Napoli, “Un millesimo di secondo fa” di Lim alla Fondazione Morra

NAPOLI. Un millesimo di secondo è un battito impercettibile, un respiro che separa la vita dalla sua eco, la realtà dal suo riflesso. È in quella frazione infinitesimale che si muove H.H. Lim, artista malese che da cinquant’anni vive e lavora in Italia, e che con la mostra Un millesimo di secondo fa — inaugurata lo scorso 7 novembre alla Fondazione Morra, a cura di Giuseppe Morra e Antonello Tolve — restituisce al tempo la sua consistenza più fragile e magnetica.

Nel titolo della mostra è già racchiuso un cortocircuito poetico. Lim ci invita a riflettere su ciò che precede la parola, su quella microscopica fenditura temporale in cui l’esperienza si trasforma in memoria. È un tempo liminale, fragile, che separa l’essere dal ricordare, la realtà dal pensiero. Eppure, è lì che abita la vita vera dell’arte. Alla fine del percorso, ciò che rimane non è un’immagine, ma una sensazione: quella di aver attraversato qualcosa di invisibile.

Un millesimo di secondo fa non è nostalgia, ma rinascita: è il tempo che si frantuma per diventare luce. È un invito ad abitare il presente con la grazia dell’attesa, a sentire il battito delle cose che accadono mentre svaniscono. C’è un tempo che non si misura, un tempo che accade appena prima che lo si possa nominare — un millesimo di secondo fa, direbbe H.H. Lim. È il tempo della coscienza che si risveglia, dell’istante che già svanisce, della visione che non si lascia catturare e che tuttavia resta, come una scia luminosa sulla retina.

L’esposizione si offre come un attraversamento poetico, un viaggio percettivo che tenta di oltrepassare i confini tra tempo e spazio. Le sale di Casa Morra si trasformano in un dispositivo sensoriale, in un archivio in continua metamorfosi, dove ogni opera si fa soglia, traccia di un passaggio. Il linguaggio di Lim è un campo di tensioni: parole che si ribaltano, frasi che si negano, immagini che si dissolvono per rinascere, come se il pensiero fosse un’onda che non smette mai di formarsi.

La parola è la materia viva della sua ricerca. In essa Lim trova la possibilità di interrogare il reale, di giocare con l’inganno delle apparenze, con la leggerezza dell’assurdo e la precisione del paradosso. Le frasi che dissemina — ironiche, poetiche, a volte spiazzanti — rivelano un’arte che non rappresenta il mondo, ma lo decostruisce, lo reinventa, lo sottopone a una continua oscillazione semantica. È un linguaggio che unisce Oriente e Occidente: il silenzio della meditazione zen incontra la lucidità concettuale della ricerca italiana e la libertà performativa del pensiero Fluxus.

Nato a Kedah, in Malesia, nel 1954, Lim approda in Italia nel 1976. Roma diventa la sua casa e il suo laboratorio di tempo. Nel 1990 fonda lo spazio indipendente Edicola Notte, luogo di incontro e sperimentazione, dove l’arte si misura con la libertà e con la forza del gesto. Nel 2019 rappresenta la Malesia alla sua prima partecipazione nazionale alla Biennale di Venezia, portando il suo linguaggio in un dialogo tra ironia e spiritualità, tra il presente e la sua ombra.

Il tempo, nella sua opera, non è mai semplice misura: è sostanza, spazio mentale, energia poetica. Tutto accade in simultanea — passato, presente e futuro coesistono in un’unica vibrazione, in quella sospensione che trasforma il pensiero in percezione e la percezione in esperienza. L’arte concettuale, nella sua pratica, non è esercizio di distacco, ma gesto vivo, emozione lucida, coscienza in movimento.

Il percorso espositivo a Casa Morra si sviluppa come un continuum, un flusso di intuizioni che conduce lo spettatore verso il punto in cui il tempo si fa immagine. Nella sala che tradizionalmente ospita Shozo Shimamoto, maestro dell’avanguardia giapponese, Lim presenta una nuova installazione site specific concepita per la Fondazione: un’opera che non si impone, ma respira con lo spazio, in un dialogo sottile tra gesto e pensiero, tra la memoria dell’azione e il suo perpetuo rinnovarsi.

Napoli, con la sua densità di storia e di futuro, è il luogo ideale per accogliere un artista come Lim. In questa città il tempo non scorre: si accumula, ritorna, si reincarna nei vicoli, nei suoni, nelle pietre. È la stessa logica della sua mostra, dove l’attimo diventa rito e il rito diventa memoria. La Fondazione Morra, che da decenni custodisce il patrimonio del gesto e della performance, trova qui un’ulteriore incarnazione del proprio spirito: l’arte come esperienza totale, come pensiero incarnato.

In questa corrispondenza si compie la misura del tempo che Lim insegue: quel frammento infinitesimale in cui l’essere accade e subito svanisce, senza mai del tutto scomparire. Un millesimo di secondo fa diventa allora un invito alla pausa, alla contemplazione, alla vertigine dell’attimo che si apre sull’eterno — il tempo che, nel suo stesso svanire, ci insegna a vedere.

Mostra: H.H. Lim – Un millesimo di secondo fa
A cura di: Giuseppe Morra e Antonello Tolve
Sede: Fondazione Morra / Casa Morra – Archivi d’Arte Contemporanea, Napoli
Date: 7 novembre 2025 – 7 febbraio 2026

Noemi Perlingieri

Noemi Perlingieri

Cresciuta a Trevico, il tetto della Campania e paese natio del regista Ettore Scola, si laurea alla facoltà di Archeologia e Storia dell’arte della “Federico II” con una tesi triennale sul Museo Hermann Nitsch di Napoli e una tesi magistrale sul Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale. Il mondo della fotografia la affascina da sempre e fin da giovanissima partecipa attivamente alle iniziative culturali dell’associazione Irpinia Mia. Dal 2014 è in forza presso il Parco Archeologico di Pompei a supporto dell’Area tecnico specialistica - settore valorizzazione del Grande Progetto Pompei. Dal 2023 è Consigliere regionale Icom Campania.

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