Pompei, caos politico nel dopo-Lo Sapio: l’opposizione punta allo scioglimento
POMPEI. “In un Comune con popolazione superiore a 15mila abitanti, attesa la incompatibilità tra la carica di assessore e quella di consigliere, il vicesindaco, in caso di decesso del Sindaco, non può esercitare le funzioni di componente, con diritto di voto, del Consiglio comunale”.
«Ci sei o ci fai?»: la domanda è insorta spontanea il 22 dicembre scorso nei banchi di maggioranza. Ha attraversato trasversalmente l’aula di consiglio di Palazzo De Fusco quando è stato adottato un comportamento di segno opposto alla prassi prevalente sui poteri del vicesindaco che sostituisce un sindaco deceduto, come nel caso di Pompei.
Pare, anzi, che anche alcuni consiglieri di maggioranza abbiano condiviso tra i banchi il parere della minoranza sui limiti all’agibilità di voto del vicesindaco. Ne consegue che la maggior parte degli amministratori di Pompei erano dell’opinione che, nell’assise del 22 dicembre, una “bugia dalle gambe corte” ha ispirato il deliberato di una maggioranza inesistente, col risultato di invalidarne oggettivamente il lavoro svolto, inducendo i consiglieri di minoranza a scrivere al Prefetto di Napoli con la richiesta di scioglimento motivato del Consiglio comunale, magari bacchettando chi ha interpretato la normativa.
È partita, quindi, col piede sbagliato la gestione amministrativa di Pompei in una fase politica dalla duplice fragilità. In primis, per l’imprevisto passaggio di consegne per causa di morte, avvenuta in una delicata fase politica di Pompei, mentre sarebbe stata necessaria una migliore compattezza solidale nell’approvazione del documento vincolante la politica finanziaria prospettica (bilancio di previsione) a sostegno delle iniziative amministrative del residuo periodo di amministrazione, fino alle elezioni di primavera.
Al comando della città, la vicesindaco Andreina Esposito, che sostituisce Carmine Lo Sapio, ha fatto suo l’orientamento comportamentale suggerito dal segretario comunale Vittorio Martino (chiamato a mettere in campo in autonomia professionale l’interpretazione della normativa). L’indirizzo suggerito dal segretario comunale è stato condiviso e attuato dal presidente del consiglio Giuseppe La Marca.
La reazione della minoranza non si è fatta attendere: è stato spedito nella stessa giornata un esposto al Prefetto di Napoli per segnalare una grave violazione di legge e la (conseguente) richiesta di scioglimento del Consiglio comunale di Pompei, anche per mancanza di una maggioranza autonoma, stabile e sufficiente.
Una ripresa fotografica della platea consiliare di Pompei del 22 dicembre 2025 avrebbe messo in luce il cambiamento dello scenario a seguito dell’assenza del primo cittadino, eletto il 20 settembre 2020 al centro dei banchi del governo di Pompei.
Al suo posto ora siede la vice che lui medesimo (il sindaco Lo Sapio) aveva nominato, inoltre lo scatto fotografico avrebbe fatto notare che il consigliere Marra ha lasciato il suo posto in minoranza per passare in maggioranza mentre Il collega De Martino ha fatto il movimento contrario, lasciando i banchi di maggioranza per occupare il posto vacante in minoranza.
Uno scambio di posizione operato con la gestualità da pantomima come quella dei balli di corte in epoca barocca, in cui le coppie danzanti (maschio e femmina) cambiavano posizione con sincronia gestuale, mentre la musica reiterata accompagnava la giravolta di una danza senza storia e significato.
In consiglio comunale sono aumentati i numeri della minoranza con “l’acquisto” fuori stagione di De Martino. Al contrario Marra, lasciando la sua fazione di matrice elettorale (a cui ha aderito formalmente), non ha inciso sugli equilibri di forza, considerato che ha sempre votato per la maggioranza, come diceva lui «nell’interesse di Pompei».
In sintesi, le facce sono quelle di prima (tranne una) ma chi ha prestato attenzione si è accorto di uno scambio di posti che, di fatto, ha messo il Consiglio comunale nell’impossibilità oggettiva di svolgere regolarmente il suo lavoro di approvazione delle delibere all’ordine del giorno, perché risultano essere 8 i consiglieri a sostegno dell’amministrazione in carica. Esattamente lo stesso numero dei consiglieri di opposizione.
L’assise comunale è stata messa nell’impossibilità di operare a seguito della decisione di Stefano De Martino di cambiare squadra, considerato che col decesso del sindaco in carica l’assise conta di un’unità in meno, passando da 17 a 16 (8 di maggioranza ed 8 di minoranza).
I consiglieri comunali Salvatore Caccuri, Angelo Calabrese, Luisa De Angelis, Stefano De Martino, Domenico Di Casola, Alberto Robetti, Michele Troianiello e Marino Veglia hanno firmato un documento di protesta al Prefetto di Napoli denunciando l’operato del Segretario comunale di Pompei, che con l’avallo del presidente del Consiglio comunale avrebbe consentito al vicensindaco di svolgere impropriamente una funzione attiva in consiglio, partecipando alla votazione delle delibere.
Si tratterebbe (se la denuncia è fondata) di annullare le delibere impropriamente votate con la partecipazione del vicesindaco. Solo la delibera di approvazione del bilancio di previsione non è stata messa ai voti perché la maggioranza è andata alla pari con la minoranza sulle tariffe Tari per il 2026, a causa dell’assenza al momento del voto del consigliere Marra.
La protesta fondamentale degli 8 consiglieri comunali sopra indicati è basata sulla circostanza che le delibere passate nella seduta del 22 dicembre avrebbero ricevuto il voto illegittimo del vicesindaco che, in quanto assessore, non avrebbe potuto operare anche da consigliere comunale.
Ne consegue che il Prefetto di Napoli dovrebbe, a questo punto, annullare le delibere approvate con voto illegittimo e sciogliere il Consiglio comunale per sopravvenuta mancanza di una stabile maggioranza, peraltro necessaria per l’approvazione del bilancio di previsione, atto fondamentale per la regolare prosecuzione dell’amministrazione della città di Pompei.
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