L’avifauna tra le antiche strade di Pompei: passero solitario e pettirosso
POMPEI. Nel silenzio sospeso delle antiche strade, tra colonne, domus e giardini riportati alla luce, Pompei continua a essere un luogo vivo. Non solo per la ricerca archeologica, ma anche per quella naturalistica. L’Associazione Studi Ornitologici Italia Meridionale (Asoim) ha avviato nel Parco Archeologico di Pompei un’attività strutturata di monitoraggio dell’avifauna, concentrandosi sulla presenza e sul comportamento degli uccelli che frequentano stabilmente o stagionalmente l’area degli Scavi.
Le prime relazioni di questo lavoro sono state dedicate a due specie emblematiche, il passero solitario e il pettirosso, e sono state pubblicate sulla pagina Facebook ufficiale del Parco Archeologico di Pompei.
Il passero solitario, Monticola solitarius, è una presenza costante e riconoscibile tra le rovine. Specie residente, frequenta gli Scavi di Pompei durante tutto l’anno, trovando nei tetti, nelle cavità degli edifici e nelle superfici lapidee un ambiente sorprendentemente affine alle scogliere rocciose delle coste mediterranee, suo habitat d’elezione.
Non è particolarmente confidente, ma un’osservazione attenta dei tetti e delle strutture più elevate consente di individuarlo con una certa facilità, soprattutto nell’area del foro, dove si sposta con agilità di capitello in capitello. Le sue dimensioni sono simili a quelle di un merlo, con una sagoma più affusolata e un becco più lungo.
Il dimorfismo sessuale è evidente: il maschio presenta un piumaggio grigio-blu opaco, mentre la femmina è caratterizzata da tonalità marrone scuro. La dieta è prevalentemente insettivora, ma include anche materiale vegetale e, occasionalmente, piccoli rettili come le lucertole.
Secondo quanto spiegato dagli ornitologi Carmine Ferrara e Maurizio Fraissinet, l’area degli Scavi di Pompei ospita probabilmente la più alta densità di popolazione della specie in provincia di Napoli, oltre a rappresentare uno dei contesti più favorevoli per l’osservazione diretta.
Accanto a questa presenza stabile, il monitoraggio ha documentato anche il ruolo di Pompei come area di sosta e svernamento per numerose specie migratrici, tra cui il pettirosso, Erithacus rubecula. Una moltitudine di individui raggiunge le coste del Mediterraneo a partire da ottobre, provenendo sia dall’Appennino, con spostamenti di breve raggio, sia dall’Europa centro-orientale, dopo migrazioni più lunghe.
La permanenza invernale si protrae fino a marzo, quando i pettirossi ripartono verso i quartieri riproduttivi costituiti da boschi mesofili di querce, faggi, castagni, carpini e aceri. Facilmente riconoscibile per la vistosa macchia arancione sul petto, in netto contrasto con il basso ventre chiaro e il dorso bruno uniforme, il pettirosso è una specie molto confidente, capace di avvicinarsi anche a pochi metri dall’osservatore.
I sessi sono simili e la sua presenza è spesso annunciata dall’inconfondibile verso trillato. È un uccello territoriale, per cui l’osservazione avviene quasi sempre su singoli individui. Insetti e altri piccoli invertebrati costituiscono la base dell’alimentazione, integrata in inverno dai frutti zuccherini della macchia mediterranea.
Nell’area degli Scavi di Pompei il pettirosso è ampiamente distribuito nel periodo autunnale e invernale ed è considerato molto comune. Lo si incontra nella vasta fascia verde boscata che circonda ad anello gli scavi, nei giardini alberati interni, nelle aree agricole e negli incolti adiacenti.
È altrettanto frequente nelle altre località gestite dal Parco Archeologico, come Longola, il Parco della Reggia di Quisisana e l’ex Polverificio Borbonico di Scafati. Proprio a Longola, ha spiegato l’ornitologo Maurizio Fraissinet, il pettirosso risulta essere una delle specie più inanellate tra ottobre e marzo, con numerose ricatture che testimoniano la permanenza degli stessi individui per l’intera stagione fredda.
Un dettaglio che lega idealmente il presente al passato emerge anche dall’iconografia antica: una sagoma di passeriforme rinvenuta in un dipinto della Casa del Larario Fiorito a Pompei, per la colorazione del collo che risalta sulle parti inferiori, potrebbe raffigurare proprio un pettirosso.
Il lavoro avviato dall’Asoim nel Parco Archeologico di Pompei restituisce così un’immagine complessa e attuale del sito, in cui le rovine non sono solo memoria del passato, ma anche habitat vivo, attraversato da rotte migratorie e popolato da specie che trovano tra pietre millenarie e giardini storici condizioni favorevoli alla sopravvivenza. Un dialogo silenzioso tra archeologia e natura che, oggi come ieri, continua a raccontare la vita a Pompei.
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