Turismo a Pompei, il paradosso dei flussi tra Scavi pieni e città vuota
POMPEI. Domenica 3 maggio ha restituito in modo plastico il paradosso del turismo a Pompei: mentre il Parco Archeologico di Pompei registrava il tutto esaurito con lunghe file di visitatori, la città moderna – secondo quanto riferito dai rappresentanti del settore imprenditoriale locale – appariva relativamente (e insolitamente) «vuota, con poche presenze nelle strade, nei negozi e nei ristoranti».
Un contrasto netto che torna ciclicamente e che, secondo le associazioni di categoria, impone una riflessione urgente sulla gestione dei flussi turistici e sulla capacità del territorio di intercettare valore economico.
Le code “chilometriche” agli ingressi degli Scavi, accentuate dalla giornata di ingresso gratuito, hanno rappresentato da un lato il segno di un’attrattività internazionale consolidata, dall’altro il simbolo di un sistema che fatica a tradurre i numeri in benefici diffusi.
«Le contraddizioni turistiche pompeiane», le definisce Luigi Longobardi di Confcommercio, evidenziando «file interminabili agli ingressi del Sito Archeologico e dall’altro lato la desolazione del centro cittadino». Un fenomeno già segnalato in passato e che, secondo l’associazione, dovrà essere posto «come primo punto programmatico» all’attenzione della futura amministrazione comunale.
La proposta avanzata è quella di un tavolo tecnico permanente che coinvolga istituzioni e stakeholder, dal Parco Archeologico al Santuario, con l’obiettivo di regolamentare i flussi e distribuirli sull’intero tessuto urbano. «È il momento di costituire un tavolo tecnico tra le parti interessate», insiste Longobardi, indicando anche la necessità di restituire spazi operativi ai venditori di souvenir e ai chioschi storici, esclusi negli ultimi anni da alcune aree strategiche.
Sulla stessa linea si colloca Luca Coppola del Consorzio Costa del Vesuvio, che individua nelle modalità di accesso uno dei nodi principali. «Sarebbe necessario abbattere le lunghe file in biglietteria, obbligando i visitatori alla registrazione anticipata online con il proprio documento», afferma, proponendo anche l’introduzione di un ticket giornaliero unico per le guide.
L’obiettivo è duplice: migliorare l’esperienza del visitatore e liberare tempo da dedicare alla scoperta del territorio. «L’attesa chilometrica, per quanto indicativa di uno straordinario interesse, non rappresenta un’esperienza turistica ottimale», sottolinea Coppola, richiamando l’attenzione soprattutto sul pubblico internazionale e più anziano.
Il tema della qualità dell’esperienza turistica è centrale anche nelle riflessioni di Leo Mancuso, delegato Fiavet per la città. «Registro con particolare attenzione un dato tanto preoccupante quanto ricorrente: file chilometriche agli ingressi del Parco Archeologico e la presenza in centro città di sparuti curiosi», osserva, evidenziando come la città non riesca a inserirsi nella programmazione dei grandi operatori del turismo.
«Serve una riflessione seria per rendere non solo gli Scavi, ma tutta la città di Pompei centrale», aggiunge, garantendo il supporto della federazione nella ricerca di soluzioni condivise.
Un altro elemento critico riguarda l’impatto economico reale delle grandi affluenze. Stefano Matrone, presidente ad interim dell’associazione dei bed and breakfast Apabb, invita a non confondere i numeri con i benefici. «L’elevata affluenza registrata non sempre si traduce in un reale beneficio economico per il territorio», afferma, sottolineando come eventi concentrati in poche ore e non adeguatamente organizzati rischino di generare disagi senza produrre valore aggiunto. La richiesta è quella di ripensare iniziative come le giornate gratuite in un’ottica più sostenibile, capace di distribuire i visitatori nel tempo e nello spazio.
Il nodo del cosiddetto turismo “mordi e fuggi” emerge con forza nelle parole di Vincenzo Spera, presidente di Pompeii Tourist. «Pompei vive un paradosso: meta mondiale, ma città di solo transito», afferma, denunciando un modello che concentra l’attenzione esclusivamente sugli Scavi e ignora il resto della città.
Una dinamica destinata, secondo Spera, a peggiorare con lo stop ai treni sulla linea Napoli-Salerno, che rischia di ridurre ulteriormente l’accessibilità diretta al centro urbano. «Senza una strategia, Pompei resterà solo una tappa di passaggio», avverte.
Ancora più netta è la lettura proposta da Gaspare Coppola del Coordinamento Autogrill Pompei, che con una definizione provocatoria sintetizza il problema: «Autogrill Pompei». Un’immagine che richiama un turismo rapido, funzionale, privo di profondità.
«Si arriva, si consuma l’essenziale e si riparte senza aver davvero incontrato i luoghi», spiega, descrivendo un modello che penalizza sia i visitatori sia il territorio. «Il turismo non si misura solo in ingressi, ma nei ricordi che lascia», aggiunge, sottolineando la necessità di trasformare il tempo risparmiato nelle code in tempo vissuto nelle città e nei percorsi culturali ed enogastronomici dell’area vesuviana.
Il concetto di “bolla” turistica è al centro anche dell’intervento di Giuseppe Sorrentino, presidente Skal, che parla di «economia turistica a compartimenti stagni». «Milioni di visitatori varcano le soglie degli Scavi e poi ripartono verso altre destinazioni, senza che un solo euro venga speso nella città», osserva, individuando nella gestione strategica del transito il vero problema. La richiesta è quella di un confronto permanente tra amministrazione comunale, direzione del Parco e associazioni di categoria per costruire un modello più equilibrato.
La questione, dunque, non riguarda la capacità attrattiva di Pompei, che resta altissima, ma la sua trasformazione in valore diffuso. Il dato delle 20mila presenze giornaliere, limite massimo fissato per l’accesso al sito archeologico, dimostra un interesse costante e crescente, ma evidenzia al contempo l’urgenza di una governance più efficace dei flussi.
Le soluzioni prospettate convergono su alcuni punti chiave: digitalizzazione degli accessi, programmazione delle visite, integrazione tra sito archeologico e città, valorizzazione delle attività locali e creazione di percorsi alternativi che incentivino la permanenza. In altre parole, il passaggio da un turismo quantitativo a uno qualitativo.
La sfida, come sottolineano gli operatori locali, è quella di trasformare Pompei da luogo di passaggio a destinazione completa. Un obiettivo che richiede visione, coordinamento e investimenti, ma anche un cambio di paradigma nella gestione del turismo culturale. Perché, come emerge chiaramente dalle voci del territorio, il rischio non è quello di avere pochi visitatori, ma di averne molti senza che lascino traccia.
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