Francesco Sirano è direttore del Mann: la bellezza come destino, l’archeologia come respiro
NAPOLI. Dal Vesuvio al Mann, il fuoco della memoria continua a bruciare. E trova ora, nella figura di Francesco Sirano, un custode appassionato, uno stratega della cultura, un uomo che scava nel tempo per restituirci il futuro. Non è solo una nomina. È un atto di restituzione.
Il Mann, scrigno di meraviglie, snodo vivo del Mediterraneo e cassa armonica di tutte le civiltà, accoglie come suo direttore Francesco Sirano, archeologo, filologo, custode di mondi perduti e di visioni ritrovate. Una figura che da sempre lavora con il peso e la grazia della storia sulle spalle, con lo sguardo fisso sull’orizzonte della possibilità.
Sirano approda al vertice del Museo Archeologico Nazionale di Napoli con la credibilità di chi ha saputo coniugare rigore scientifico, visione politica della cultura e capacità gestionale. Dal 2017 ha diretto con mano salda e mente visionaria il Parco Archeologico di Ercolano, trasformandolo da sito di frontiera in modello internazionale di tutela, ricerca e partecipazione. A guidarlo, in ogni scelta, la consapevolezza che l’archeologia non è solo studio delle rovine, ma atto d’amore verso la vita.
Il suo nome è indissolubilmente legato al Grande Progetto Pompei, ambiziosa sfida di riscatto e rilancio del più celebre sito archeologico del mondo. Lì, Sirano ha operato nei momenti più delicati, collaborando alla messa in sicurezza di insule e percorsi, contribuendo a gettare le basi di una nuova stagione per il patrimonio campano. Ma è ad Ercolano, città della lava e del silenzio, che ha compiuto l’impresa più profonda: la rinascita di un sito archeologico attraverso un dialogo concreto e coraggioso tra pubblico e privato.
Al centro della sua azione, anche l’impegno costante per la legalità, la trasparenza amministrativa, la promozione di una cultura condivisa del bene comune. Sirano ha aperto le porte del Parco alla cittadinanza, alle scuole, alle associazioni, costruendo una rete reale di partecipazione. Ha parlato il linguaggio del territorio, ha difeso l’archeologia dall’indifferenza e dalla marginalità, facendo dell’accesso e dell’inclusione sociale un dovere etico, oltre che professionale.
La collaborazione con la Packard Humanities Institute, fondata da David W. Packard, ha rappresentato un unicum nel panorama internazionale. Non solo per la portata economica (oltre 20 milioni di dollari investiti), ma soprattutto per la qualità della visione: tutela integrata, ricerca multidisciplinare, accessibilità reale, apertura al territorio, inclusione sociale.
Sirano ha saputo rendere operativa quella che molti chiamano “archeologia pubblica”, facendola diventare, nei fatti, una politica culturale. Ha lavorato fianco a fianco con le comunità, ha trasformato la conservazione in un gesto quotidiano, ha fatto delle macerie un linguaggio, del patrimonio una voce.
Ora, la sua nomina al Mann è molto più che un incarico dirigenziale: è la chiamata a una missione. Il Museo, custode dei tesori di Pompei, Ercolano, Stabia, della collezione Farnese, dei reperti egizi, delle sculture e dei mosaici che raccontano secoli di civiltà, ha bisogno di una guida capace di continuare la straordinaria trasformazione iniziata da Paolo Giulierini.
Dopo la sua direzione, il museo ha trovato nella reggenza di Massimo Osanna una continuità colta e appassionata: l’archeologo e direttore generale dei Musei ha traghettato il Mann in questi mesi delicati con sapienza istituzionale e profondo senso di responsabilità, mantenendone il respiro alto, la progettualità viva, la centralità internazionale.
Sirano raccoglie ora questo testimone con naturalezza e determinazione, forte della sua esperienza e della sua visione. Nel suo curriculum si intrecciano la ricerca e la divulgazione, il senso del paesaggio e quello della parola: laureato con lode in Archeologia Classica alla “Federico II”, è stato autore di numerose pubblicazioni scientifiche, docente, direttore di scavi e progetti internazionali.
Ma è soprattutto un uomo che ha saputo trasformare ogni incarico in un gesto di cura. A Napoli, città di cui conosce i tremori e le grandezze, porta una consapevolezza rara: che il patrimonio è corpo vivo, che l’arte antica può ancora insegnarci a vivere, che i musei sono spazi dell’anima prima ancora che dell’esposizione.
Nel volto pensoso dei bronzi di Ercolano, nelle ombre danzanti del Gabinetto Segreto, nella luce morbida che accarezza l’Atlante Farnese, Francesco Sirano troverà la sua voce. Una voce che conosce il peso della cenere e la speranza della rinascita. E che ora, al Mann, si prepara a scrivere un nuovo capitolo: potente, necessario, visionario. Perché la bellezza non si conserva soltanto. La bellezza si agisce. Si protegge. Si difende con tenerezza e intelligenza. E si affida a chi, come lui, ne conosce il mistero profondo.
















