Da Pompei alla cintura nera: Vincenzo De Simone esempio di forza nel para-karate
POMPEI. Una cintura nera che vale molto più di un titolo sportivo: è il traguardo raggiunto da Vincenzo De Simone, 26 anni, atleta di Pompei, che ha conquistato il grado più ambito nel karate nonostante la disabilità motoria che lo accompagna sin dall’infanzia. Un percorso lungo dieci anni, interamente vissuto all’interno dell’Accademia Karate Vesuviana, che oggi celebra uno dei suoi più brillanti allievi.
Vincenzo è arrivato nella scuola nel 2015, quando la sede operativa era ospitata presso il liceo Pascal. All’epoca si presentava in sedia a rotelle. Da allora, con determinazione e dedizione, ha affrontato ogni ostacolo fino a diventare vicecampione italiano di forme (kata) nel settore para-karate della federazione Fijlkam. Un traguardo che oggi lo vede anche nella veste di istruttore della stessa disciplina, punto di riferimento per i giovani atleti con disabilità seguiti dall’associazione.
Soddisfatto il commento del maestro Alfredo Contino, presidente dell’Accademia Karate Vesuviana: «La via del karate non è per tutti. Richiede sacrifici, tempo, dedizione e una mentalità forte. Vincenzo in questo è stato maestro. Ha insegnato a tutti noi che nulla è irraggiungibile».
«Nelle gare più importanti era spesso lui a dare coraggio a me, e per questo lo ringrazio. Portarlo alla cintura nera è stato un percorso fatto di emozioni, difficoltà superate insieme, momenti di gioia e di lacrime condivise. Ha risposto sempre alla grande, con il cuore e con la testa» ha ricordato il maestro.
Il suo impegno e la sua evoluzione hanno lasciato un segno profondo nella comunità sportiva dell’Accademia. «È stato di esempio a tutti noi – ha aggiunto Contino – e ha dimostrato che il karate insegna a rialzarsi da ogni caduta. Oggi è un simbolo per i più piccoli, un modello che incarna i valori più autentici della nostra arte marziale».
Il risultato raggiunto da Vincenzo De Simone è una testimonianza concreta del valore educativo e inclusivo dello sport. La sua storia è oggi un patrimonio di Pompei e un esempio luminoso per l’intero movimento paralimpico italiano.
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