L’organizzazione degli eventi estivi divide la politica a Pompei

POMPEI. Gli anni ‘70-‘80 hanno segnato il trionfo delle estati romane, imitate nelle maggiori città italiane. Già c’era, a quei tempi, chi la pensava diversamente, etichettando quella scelta come “politica dell’effimero”. In ogni caso essa è rimasta viva nel tempo, anche se relegata in un angolo della memoria ed oggigiorno offre alle amministrazioni locali spunti per iniziative di socializzazione culturale.

Tutto per dire che, nel campo degli eventi culturali socializzanti, qualsiasi iniziativa si presta ad essere proficua, ma bisogna sempre rispettare tre regole fondamentali: partecipazione democratica, trasparenza legale e moderazione politica.

Ci chiediamo (e lo chiediamo ai lettori) se delle regole indicate, a Pompei, è stata notata almeno una parziale applicazione. Il quesito è d’obbligo per valutare, senza preconcetti, se nelle critiche avanzate dall’opposizione sugli eventi della stagione estiva in corso c’è fondamento. Vale a dire se esse sono state mosse da uno spirito costruttivo che punta a fare l’interesse comune (e/o comunale) o si tratta di polemiche senza alcun fondamento.

Attualmente la condivisione pubblica di concerti ed eventi culturali parte da esigenze diverse da quelle degli anni ‘70-’80, perché al primo posto (rispetto alla necessità di elevare il livello del ceto popolare) si è attestato il business del lounge trascorso in allegria, alimentando la politica degli eventi sotto le stelle, accolta come una reazione liberatoria dopo la reclusione forzata imposta dal Covid. Si è trattato, in ogni caso, di una botta di vita che ha alimentato l’esuberanza giovanile che, purtroppo, talvolta si è trasformata in violenza.

Bisogna precisare, a riguardo, che il contesto delle manifestazioni rientra nel consumismo di massa globalizzato, che ha dato luogo ad un nuovo stile di vita, che ha assunto negli ultimi anni diverse denominazioni (movida, overtourism, ecc.), che si manifestano nella città di Pompei, come in altri siti dotati di attrattività ambientale e/o culturale.

Prevede, generalmente, l’occupazione di spazi demaniali all’aperto e genera aggressività nei confronti delle fasce sociali di categorie economicamente svantaggiate, costrette a spostarsi dove i privilegiati non amano sostare. A dettar legge sugli affitti delle abitazioni private è il mercato dei canoni, che riflette la crescente domanda di locali disponibili per bed e breakfast che, insieme alla ristorazione, stanno trasformando gradualmente le città in alberghi ad ore.

Ora, è evidente, a questo punto, che a Pompei come altrove la popolazione locale si sta dividendo in due parti: una prima che intende “cavalcare” il cambiamento turistico e favorire nuove start up ricettive con musica e ristorazione, e una seconda che propone alternativamente uno stop and go programmatico. Vale a dire una fase di consultazione del parere dei residenti, perché secondo una ricorrente formula della scienza sociale, essi sono i primi e veri turisti della città in cui hanno famiglia, lavoro, interessi e lo svago.

Allo stesso tempo, sta segnando il passo la fase gestionale “unitaria” tra i maggiori Enti del territorio, proclamata negli ultimi anni, dal momento che sono emerse strategie di Comune, Parco Archeologico e Santuario orientate verso direzioni diverse (in qualche caso contrastanti) nell’affrontare il cambiamento.

Il Parco Archeologico di Pompei ha deliberato recentemente un numero massimo di presenze nella città antica per le visite giornaliere. D’altro canto il Ministero della Cultura ha avviato un procedimento di tutela indiretta a favore del Santuario di Pompei nell’utilizzo dell’area limitrofa adiacente. Il tutto è contrastante con l’orientamento di far arrivare sempre più gente a Pompei con l’organizzazione di eventi.

Piazza Bartolo Longo, con l’intervento urbanistico e di ristrutturazione dell’Ente Autonomo Volturno, finanziato da Regione Campania per l’eliminazione dei passaggi a livello, è stata resa più funzionale allo svolgimento delle cerimonie religiose e le rituali manifestazioni di fede popolare con l’aumento dello spazio dedicato all’accoglienza dei milioni di pellegrini che stanno arrivando quest’anno per il doppio Giubileo. Per questo motivo è stato aumentato lo spazio calpestabile della piazza Bartolo Longo ed eliminata la preesistente fontana.

L’amministrazione comunale di Pompei ha più volte dichiarato, per voce del suo sindaco, Carmine Lo Sapio, di considerare prioritarie le spese per eventi musicali e spettacoli, allo scopo di incentivare il movimento turistico. I concerti e gli spettacoli vengono parzialmente organizzati e finanziati esclusivamente dal bilancio comunale e tenuti ad ingresso libero, ma il pubblico prende posto in settori separati, dal momento che la giunta Lo Sapio e gli uffici comunali che vi fanno capo distribuiscono gli inviti solo ad una parte di pompeiani.

Altra questione, più delicata, riguarda gli spettacoli in cui l’amministrazione comunale fa rete con altri Enti pubblici sotto la regia del Ministero della Cultura nell’allestimento di spettacoli di alto profilo e, conseguentemente, diventa onerosa la partecipazione del pubblico pagante, anche perché l’amministrazione comunale di Pompei si riserva ogni volta alcune centinaia di biglietti (secondo fonti social di opposizione, che non risultano smentite) che distribuisce a discrezione tra le autorità, i residenti e i turisti.

Risulta che anche il Parco Archeologico ed altri enti ricevono una quota di inviti. Anche per questo motivo il ticket d’ingresso lievita a cifre che nel centro mariano supera la spesa annuale per ogni famiglia povera a carico del bilancio comunale.

In ogni caso, bisogna anche considerare che l’iniziativa delle manifestazioni artistiche di rilevanza internazionale organizzate negli Scavi di Pompei hanno valide motivazioni, perché gli spettacoli vengono presentati all’interno di una splendida cornice stellata, forte di un monumento archeologico a cielo aperto che rappresenta lo scrigno più prezioso della cultura occidentale.

Quella dei “Grandi Eventi” è, alla fine, una scelta politica strategica che consente alla città mariana di ritagliarsi un ruolo emblematico di alto profilo tra i siti che fanno parte del circuito artistico più esclusivo del Bel Paese. Si tratta, alla fine, di riuscire a fare grandi cose senza umiliare il ceto popolare.

Al momento, la scelta di campo ha creato spaccature nella maggioranza perché alcuni consiglieri non ci hanno creduto (Marino Veglia e Michele Troianiello) e hanno lasciato la formazione in cui erano stati eletti. Il profilo gestionale degli eventi, che oggettivamente difetta di trasparenza e comunicazione (ci siamo più volte soffermati sull’argomento e non ci pare opportuno replicare, dal momento che abbiamo dovuto stigmatizzare l’assenza di iniziative propositive riguardante tutto l’arco politico pompeiano).

Riguardo all’organizzazione degli eventi è stata rilevata, relativamente a diversi episodi, la dettagliata critica sui social da parte del capogruppo comunale di Italia Viva, Salvatore Caccuri, relativamente al livello di spesa e la distribuzione dei costi.

Oramai, da qualche mese, a Pompei i colonnelli della minoranza hanno appeso le sciabole al chiodo e lasciato alla giovane leva l’onere di punzecchiare con lo spadino (non saranno zanzare killer?). Si tratta di ex consiglieri di maggioranza che hanno preferito non collaborare più col sindaco Lo Sapio perché non ne condividono la politica di bilancio che, assente nella fase programmatica, lascerebbe (secondo la loro opinione) nella fase esecutiva un eccessivo spazio all’effimero trascurando problemi “seri” come le periferie, i giovani e le categorie fragili (poveri, anziani, portatori di handicap).

Risulta che sui problemi di affollamento turistico, altrove (in Italia e in Campania) si sta facendo ricorso ad efficaci rimedi. Per l’accesso al lido del “Parco sommerso di Gaiola” di Napoli è stato imposto il numero chiuso. Allo stesso modo di Venezia e anche per Capri l’orientamento viaggia nella stessa direzione. A Napoli le associazioni di residenti dei vari quartieri del centro si sono mobilitate. La popolazione è scesa reiteratamente in piazza ed ha contrattato con l’amministrazione comunale misure che prevedono limiti ai suoni e ai fumi molesti, oltre ad orari e misure di sicurezza aggiuntive.

La musica negli stadi (che riguarda l’organizzazione di tanti concerti meravigliosi) e gli eventi classici culturali, che ne imitano tecniche e modalità di rappresentazione, rientrano nel quadro della valorizzazione degli spazi demaniali. Sarebbe deprecabile, ora, se permanesse l’assenza di siti aggreganti di natura sociale a Pompei (ci riferiamo in primis al restauro dello storico-ambientale Casale Piscitelli sede della progettata biblioteca, spazi giovanili e associativi, ecc.) e si affiancasse la consegna definitiva degli scarsi spazi rimasti liberi ad un consumismo rumoroso e invasivo.

Mario Cardone

Mario Cardone

Ex socialista, ex bancario, ex sindacalista. Giornalista e blogger, ha una moglie, una figlia filosofa e 5 gatti. Su Facebook cura il blog "Food & Territorio di Mario Cardone".

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