Pompei: un “bilancio” delle relazioni istituzionali tra Comune, Scavi e Santuario

POMPEI. Le recenti controversie tra le guide turistiche e l’amministrazione del Parco archeologico di Pompei induce a riconsiderare complessivamente lo stato del rapporto di collaborazione tra il Comune, la direzione del Parco e il vertice del Santuario mariano.

Bisognerebbe chiarire se la svolta sinergica, presentata come un successo politico di Palazzo (dopo decenni di dispute) ha prodotto benefici o meno.

Vale a dire che è necessario chiarire se l’erogazione di favori, servizi, doni ed interventi di varia natura da parte del Comune hanno prodotto un leale e proficuo clima collaborativo tra Enti portatori di una progettualità diversa o se, al contrario, nonostante i proclami, sono venuti meno i benefici promessi alla collettività.

Gli intrecci tra le attività amministrative con le iniziative di natura culturale, turistica e aziendale del Parco Archeologico e le opere religiose e di beneficenza del Santuario mariano sono numerosi e complessi. Ne consegue che bisognerà esaminare il peso e la sostanza delle scelte strategiche dei tre Enti e i benefici che pervengono alla collettività pompeiana.

Se da un versante la scoperta dell’antica Pompei, sepolta sotto la cenere del Vesuvio, ha comportato il cambiamento epocale delle condizioni sociali ed economiche della popolazione locale, bisogna considerare anche il beneficio prodotto dalle iniziative di Bartolo Longo, santo ed imprenditore illuminato, che ha piantato in Valle di Pompei il seme dell’evoluzione sociale della comunità.

Sulla base delle nostre premesse non appare ragionevole l’esclusione dell’Ente locale (espressione della comunità residente) dall’utilizzo della piazza centrale di Pompei, recentemente restaurata sulla base di un progetto urbanistico che prevede una migliore accoglienza dei pellegrini alle manifestazioni religiose.

A riguardo, i pompeiani argomentano che se quella piazza intestata al Santo fondatore di Pompei ha su un versante la cattedrale monumentale della Madonna del Rosario, sul lato opposto c’è l’edificio (parimenti storico) di Palazzo De Fusco.

Vale a dire la Casa comunale dei pompeiani che, dopo un secolo dalla sua fondazione, non si sono, purtroppo, ancora dotati di un secondo spazio pubblico decoroso per le manifestazioni laiche.

Altra questione fondamentale riguarda i recenti rapporti del Parco con le guide turistiche che, nei modi e nelle iniziative di concessione in appalto di un nuovo servizio esterno di accompagnamento dei turisti, si configurano più come una “cacciata dei mercanti dal tempio” che come scelta gestionale in linea con la mission aziendale.

Siamo del parere che i tre Enti che operano a diversi livelli sul territorio pompeiano dovrebbero fare ogni sforzo possibile per non compromettere, con le proprie iniziative, gli interessi degli altri due.

Siamo consapevoli che il Parco archeologico opera sulla base di direttive del Ministero della Cultura (MiC), nell’ambito della gestione governativa del Paese e che, da parte sua, l’Arcivescovo pompeiano ispira costantemente le sue iniziative agli indirizzi che arrivano dal Vaticano.

Sulla base delle considerazioni riportate, ognuno potrà farsi un’opinione sulla necessità oggettiva d’istituire nel Parco il servizio di accompagnamento dei visitatori, in appalto ad una società privata. Il servizio accompagnamento, anche se diverso dal punto di vista tecnico dall’attività di guida turistica, si presenta ai visitatori come un’opportunità da cogliere in quanto più economica ed offerta all’interno del Parco (che appare come una garanzia) rispetto al servizio canonico e professionale di guida turistica offerto da tanti giovani del territorio.

Il MiC ha titoli e poteri per decidere di erogare a Pompei e presso gli altri musei del Bel Paese un servizio del genere. Pertanto una vertenza giudiziale non appare opportuna a risolvere il problema, mentre le guide turistiche non sembrano dotate delle stesse capacità di pressione di categorie come i tassisti.

In conclusione: si teme, per il futuro, una forte delusione per quanti si erano fidati delle tutele promesse dai politici del Palazzo sulla base di una “triplice alleanza pompeiana”.

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Mario Cardone

Mario Cardone

Ex socialista, ex bancario, ex sindacalista. Giornalista e blogger, ha una moglie, una figlia filosofa e 5 gatti. Su Facebook cura il blog "Food & Territorio di Mario Cardone".

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