Pompei, tre candidati in lizza per “la scalata” a Palazzo De Fusco
POMPEI. Saranno probabilmente tre i candidati che competeranno in campagna elettorale, alla guida di liste civiche o partitiche e con la presentazione di progetti e/o promesse elettorali.
La carica di sindaco di Pompei sta diventando sempre più prestigiosa, man mano che aumenta la notorietà internazionale del sito archeologico vesuviano e si diffonde il culto mariano, che nell’anno del doppio Giubileo è stato rinsaldato con la canonizzazione di Bartolo Longo, fondatore morale del centro urbano moderno.
I candidati sono tre professionisti ultrasessantenni: un avvocato, un commercialista ed un medico di famiglia, con una comune esperienza amministrativa, a vario titolo, nella casa comunale mariana, nel corso dei due primi decenni del secolo in corso.
In una frazione di quel periodo l’avvocato Claudio D’Alessio ha gestito il mandato di primo cittadino (2004- 2014). Il commercialista Salvatore Alfano (suo avversario alle elezioni del 2004) ha ricoperto l’incarico di presidente dell’assemblea comunale. Il dottor Giuseppe Tortora ha gestito il mandato di assessore.
In sintesi sono stati ricoperti vari rapporti pubblici, più o meno incrociati e contestuali a livello pompeiano, che si sono svolti in un arco di tempo ventennale ed hanno avuto come protagonisti i tre personaggi indicati, dotati di esperienze a vario titolo nella gestione della macchina comunale e che, conseguentemente, hanno militato in diverse formazioni politiche di area moderata. Sulla base delle brevi notizie rassegnate, appare evidente che la vigilia elettorale, avviata all’insegna del giovanilismo, ha invece svoltato sulla scorciatoia “dell’usato sicuro”.
La conseguenza dei lunghi periodi in cui i soggetti indicati hanno collaborato tra loro ha agevolato la rispettiva frequentazione politica, con contrapposizioni e successive mediazioni su una base di una progressiva conoscenza reciproca nella scelta collaborativa finalizzata al bene comune.
Le nostre considerazioni portano a supporre che, dopo i veleni delle precedenti campagne elettorali, avremo protagonisti sufficientemente maturi per lanciare segnali di buona volontà per dar luogo, a Pompei, ad una campagna elettorale propositiva e sostenuta con argomenti e toni civili.
Le nostre considerazioni sono in linea con la relazione di presentazione di Giuseppe Tortora, il primo dei tre aspiranti sindaco ad aver presentato la sua candidatura in conferenza stampa, insieme ai sostenitori della sua coalizione politica, composta al momento da cinque liste civiche.
Salvatore Alfano aveva, anche lui, fissato una conferenza stampa nella settimana scorsa ma l’ha poi rimandata per “motivi tecnici”, forse legati ai tempi della presunta adesione del simbolo del Partito Democratico del circolo di Pompei alla sua coalizione.
La notizia che gira negli ambienti politici pompeiani parla anche dell’ennesima “secessione” di parte degli iscritti nella sezione pompeiana, che avrebbe preferito approdi alternativi.
Claudio D’Alessio è stato acclamato candidato a sindaco in forma irrituale. Vale a dire con i manifesti di quattro liste civiche locali a cui se ne è poi aggiunta una quinta. Non siamo pervenuti ancora alla formulazione ufficiale degli schieramenti definitivi delle tre coalizioni perché sono ancora in corso contatti e movimenti, insieme ad iniziative tardive di formazione di altre liste civiche.
Vorremmo, in conclusione, riconsiderare positivamente il valore della possibilità che nel corso della campagna elettorale prevalga il civile rispetto reciproco tra i 3 candidati a sindaco di Pompei e dei loro supporters.
Nel frattempo l’antico rapporto di frequentazione tra i tre professionisti in competizione elettorale potrebbe suggerire l’instaurazione di rapporto civile e propositivo, in cui prevalga esclusivamente la dialettica a sostegno delle proprie tesi e dei rispettivi programmi elaborati.
La buona volontà potrebbe generare un sentimento condiviso di autonomia collaborativa, espressa in trasparenza nella democrazia partecipativa di governo della città di Pompei. Si potrebbe concordare, per esempio, tra i leader delle tre componenti un asse di sbarramento trasversale contro pressioni improprie e “ballerine”.
Vale la stessa considerazione riguardo al monito che potrebbe essere rivolto agli eletti di non replicare forme di alleanze tese, più che altro, ad aggirare regole democratiche. L’antica frequentazione potrebbe essere cattiva consigliera nel suggerire comportamenti elusivi, con inevitabili inciuci nella popolazione che potrebbero riguardare accordi sotterranei che, purtroppo spesso, alimentano la zona grigia della politica.
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