Pompei, consiglio comunale spaccato: l’opposizione lascia l’aula, astenuta la maggioranza
POMPEI. Si è alzato un muro contro muro nella prima assise comunale pompeiana del 2026. In precedenza erano state approvate, con conclamato vizio di poteri di voto, il 22 e il 29 dicembre 2025, le delibere che successivamente sono state poste in annullamento per autotutela nella seduta del 19 gennaio 2026 sulla base di una motivata richiesta avanzata da otto consiglieri comunali.
Il 19 gennaio un colpo di scena ha sorpreso parecchi pompeiani (ma non tutti). Difatti, dopo l’approvazione del consuntivo sulle sedute precedenti i consiglieri della “nuova” minoranza (formatasi con l’ingresso di Stefano Di Martino) hanno abbandonato l’aula del Consiglio comunale. La maggioranza “diminuita” si è astenuta.
A questo punto, l’intenzione dei consiglieri di minoranza che avevano indirettamente sollecitato la seduta, denunciando al Prefetto di Napoli l’irregolarità di voto nelle due ultime sedute del 2025, è di ricorrere al Tar Campania per sospendere (e poi annullare) le iniziative amministrative in corso, avviate da una maggioranza che considerano “abusiva”.
Per intendere i motivi e le strategie adottate dalla componente residua della maggioranza Lo Sapio, dopo la morte (avvenuta il 17 dicembre 2025) del sindaco, bisogna interpretare a fondo il significato del parere sfavorevole sulla regolarità tecnica, espresso dal dirigente del Primo Settore del Comune di Pompei, che continua ad insistere (nonostante l’opposta opinione generale) sulla piena legittimità delle delibere poste in votazione per annullamento in autotutela e che, conseguentemente, si ostina ad attribuire pieni poteri al vicesindaco Andreina Esposito che sostituisce il sindaco deceduto.
Il parere negativo sulla regolarità contabile espressa dal dirigente del Settore Affari Finanziari spiega anche meglio i motivi di fondo alla base dell’astensione compatta degli otto consiglieri comunali di Pompei, a difesa di uno status quo, che traballa come una sedia a tre piedi. Difatti l’annullamento delle deliberazioni di Consiglio comunale n. 48 e 49 del 22 dicembre 2025 di ratifica delle variazioni di bilancio n. 4 e 5 provocherebbe la trasformazione in debiti fuori bilancio di spese già impegnate e liquidate.
Inoltre, l’annullamento delle deliberazioni sui riconoscimenti dei debiti fuori bilancio comporterebbe l’avvio di azioni esecutive da parte dei creditori. L’annullamento della deliberazione d’approvazione del bilancio di previsione (2026-2028) comporterebbe la perdita della capacità di spesa, la riduzione di trasferimenti, l’impossibilità per l’Ente municipale di procedere a nuove assunzioni, sostenere spese (per l’acquisizione di beni e servizi) diverse da quelle ordinarie. In poche parole resterebbe ferma fino alle nuove elezioni l’amministrazione straordinaria. Ma non è quello che richiede la legge in caso di morte del sindaco nel corso di vigenza amministrativa?
A proposito di irregolarità del voto, appare oramai evidente a tutti, a Pompei, fatta eccezione del segretario comunale, l’interpretazione consolidata della normativa riguardante i poteri del vicesindaco, chiamato a subentrare fino allo scioglimento del consiglio comunale, e per l’amministrazione ordinaria, al sindaco deceduto. Risulta, inoltre, consolidato il principio secondo cui il vicesindaco, in quanto assessore, non ha potere di voto in consiglio comunale.
Il cambio di campo del 22 dicembre 2025 del consigliere comunale Di Martino ha modificato radicalmente gli equilibri politici preesistenti, portando in parità le rappresentanze comunali delle opposte forze politiche del Comune di Pompei.
Circostanza che avrebbe dovuto comportare, ai sensi di legge, una fase amministrativa di maggiore prudenza per sopravvenuta mancanza del soggetto delegato alla guida della gestione amministrativa dal corpo elettorale, tant’è vero che il Presidente della Repubblica ha decretato, per prassi, lo scioglimento del Consiglio comunale.
Altre delibere (oltre quelle sopra indicate) da annullare in autotutela dall’Ente municipale di atti, anche se esecutivi, in presenza di validi motivi di interesse pubblico (e, nel nostro caso, di approvazioni parzialmente abusive) riguardano incarichi di consulenza e collaborazione per il triennio 2026-2028; la ricognizione e valorizzazione del patrimonio immobiliare del Comune.
Sarebbero state anche da annullare in autotutela delibere riguardanti l’installazione di 2 cabine elettriche; il rilascio di tre permessi di costruzione in deroga; il progetto di una cabina secondaria di trasformazione Mt/Bt, due riconoscimenti di debiti fuori bilancio; lo schema di convenzione di affidamento triennale del servizio di tesoreria comunale; il programma triennale delle opere pubbliche 2026/2028 ed elenco annuale 2026.
Infine sarebbero state da annullare l’addizionale Irpef 2026; le aliquote Imu 2026; il piano di revisione delle partecipazioni al 31.12.2024; Il Dup 2026/2028; le variazioni n. 4 e 5 al bilancio di previsione 2025/2027; le tariffe Tari per l’anno 2026 e le modifiche al regolamento; il bilancio di previsione 2026-2028.
Che succede adesso? L’ex maggioranza appare determinata a proseguire su un percorso già avviato, che ritiene regolare e corretto fino alla prossima convocazione dei comizi elettorali. Al contrario, i consiglieri comunali dell’ex minoranza, insieme al collega “pentito” che ha cambiato campo, hanno intenzione di avviare ricorso al Tar Campania, convinti che riusciranno a fermare un percorso amministrativo che ritengono abusivo e dannoso per la città di Pompei.
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