anche una città accogliente. Basti pensare all’afflusso di circa 6 milioni di visitatori l’anno, tra i turisti che visitano il parco archeologico, tra i più famosi nel mondo, e i pellegrini, oltre 2 milioni, che il Santuario accoglie ogni anno. Come nell’intero Mezzogiorno d’Italia non mancano problemi sociali, ma ci sono delle difficoltà causate dal lavoro precario e spesso mal pagato».
«Molti giovani – conclude il prelato di Pompei – faticano a trovare un’occupazione stabile e a formare una famiglia. Anche san Bartolo aveva intuito che proprio il lavoro fosse un elemento essenziale affinché i suoi ragazzi diventassero bravi cristiani e onesti cittadini. Per questo i nostri istituti in passato si sono distinti nella formazione al lavoro e anche oggi abbiamo degli specifici progetti per avviare al lavoro i giovani».
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