La rassegna Pompeii Theatrum Mundi si è conclusa con Lisistrata e numeri da record
POMPEI. Si è conclusa con “Lisistrata” di Aristofane l’ottava edizione di Pompeii Thetrum Mundi, rassegna estiva del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, realizzata con il Parco Archeologico di Pompei. I numeri conseguiti sono un nuovo record: 10 serate, 14.000 spettatori, otto sold out. Il Teatro Grande di Pompei ha regalato ancora una volta all’animo di ogni spettatore uno scenario senza tempo, capace di accogliere in ogni occasione il meglio della cultura mondiale e divulgarlo a prezzi popolari.
La cultura se non è aperta a tutti non è cultura. Non bisogna necessariamente spendere molto per mettere in campo eventi culturali di grande valore. Questa musica è evidentemente diretta a chi ha orecchie buone per sentire. Passiamo a Lisistrata (colei che scioglie gli eserciti). Non ne possiamo più di queste guerre contemporanee. Alibi per aggressori seriali che trasformano con costose tecnologie (che condizionano le economie nazionali) vasti territori abitati da famiglie indifese in campi di sterminio ignorati dal ceto dirigente mondiale contro ogni evidenza.
Lo scopo è sempre quello di eliminare sistematicamente la genia in conflitto con gli interessi nazionali. Difatti è il nazionalismo ideologico il male estremo. Messa così la questione, suscita grande interesse la comicità derivante dall’espediente escogitato da Lisistrata (nella commedia di Aristofane) che pensò di fermare la guerra con lo sciopero del sesso.
L’idea era di rifiutare le richieste di rapporti sessuali dei mariti allo scopo di farli ritirare dalla guerra del Peloponneso. Iniziativa che ha in passato ispirato gustose “scenette coniugali” e conseguenti battute più o meno allusive che, nelle rappresentazioni fedeli strappano ancora oggi risate e divertimento (negli animi semplici).
La regista Serena Sinigaglia, invece, in linea col principio di salvare i valori espressi nel teatro greco/romano col canone Theatrum Mundi, che ne richiede l’inserimento nel contesto contemporaneo, ha “attualizzato” la disputa introducendo, con intenzioni lodevoli ma modesti risultati pratici, la tematica degli orientamenti sessuali.
L’iniziativa ha complicato il nuovo copione con l’introduzione anche di variabili sociali (epoche storiche, frammentazioni generazionali e funzionali) prima assenti dalla scena. Il concetto che l’amore è un valore fondante della pace sociale è oggettivamente positivo e condivisibile. L’umanità dovrebbe, per questo, abolire ogni forma di violenza privata e/o collettiva nei rapporti affettivi alla base delle manifestazioni sessuali che sono espressione passionale del nostro intimo.
Fatte queste precisazioni, se si vuole “incarnarle” nella sceneggiatura della commedia di Aristofane, capita di osservare come gradualmente la comicità perda “il suo brodo di cottura” che non è stato facile sostituire con nuovi argomenti, quali l’aspirazione femminile di avere un marito più dotato (in dimensioni falliche) e l’ansia dei maschi di liberarsi del carico seminale.
Né risultano strabilianti le scenette con trovate alternative come quella del prefetto irriducibile nell’arruolamento militare che, sottoposto all’azione punitiva della piazza, viene scoperto in intimo femminile (babydoll e giarrettiere) sotto l’abbigliamento formale.
La Sinigaglia ha deciso autonomamente di mettere “paletti” sulla scena agli ammodernamenti dei “gusti sessuali” dei protagonisti della commedia. Sarebbero troppe le complicazioni conseguenti all’introduzione del sesso fluido nella “rivisitazione” del copione di Aristofane.
La riscrittura del testo di “Lisistrata” ha finito col ridimensionare il ruolo di mattatrice (assegnato a Lella Costa) che nella versione rappresentata al Teatro Grande di Pompei ha dovuto rinunciare parzialmente al protagonismo di influencer assoluta nella disputa tra maschi e femmine a carattere sessuale, ma come una leader che si deve consigliare con un comitato di coppie mature, assembrato nell’Acropoli occupato dalle mogli contestatrici.
Alla fine non resta che concludere che l’introduzione di nuove connotazioni sui protagonisti di “Lisistrata” ha finito per ridurre la leggerezza dello spettacolo e, di conseguenza, la sua comicità primordiale. L’introduzione del “sesso fluido” avrebbe ulteriormente complicato le cose, inducendo imprevedibili battute “futuriste”, conseguentemente la mattatrice aristofanea sarebbe rimasta ancora più “ingessata” nel suo ruolo, non sapendo che pesci prendere. Foto: Ivan Nocera.
















