Pompeii Threnody: all’Antiquarium di Boscoreale il canto viscerale che riaccende Pompei
BOSCOREALE. Pompei non è una rovina. È una soglia. Un’intercapedine viva, sospesa tra ciò che è stato e ciò che continua a palpitare. Una vibrazione antica che attraversa la materia, la luce, il tempo. È da questa consapevolezza che nasce “Pompeii Threnody”, la potente mostra personale di Cerith Wyn Evans, artista gallese tra i più poetici e visionari della scena internazionale, trovando all’Antiquarium di Boscoreale la sua “casa inevitabile”.
Inaugurata il 18 luglio 2025, visitabile fino all’11 gennaio 2026, Pompeii Threnody è parte del progetto pluriennale Pompeii Commitment. Materie archeologiche, un programma d’arte contemporanea istituito dal Parco Archeologico di Pompei a partire dal 2020, voluto per trasformare le rovine non in testimonianze statiche, ma in un ecosistema culturale vivo, capace di dialogare profondamente con la contemporaneità.
Pompeii Commitment nasce come piattaforma plurale e interdisciplinare, una sorta di “episteme” pompeiana che attraverso mostre, residenze, workshop e una collezione in divenire – la Collectio – intreccia archeologia, arte contemporanea e ricerca scientifica.
La sua missione è ridefinire Pompei non come semplice vestigia da ammirare, ma come soglia temporale dove passato e presente si sovrappongono e si contaminano, un luogo di fragilità e rigenerazione, di materia e pensiero. Così, Pompeii Threnody si inserisce in questo solco, portando l’arte di Wyn Evans come una voce che richiama l’antico e lo trasforma in esperienza sensoriale e meditativa.
Non si tratta di una mostra nel senso tradizionale, ma di un’esperienza immersiva, rituale, che attraversa l’Antiquarium di Boscoreale come spazio vivo e organico. Andrea Viliani, curatore e direttore del Museo delle Civiltà, sottolinea come l’artista abbia costruito un dialogo profondo tra i segni archeologici e il linguaggio contemporaneo, facendo emergere non l’effimero, ma l’epifania di un tempo che pulsa ancora nel presente.
All’ingresso accoglie un efebo lampadoforo in bronzo con labbra dorate, residuo di un’antica celebrazione. Nel percorso si incontrano nove fotoincisioni, Pompeii Threnody (The Ancient Cypress Trees of the Sarno Plain), immagini che rappresentano i cipressi fossilizzati sopravvissuti all’eruzione, simboli di persistenza e memoria.
La tecnica usata, la photogravure, coniuga fotografia e incisione in un processo che intreccia passato e presente, natura e cultura. Queste immagini sono nate da scatti informali, istintivi, catturati con il cellulare e poi trasfigurati in opere solenni e rarefatte, meditazioni visive sulla sopravvivenza della natura e della storia.
Nella sala accanto, dialogando con il prezioso carro cerimoniale rinvenuto nel 2021 a Civita Giuliana, si dispiega l’opera luminosa IN GIRUM IMUS NOCTE ET CONSUMIMUR IGNI, un palindromo latino che significa “Andiamo in tondo nella notte e siamo consumati dal fuoco”. Il testo diventa qui loop rituale e canto di distruzione e rinascita, montato sulle ruote del carro: luce a 6500 K, vetro, gas e parola si fondono in un veicolo-spettro che attraversa il tempo.
Nel patio, due lampade-scultura a forma di palma dorata evocano antichi simboli e diffondono riflessi sulle pareti, mentre i pesci rossi nuotano in una vasca che riproduce l’impluvium delle domus romane, fondendo la dimensione pubblica e quella privata, il presente e il passato, la storia e il quotidiano.
Dodici opere totali – dieci create per l’Antiquarium – che intrecciano archeologia e contemporaneità, segno di una relazione lunga e silenziosa tra l’artista e questo territorio. Due lavori, le fotoincisioni e l’opera luminosa, entreranno nella Collectio permanente del Parco Archeologico di Pompei, a suggello di un dialogo continuo tra arte e memoria.
Cerith Wyn Evans non espone: convoca. Non illumina: accende. Non racconta: canta. Le sue opere sono partiture sensoriali che vibrano nella percezione dello spettatore, restituendo Pompei come organismo rituale che risuona nel tempo. In ogni cipresso, in ogni ruota, in ogni riflesso dorato, c’è una voce che chiama. Sta a noi riconoscerla e rispondere.
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