Astici liberati da Pompei a Castellammare: il gesto di due turiste divide gli esperti
POMPEI. Due turiste texane in visita a Pompei hanno acquistato tutti gli astici presenti nell’acquario di un ristorante del centro, per poi liberarli in mare a Castellammare di Stabia. Un’iniziativa nata spontaneamente durante il pranzo, che ha suscitato reazioni contrastanti tra chi ne sottolinea il valore simbolico e chi, invece, evidenzia possibili conseguenze negative sull’ambiente.
Le due donne, madre e figlia, si trovavano sedute al tavolo del ristorante “Mercato Pompeiano” quando hanno deciso di intervenire dopo aver osservato i crostacei nell’acquario. Con l’aiuto del personale, la figlia ha prelevato gli astici uno alla volta utilizzando un retino, collocandoli in un contenitore.
Successivamente, accompagnate da un tassista, hanno raggiunto la spiaggia di Castellammare di Stabia, dove li hanno rilasciati in mare nel corso di una calda domenica.
L’intera operazione è stata documentata con uno smartphone. Al termine, le turiste hanno inviato un messaggio al proprietario del locale per ringraziarlo della disponibilità, spiegando che il gesto rappresentava per loro un desiderio a lungo coltivato.
«Anche se vivranno solo qualche giorno in più, ne sarà valsa la pena», hanno scritto, sottolineando la volontà di conservare il ricordo dell’esperienza una volta rientrate negli Stati Uniti.
La vicenda, rapidamente diffusa sui social, ha attirato l’attenzione anche di esperti del settore. Tra questi, il naturalista e fotografo Marco Colombo, che ha invitato a una riflessione più ampia sulle implicazioni ambientali di simili iniziative.
Secondo Colombo, il rilascio in mare di animali provenienti dalla filiera commerciale può comportare diversi rischi, a partire dall’eventuale introduzione di specie non autoctone, fino alla possibilità di trasmissione di patogeni alle popolazioni locali.
Ulteriori criticità riguardano le condizioni di trasporto e stabulazione degli animali, che potrebbero averne compromesso lo stato di salute, e le modalità di rilascio. Gli astici, infatti, vivono abitualmente su fondali rocciosi e in profondità, mentre il rilascio in acque basse e sabbiose, per di più in pieno giorno, li espone facilmente ai predatori e a condizioni ambientali non idonee.
Non meno rilevante è l’aspetto normativo e scientifico. Le operazioni di reintroduzione in natura, sottolinea l’esperto, richiedono autorizzazioni e una pianificazione accurata, basata su studi specifici. Anche l’effetto economico non è trascurabile: acquistare animali destinati al consumo, pur con l’intento di salvarli, contribuisce comunque ad alimentare la domanda di mercato.
Il gesto delle due turiste resta dunque sospeso tra empatia e improvvisazione. Un episodio che, pur partendo da una sensibilità verso gli animali, apre interrogativi concreti sulla tutela degli ecosistemi e sull’efficacia delle azioni individuali quando non supportate da competenze e regolamentazioni adeguate.
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