Musica e napoletanità: Serena Rossi emoziona Pompei con la sua “SereNata”
POMPEI. Lo scorso 29 luglio 2025, l’Anfiteatro degli Scavi di Pompei ha ospitato una serata densa di emozione, poesia e musica con “SereNata a Napoli”, il primo spettacolo teatrale scritto e interpretato da Serena Rossi. L’evento si è svolto nell’ambito della rassegna Bop – Beats Of Pompeii, trasformando l’antica arena romana in un palcoscenico intimo e suggestivo, dove le voci del passato hanno incontrato l’anima contemporanea della cultura napoletana.
“SereNata a Napoli – Notturno di Musica e Parole”, scritto da Serena Rossi con Mariasole Limodio e Pamela Mattioli, con la regia di M. Cristina Redini e la direzione musicale e gli arrangiamenti del maestro Valeriano Chiaravalle, è molto più di un concerto: è un atto d’amore verso Napoli, la sua musica, la sua storia e le sue contraddizioni. Sul palco, accanto all’attrice-cantante, la Piccola Orchestra Serenata Napoli ha accompagnato un viaggio narrativo dove parole e suoni si sono fusi con naturalezza, creando un flusso continuo di emozioni.
Serena Rossi ha aperto la serata con un’affermazione carica di emozione: «Sono emozionatissima, il mio primo spettacolo tutto mio». E da subito ha stabilito un legame profondo con il pubblico, offrendo uno spettacolo dal tono personale, quasi confidenziale, che ha saputo coinvolgere gli spettatori attraverso un percorso tra i vicoli dell’anima napoletana.
Lo spettacolo si dipana come una serenata moderna, in cui ogni canzone apre la porta a una storia, e ogni storia rimanda a una leggenda, a un ricordo, a una verità condivisa. Napoli è la protagonista assoluta: una città sirena, che canta e soffre, che vive e si racconta. Serena Rossi, attraverso la musica, rievoca le voci del passato e le intreccia con il presente. «Napoli è un corpo di donna adagiato sul Mar Tirreno… Partenope non doveva lasciarsi morire… non ne vale mai la pena. E poi per Ulisse?!?» ha detto, dando voce alla città-mito.
Nel corso della serata, sono risuonate melodie intramontabili come “Santa Lucia luntana” e “Lacreme napulitane”, veri e propri inni all’esilio e alla nostalgia. Parlando di questi brani, l’artista ha riflettuto sulla peculiare inclinazione napoletana a rendere quasi piacevole la sofferenza, citando Troisi: “Lasciatemi soffrire da solo, sennò non soffro bene e non mi diverto”.
Con “Dove sta Zazà” e “Guapparia”, Serena ha strappato sorrisi e applausi, mostrando anche il lato ironico e teatrale della canzone napoletana. Ha poi evocato le parole di Erri De Luca: “Abbiamo un vulcano piantato dritto nel sistema nervoso”, a testimoniare l’energia e la passione che animano il popolo partenopeo.
La memoria storica ha trovato spazio nel racconto delle Quattro Giornate di Napoli e nella commovente interpretazione di “Tammurriata Nera”, eseguita con tale intensità da meritare l’applauso a scena aperta. La canzone è stata poi riproposta nel gran finale, suggellando la serata con forza e coinvolgimento emotivo.
Un momento toccante è stato dedicato al ricordo dei cosiddetti “treni della felicità”, quando tra il 1945 e il 1947 decine di migliaia di bambini meridionali furono accolti da famiglie del centro-nord per ricevere aiuto durante la povertà post-bellica. Un racconto che ha aggiunto profondità storica al viaggio emotivo dello spettacolo, in equilibrio tra ricordo e attualità.
Non è mancato un omaggio alla storia femminile della musica napoletana con il ricordo di Ria Rosa, grande interprete degli anni Venti, nonché antesignana del femminismo. Le sue canzoni, piene di ironia e denuncia sociale, hanno risuonato attraverso la voce di Serena in un dialogo tra generazioni.
Il repertorio si è completato con classici come “Era de maggio”, “Dicintancello vuje”, “Io mammeta e tu” e “Reginella”, con un’interpretazione che ha saputo essere ora intima, ora teatrale, ma sempre intensa. Nel saluto finale, Serena Rossi ha condiviso il suo entusiasmo: «Stasera ho avuto il Vesuvio alle spalle, in una location speciale. Si è realizzato un sogno».
Simpatica, autentica, trascinante, l’artista ha dimostrato di essere non solo una voce, ma anche una narratrice appassionata, capace di restituire con grazia e potenza il senso profondo della napoletanità. E la napoletanità autentica di Serena è stata sempre l’anima della sua esibizione, per esaltare un incontro tra passato e presente, tra la musica e le parole che fanno di Napoli un universo unico e inesauribile.
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