Addio ad Adrian Maben, il regista che creò il mito dei Pink Floyd a Pompei

POMPEI. Il mondo della musica, della cultura e del cinema piange la scomparsa di Adrian Maben, il regista scozzese che con il suo genio trasformò l’antico Anfiteatro di Pompei in uno dei luoghi più iconici della cultura contemporanea.

A darne notizia è stato il Parco Archeologico di Pompei attraverso un commosso messaggio diffuso sui propri canali social, in cui si legge: «Il Parco apprende con dolore la notizia della scomparsa di Adrian Maben. Il mondo della musica e del cinema piange la morte del regista scozzese, la cui opera ha lasciato un’impronta indelebile nella cultura contemporanea».

Adrian Maben sarà per sempre ricordato come l’uomo dietro la macchina da presa di “Pink Floyd: Live at Pompeii”, il film-concerto che nel 1971 immortalò la celebre band britannica in uno scenario unico al mondo: l’Anfiteatro romano di Pompei, vuoto e silenzioso, senza pubblico, avvolto soltanto dalla musica e dal vento. Una scelta coraggiosa, in aperto contrasto con lo spirito di Woodstock, che trasformò il silenzio e la pietra in parte integrante della performance.

Secondo quanto raccontato dallo stesso Maben, l’idea nacque quasi per caso. Durante una vacanza in Italia, il giovane regista smarrì il portafoglio durante una visita agli Scavi. Tornato per cercarlo, rimase colpito dal silenzio assoluto dell’Anfiteatro. Fu in quel momento che pensò: «Qui si dovrebbe suonare».

Da quell’intuizione nacque un’opera destinata a entrare nella leggenda. Le riprese si svolsero dal 4 al 7 ottobre 1971 e richiesero un notevole impegno tecnico: l’attrezzatura della band fu trasportata dall’Inghilterra e l’alimentazione elettrica arrivò direttamente dal Municipio di Pompei attraverso un lungo cavo che attraversava la città.

Il risultato fu un’esperienza visiva e sonora senza precedenti. “Live at Pompeii” uscì nel 1972 e divenne presto un cult, una fusione di rock, arte e archeologia che ridefinì il linguaggio dei film musicali. L’opera contribuì in modo determinante a diffondere nel mondo l’immagine di Pompei come simbolo universale di bellezza e creatività. Da allora l’antica città non è più stata solo un sito archeologico, ma un tempio della musica moderna.

Il legame tra Maben e Pompei è rimasto profondo per tutta la vita. Il regista tornava spesso tra le rovine che lo avevano ispirato e nel luglio 2015 ricevette la cittadinanza onoraria dal Comune, con la motivazione: «Per aver arricchito la città di Pompei con una perla di inestimabile valore storico e culturale». Durante la cerimonia, svoltasi negli spazi comunali della Fonte Salutare, gli venne consegnato uno stemma in legno della città e una pergamena commemorativa.

Nel 2016 il Parco Archeologico di Pompei gli rese omaggio ospitando nei corridoi dell’Anfiteatro la mostra “Pink Floyd. Live at Pompeii. The Exhibition by Adrian Maben”, curata dallo stesso regista in collaborazione con il Parco. L’esposizione, poi diventata permanente,  inaugurata a meno di un mese dal concerto di David Gilmour nello stesso luogo, raccontava attraverso fotografie e materiali d’archivio l’irripetibile connubio tra la band inglese e l’antica città vesuviana.

Nel corso della sua carriera Maben realizzò anche altri documentari, come “Le Grand escalator” (1987) dedicato al Centre Pompidou di Parigi, ma il suo nome rimase per sempre legato al concerto senza pubblico che fece la storia del rock. Con la sua visione seppe fondere la potenza della musica contemporanea con la suggestione millenaria delle rovine, trasformando un luogo di memoria in un altare di vita e suoni.

La morte di Adrian Maben, avvenuta all’età di 82 anni, chiude idealmente un cerchio iniziato più di mezzo secolo fa. Ma il suo lascito artistico rimane vivo, inciso nella pietra e nella musica di Pompei, dove ogni artista che si esibisce oggi non può che misurarsi con quell’immagine eterna: una band che suona davanti al silenzio, al tempo e all’eternità. Foto di Alfredo Contaldo per Magister Art, fonte Parco archeologico di Pompei.

Redazione Made in Pompei

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Made in Pompei è una rivista mensile di promozione territoriale e di informazione culturale fondata nel 2010.

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