Inaugurato alla Palestra Grande l’allestimento sui calchi di Pompei
POMPEI. Alla Palestra Grande degli Scavi è stato inaugurato ieri il nuovo allestimento permanente dedicato ai calchi di Pompei, un percorso museale che racconta l’origine, la storia e la tecnica di una delle testimonianze più emblematiche della tragedia del 79 d.C. Alla cerimonia hanno partecipato il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il direttore del Parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel.
L’esposizione, visitabile da oggi negli spazi della Palestra Grande, di fronte all’Anfiteatro, propone per la prima volta un allestimento permanente che riunisce un ampio numero di testimonianze legate alle vittime dell’eruzione del Vesuvio. Il progetto è concepito come un vero e proprio memoriale della catastrofe che cancellò la città antica, restituendo attraverso la ricerca scientifica e il linguaggio museale la dimensione umana della tragedia.
Il percorso espositivo presenta 22 calchi selezionati tra quelli meglio conservati e più leggibili, provenienti da diversi contesti della città: dalle domus interne alle strade e alle porte attraverso cui gli abitanti tentarono di fuggire. Si tratta di una parte delle oltre cento testimonianze realizzate a partire dall’Ottocento e oggi distribuite in vari punti dell’area archeologica.
Nel corso della visita inaugurale, il ministro Alessandro Giuli ha sottolineato il valore dell’allestimento, definendolo «realizzato con grandissimo rigore scientifico» e capace di restituire «la cruda verità dell’eruzione di Pompei e l’espressività dei calchi».
Il ministro ha parlato di una «galleria del dolore» che assume il valore di «un sacrario contemporaneo», ricordando come non sia semplice rappresentare la morte e l’agonia delle vittime travolte da ceneri e lapilli. «È una mostra coraggiosa – ha affermato – perché affronta con sensibilità e rigore un tema estremamente contemporaneo. Raccontare la nudità di questi corpi richiede uno sguardo scientifico ma anche empatico, e qui la missione è riuscita».
Il direttore del Parco archeologico Gabriel Zuchtriegel ha definito l’esposizione «la più grande sfida museologica mai affrontata» dall’istituto. «Abbiamo cercato un linguaggio museografico che unisse la semplicità toccante di un memoriale alla gioia della scoperta attraverso apparati didattici accessibili», ha spiegato.
«I calchi delle vittime non sono reperti né statue. Sono testimonianze dirette della nostra fragilità. Guardando questi bambini, donne e uomini morti nel 79 d.C. possiamo riconoscere la nostra umanità e la nostra vulnerabilità».
La mostra ripercorre anche l’origine dei calchi, una tecnica sviluppata nell’Ottocento grazie all’archeologo Giuseppe Fiorelli. Durante gli scavi furono individuati nel terreno gli spazi vuoti lasciati dai corpi decomposti delle vittime intrappolate nella cenere solidificata. Riempendo queste cavità con gesso liquido, Fiorelli riuscì a restituire le forme dei corpi nel momento della morte, spesso conservando all’interno anche le ossa e frammenti di oggetti personali.
Il nuovo allestimento si sviluppa lungo i portici sud e nord della Palestra Grande. Nel braccio meridionale trova spazio anche una sezione vulcanologica dedicata alla dinamica dell’eruzione del 79 d.C., illustrata anche attraverso un video e la ricostruzione di una colonna di circa quattro metri di ceneri e lapilli. Seguono i reperti organici – animali, piante e resti alimentari – che documentano il rapporto tra gli abitanti della città e le risorse naturali.
Nel braccio nord è invece collocata la sezione specificamente dedicata ai resti umani. L’ingresso è volutamente mediato da elementi divisori che avvisano i visitatori della natura particolarmente intensa del percorso, lasciando la possibilità di scegliere se proseguire o meno nella visita.
Qui i calchi delle vittime diventano il fulcro della narrazione, accompagnati da fotografie d’archivio, contenuti multimediali e immagini diagnostiche ottenute con TAC che mostrano la struttura interna delle figure.
L’allestimento si arricchisce inoltre di materiali storici e cinematografici, tra cui un frammento del film “Viaggio in Italia” di Roberto Rossellini, e testimonianze della tradizione culturale che ha raccontato nei secoli la tragedia di Pompei, dalle parole dello scrittore ottocentesco Luigi Settembrini alla poesia “La bambina di Pompei” di Primo Levi.
Particolare attenzione è stata riservata anche all’accessibilità. Il percorso è dotato di contenuti audio, video in Lis e Isl, strumenti di comunicazione aumentata alternativa e sezioni tattili con modellini tridimensionali dei reperti e testi in braille.
Il nuovo spazio espositivo mira così a restituire il significato profondo dei calchi di Pompei: non semplici reperti archeologici, ma testimonianze dirette di vite spezzate dalla catastrofe e rimaste impresse nel tempo come memoria universale della fragilità umana.
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