Archeologia e tutela: completato il monitoraggio digitale di tutta Pompei

POMPEI. Dopo mesi di indagini in campo da parte di squadre multidisciplinari (architetti, ingegneri, restauratori ed archeologi) è stata completata la schedatura a tappeto del sito archeologico di Pompei: oltre 70.000 schede per individuare, classificare e definire le diverse tipologie di rischio e degrado delle strutture archeologiche presenti nel sito.

Utilizzando una web app è stata adottata una soluzione innovativa per il monitoraggio continuo che il Parco archeologico ha messo a punto per garantire la conservazione della città antica di Pompei.

Si tratta di oltre 13.000 ambienti, appartenenti a circa 1.200 “unità catastali” tra case e botteghe costruite due millenni fa. In passato, la mancanza di una conoscenza aggiornata e dettagliata dello stato di conservazione di tutti questi ambienti, nonché le difficoltà nel garantire una manutenzione costante e periodica, hanno portato a perdite considerevoli.

Dai muri e affreschi documentati nel Settecento e nell’Ottocento e ormai degradati o non più esistenti, fino al crollo della Schola Armaturarum nel 2010, da cui è scaturito un successivo intervento di “salvataggio” finanziato dallo Stato e dall’Unione Europea (“Grande Progetto Pompei”), la conservazione è sempre stata la sfida più grande di Pompei.

Per affrontarla è stato necessario risolvere due ordini di problemi. Il primo è sapere esattamente cosa accade in ciascuno dei 13.000 ambienti della città antica (con oltre 70.000 “superfici” tra pareti, mosaici e, in alcuni casi, soffitti e tetti).

Il secondo, intervenire subito laddove si rilevino dei rischi di perdita e di degrado di materia antica, come un intonaco che, esposto costantemente alle intemperie, potrebbe staccarsi dal muro.

Al fine di garantire una conoscenza multiscalare dell’avanzamento del degrado dell’intero sito archeologico è stato realizzato – in collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Salerno e la società Visivalab – un sistema informatico per il monitoraggio a tappeto di tutti gli elementi costruttivi: pavimenti, muri, solai coperture, intonaci, apparati decorativi, arredi e così via.

Questo sistema, attraverso una web app creata su misura per Pompei, ha consentito a squadre di tecnici di analizzare tutti gli ambienti, secondo un approccio multidisciplinare e stando sul campo per oltre otto mesi, e di segnalare per ogni singolo elemento la presenza di degrado per tipologia, estensione e gravità.

Oggi il Parco dispone dei risultati di questa indagine ed è in grado di studiarli, analizzarli nel dettaglio anche mediante sistemi informatici e di AI, in quanto tutto è digitale sin dalla redazione delle schede.

L’applicazione consentirà anche di acquisire segnalazioni da parte dei funzionari e collaboratori che, in tempo reale, possono evidenziare con tanto di fotografia un qualunque problema. Il sistema di monitoraggio restituisce così una mappatura completa di tutto il sito di Pompei.

Le segnalazioni sono state catalogate automaticamente in un sistema cartografico. In base a gravità e urgenza sono state poi distribuite secondo una programmazione triennale per interventi di manutenzione ordinaria con le squadre interne e di manutenzione straordinaria, che riguardano principalmente le strutture di copertura, le murature, le pavimentazioni, i mosaici e gli affreschi, e per cui è stato attivato lo strumento dell’accordo quadro.

Dall’analisi dei dati emersi dal monitoraggio, un dato che colpisce in modo particolare riguarda le correlazioni tra certe tipologie di degrado. Ciò rappresenta un importante passo in avanti nella comprensione delle dinamiche di rischio e di possibili forme di deterioramento del patrimonio, e quindi anche delle vie per contrastarli. Ma è anche un dato scientifico di grande rilevanza per confrontarsi con altre realtà che presentano simili criticità e rischi.

«La tutela è la sfida più grande di Pompei, oggi raccolta e fronteggiata con spirito di innovazione. Il nuovo sistema di monitoraggio offre, finalmente, una mappatura completa del sito e una conoscenza circostanziata di ogni suo elemento, a partire dalle forme di degrado e dalle dinamiche di rischio, fino alle stime dei costi da sostenere» ha dichiarato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, nel testo del messaggio affidato al capo di Gabinetto, Valentina Gemignani.

«Il gran lavoro di tutti i professionisti, i tecnici e gli operatori del Parco- ha proseguito il testo – ha dato forma a un modello di gestione integrata nel quale si fondono restauro, manutenzione programmata, nuove tecnologie e sostenibilità ambientale».

«Volendo riassumere il senso complessivo di questo operare, si potrebbe dire che Pompei è un grande laboratorio per l’idea di Tutela. Senza tralasciare un’ulteriore considerazione, tanto generale quanto essenziale: conoscere è fondamentale per intervenire e agire» conclude il messaggio di Giuli.

«Il completamento del monitoraggio dell’intera città antica di Pompei rappresenta un passaggio fondamentale per la valorizzazione e tutela del sito. Una conoscenza puntuale e aggiornata dello stato di conservazione consente di programmare interventi più efficaci e tempestivi, migliorando al contempo la fruizione e ampliando progressivamente le aree accessibili. In questa prospettiva, Pompei rafforza il proprio ruolo come modello avanzato di gestione integrata, in cui tutela e valorizzazione procedono insieme, a beneficio di un pubblico internazionale sempre più ampio e della comunità» ha affermato il capo Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale del MiC, Alfonsina Russo.

«Ho concepito un sogno su Pompei da presidente del Consiglio Superiore con Roberto Cecchi 15 anni fa sulla manutenzione programmata di quel sito. Solo il direttore Zuchtriegel lo ha finalmente trasformato in compiuta realtà, per cui esulto di gioia, anche perché il direttore ha varato lo studio delle regioni della città, i cui tessuti sono inediti, in accordo con la Sapienza di Roma. Così conoscenza e tutela sistematiche si confronteranno come in un dittico. Che ciò sia di esempio», ha sottolineato il professore Andrea Carandini.

«Conservare Pompei è una sfida enorme, ma proprio per questo ci spinge a dare il massimo e a cercare continuamente nuove soluzioni, a esplorare tutte le possibilità di migliorare il nostro lavoro anche attraverso l’uso della tecnologia. Base fondamentale per ogni intervento di tutela del patrimonio sono la consapevolezza che il patrimonio è fragile, specialmente in un sito come Pompei, e la conoscenza dettagliata di tutto il sito, quale condizione imprescindibile per programmare le attività di manutenzione e restauro» ha aggiunto il direttore di Pompei, Gabriel Zuchtriegel.

In sintesi, l’approccio del Parco archeologico di Pompei mira a una manutenzione preventiva, scientifica, tecnologicamente avanzata e sistematica, in quanto basata su una visione globale delle esigenze e non più su singole segnalazioni di emergenze.

Si tratta, inoltre, di un approccio sostenibile, in quanto consente di avere un quadro generale delle necessità di intervento e di prevedere i costi aggiornati in maniera ragionata e programmabili. Infine, il modello sviluppato a Pompei è anche estendibile e replicabile presso altri siti. Sull’e-journal degli Scavi di Pompei è pubblicato un articolo di approfondimento sul tema.

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Maria Celeste Gubitosa

Maria Celeste Gubitosa

Giornalista, personal trainer, laureata in Scienze Nutraceutiche ed aspirante nutrizionista. "Nutro mentre, corpo ed ambizioni"

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