Pompei, 130 alunni senza aule: il caso arriva in Consiglio comunale
POMPEI. Un inizio di anno scolastico difficile e controverso quello vissuto da circa 130 bambini del plesso scolastico “Pontenuovo”, afferente all’istituto comprensivo “Amedeo Maiuri”. Dal 15 settembre, data ufficiale di avvio delle lezioni, i piccoli studenti si sono trovati privi di cinque aule necessarie per svolgere regolarmente le attività didattiche. Una situazione che ha scatenato proteste tra i genitori, tensioni con l’amministrazione comunale e le dirigenze scolastiche, e un braccio di ferro istituzionale che ora approda anche in Consiglio comunale.
A portare la questione nell’aula consiliare è stato il consigliere di opposizione Domenico Di Casola, che ha protocollato un documento rivolto al sindaco e agli uffici competenti. L’esponente di minoranza ha parlato di un intervento «costruttivo» per garantire una rapida soluzione a un problema che definisce «di diritto allo studio, non di scontro politico».
Secondo Di Casola, le difficoltà derivano da decisioni comunali che avrebbero escluso senza motivazioni adeguate le aule del primo piano del plesso “Matteo Della Corte”, in via Astolelle, già regolarmente utilizzate durante l’anno scolastico 2024-2025. Al loro posto, l’Ufficio tecnico comunale avrebbe indicato due aule al piano terra (più altre aule nel plesso “Celentano” da poco rinnovato), giudicate però inadeguate dai genitori per spazi troppo angusti. Le altre stanze del primo piano, benché agibili e già fruibili, non sarebbero state messe a disposizione dalla dirigenza scolastica.
Nel suo documento, letto integralmente in Consiglio il 29 settembre, Di Casola ha chiesto all’amministrazione di chiarire perché le aule al primo piano non vengano consegnate ai dirigenti scolastici, sollecitando inoltre un riesame immediato dell’eventuale provvedimento che ne ha escluso l’utilizzo. L’opposizione chiede anche l’accesso agli atti per verificare se esistano relazioni tecniche che attestino eventuali impedimenti strutturali, impiantistici o di sicurezza.
Il consigliere ha ricordato che lo scorso anno oltre 200 genitori avevano già presentato una petizione al Comune per chiedere una soluzione al problema della promiscuità tra studenti di età diverse nello stesso edificio. Petizione, sottolinea, rimasta per ora senza risposta. «Il ritardo dell’amministrazione – ha commentato Di Casola – ha determinato la perdita di giorni di scuola per i bambini e continua a mettere a rischio il regolare svolgimento delle lezioni, con una grave lesione del diritto allo studio».
Dal canto suo, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Carmine Lo Sapio ha ribadito di aver fatto la propria parte. Con un’ordinanza del 12 settembre, l’Ufficio tecnico comunale aveva disposto l’assegnazione temporanea di cinque aule del piano terra del plesso “Matteo Della Corte” all’istituto “Maiuri” (cui afferiscono i plessi “Pontenuovo” e il “Celentano”), al fine di scongiurare l’interruzione del servizio scolastico. L’ordinanza era stata indirizzata sia alla dirigente dell’istituto Capoluogo – Matteo Della Corte, Carmen Guarracino, sia a quella dell’istituto Maiuri, Maria Neve Tarantino.
Secondo il Comune, dunque, il problema sarebbe sorto da una mancata comunicazione tra le due istituzioni scolastiche coinvolte. Lo stesso sindaco, intervenuto personalmente davanti ai cancelli del “Matteo Della Corte” il giorno del primo ingresso a scuola, aveva garantito che l’amministrazione aveva predisposto quanto necessario, invitando le dirigenti a trovare un accordo operativo.
A chiarire ulteriormente la posizione del Comune è stata una nota tecnica del 18 settembre. In essa si ribadisce che l’intero edificio di via Astolelle è agibile e che tutte le stanze possono essere utilizzate come aule. Non ci sarebbero dunque vincoli formali che impediscano l’utilizzo degli spazi: la decisione sulla loro destinazione resterebbe competenza esclusiva delle dirigenti scolastiche.
Il Comune, in quella occasione, aveva inoltre ricordato che al plesso Celentano, recentemente rinnovato, sono disponibili nove stanze, ciascuna in grado di ospitare tra i 23 e i 29 alunni, oltre a due locali al piano terra di via Astolelle per circa 16-19 alunni ciascuna.
Nonostante le rassicurazioni, le famiglie dei piccoli studenti hanno continuato a denunciare la situazione. Video e fotografie diffusi dai genitori mostrano banchi stipati in spazi angusti, tra cui un ex ripostiglio e una biblioteca, giudicati «inadatti a ospitare regolari attività didattiche».
Le proteste hanno assunto toni accesi già dal primo giorno di scuola, quando in via Astolelle si sono registrati momenti di tensione e l’intervento delle forze dell’ordine. Carabinieri, Polizia Municipale e lo stesso sindaco sono stati chiamati a mediare con i genitori preoccupati, determinati a non mandare i propri figli in aule giudicate inadeguate.
Molte famiglie hanno anche annunciato la volontà di rivolgersi all’Ufficio scolastico regionale e, se necessario, alla Procura della Repubblica, affinché venga garantito ai bambini il diritto a studiare in ambienti dignitosi e sicuri. Alla base della vicenda vi è la complessa riorganizzazione degli istituti comprensivi di Pompei, legata al piano di dimensionamento scolastico. Il problema non nasce oggi, ma affonda le radici in scelte passate.
In passato, infatti, l’elevata domanda di iscrizioni alla primaria del “Pontenuovo” era stata assorbita utilizzando spazi del “Matteo Della Corte”, edificio destinato però alla scuola secondaria di primo grado. Con il nuovo dimensionamento, il “Pontenuovo” e il “Celentano” sono confluiti nell’istituto “Maiuri”, mentre il Della Corte è stato assegnato al I Circolo – Capoluogo. Questo riassetto ha reso più complicata la gestione degli spazi.
A più di due settimane dall’inizio delle lezioni, la situazione non appare ancora risolta in modo definitivo. La concessione temporanea di spazi alternativi non ha convinto le famiglie, mentre in Consiglio comunale si alza il livello del dibattito politico. In mezzo restano i bambini e le famiglie del “Pontenuovo”, costretti a fare i conti con un avvio d’anno scolastico segnato da incertezze, interruzioni e polemiche.
Quello che appare come un “semplice” problema di aule si rivela, in realtà, un banco di prova per l’intero sistema educativo locale. La tensione tra amministrazione comunale, dirigenti scolastici e famiglie evidenzia la fragilità di un equilibrio che dovrebbe garantire, prima di tutto, il benessere e la continuità formativa dei bambini. La mancanza di una soluzione chiara e condivisa rischia di minare la fiducia delle famiglie nelle istituzioni, alimentando divisioni e conflitti che poco hanno a che fare con il diritto allo studio.
















