Pompei, consiglio comunale verso l’annullamento delle delibere votate dal vicesindaco
POMPEI. Il consiglio comunale di Pompei torna a riunirsi lunedì 19 gennaio 2026 alle ore 11.30, con eventuale seconda convocazione il giorno successivo alle 12.30, per affrontare una fase istituzionale particolarmente delicata. All’ordine del giorno c’è l’annullamento in autotutela di alcune deliberazioni approvate nelle sedute del 22 e 29 dicembre 2025 (tra cui il bilancio), adottate con il voto della vicesindaco Andreina Esposito, sulla base del parere favorevole espresso all’epoca dal segretario comunale Vittorio Martino. Un voto, però, risultato poi non valido alla luce della normativa vigente e delle correnti interpretazioni della giurisprudenza amministrativa.
La decisione di procedere all’annullamento, ai sensi dell’articolo 21-nonies della legge 241 del 1990, arriva dopo che la minoranza aveva sollevato con largo anticipo rilievi di legittimità sulle delibere approvate, contestando il computo del voto della vicesindaco, assessore esterno e quindi priva del diritto di voto in consiglio comunale secondo le interpretazioni accreditate.
Il passaggio in aula si inserisce in un contesto già segnato dal decreto di scioglimento ordinario del consiglio comunale di Pompei, emanato lo scorso 7 gennaio dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il provvedimento, adottato su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, prende atto del decesso del sindaco Carmine Lo Sapio avvenuto il 17 dicembre 2025, evento che, ai sensi dell’articolo 53 del Testo unico degli enti locali (Tuel), comporta la decadenza automatica degli organi elettivi.
Lo scioglimento è di natura ordinaria e automatica, come previsto dalla legge, e non determina l’immediata cessazione delle funzioni del consiglio e della giunta. Fino alla prima tornata elettorale utile, generalmente collocata nella sessione primaverile tra aprile e giugno, il Comune continua a essere amministrato dalla giunta, con il vicesindaco chiamato ad assumere temporaneamente le funzioni del sindaco. In questa fase, tuttavia, il consiglio comunale può operare solo per l’adozione di atti urgenti e improrogabili.
Chiaramente è da rilevare che l’assenza del voto del sindaco incide in modo significativo sugli equilibri consiliari. Le maggioranze vengono infatti calcolate esclusivamente sui consiglieri in carica, con effetti sia sulla maggioranza assoluta richiesta per gli atti fondamentali, sia su quella semplice, determinata dai presenti. In caso di parità di voti, le proposte risultano respinte.
Se il consiglio comunale, in questa configurazione, non dovesse riuscire ad approvare atti essenziali (come il bilancio di previsione), potrebbe però aprirsi una fase cosiddetta “di paralisi amministrativa”. In tale eventualità, la normativa prevede l’intervento del Prefetto, con l’assegnazione di un termine ultimo e, in caso di esito negativo, lo scioglimento anticipato dell’organo e la nomina di un commissario prefettizio.
Una situazione simile a quella che si vive a Pompei, con maggioranza e opposizione che attualmente (salvo cambi di schieramento in un senso o nell’altro) sono appaiate con 8 consiglieri per parte. La seduta di lunedì rappresenta dunque un passaggio chiave per ristabilire la correttezza formale degli atti adottati nelle scorse settimane e per chiarire il perimetro operativo del consiglio comunale in una fase di transizione istituzionale particolarmente delicata.
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