I saccheggi nella villa di Civita Giuliana a Pompei: danni stimati in quasi 2 milioni di euro

POMPEI. Preziose testimonianze archeologiche danneggiate, distrutte o finite sul mercato nero di oggetti antichi. In ogni caso perse per sempre, sottratte ingiustamente al patrimonio culturale condiviso dalla fredda violenza di chi ne ha voluto trarre solo profitto. È così che l’azione predatoria cui negli anni è stata sottoposta la villa suburbana di Civita Giuliana, contrada a nord di Pompei, ha prodotto danni che sono stati stimati in almeno 2 milioni di euro, tra danneggiamenti e furti.

Il dato è emerso in questi giorni, dopo l’annuncio del ritrovamento della cosiddetta “stanza degli schiavi” nel complesso rustico di Civita Giuliana. Lo scavo dell’ambiente e, più in generale, di tutta la villa rientra in un’attività che il Parco Archeologico di Pompei sta portando avanti insieme alla Procura della Repubblica di Torre Annunziata.

Proprio pochi mesi fa è stato rinnovato il protocollo d’intesa tra Procura e Parco per il contrasto alle attività di scavo clandestino nel territorio pompeiano, che vede impegnati anche il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale Campania e il Nucleo Investigativo Torre Annunziata dell’Arma dei Carabinieri.

La villa, attualmente scavata negli ambienti di servizio, era stata scoperta all’inizio del secolo scorso (1907-1908) dal marchese Giovanni Imperiale. Rientra tra le ville rustiche extra moenia che fanno parte del suburbio di Pompei a Nord di Porta di Nola.

In parte villa d’otium, in altra parte azienda agricola per la produzione dell’olio e del vino, il complesso negli anni è stato interessato da scavi clandestini, individuati nei cunicoli sotterranei da Carabinieri e Vigili del Fuoco, che avevano attraversato le pareti perimetrali agli ambienti recando danni al contesto archeologico.

L’esigenza d’interrompere l’attività criminale che privava di tesori di grande valore il patrimonio archeologico vesuviano ha fatto scattare l’iniziativa di avviare una nuova campagna di scavo che, sul piano della legalità, si sostituisse a quella clandestina.

La villa di Civita Giuliana, quindi, è dal 2017 oggetto di scavi stratigrafici che hanno restituito una serie di nuovi dati e scoperte a cui si è aggiunta ora la “stanza degli schiavi”. Purtroppo, anche in questo ambiente, una parte del patrimonio archeologico è andato perduto a causa dei cunicoli scavati dai tombaroli che, in tutta la villa, hanno creato un danno complessivo che è stato stimato in quasi 2 milioni di euro.

La buona notizia, però, oltre al proseguimento degli scavi che stanno riportando alla luce i tesori custoditi per duemila anni da questa splendida dimora di campagna è che alcuni dei pezzi trafugati nel corso degli anni sono stati recuperati dall’attività investigativa dei Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale. A maggio 2021, infatti, sono stati restituiti al Parco Archeologico di Pompei tre frammenti di un affresco sottratti proprio da Civita Giuliana.

«L’ulteriore significativo ritrovamento negli scavi di Civita Giuliana – dichiara il procuratore capo, Nunzio Fragliasso – è l’ennesima conferma della sinergia tra la Direzione del Parco Archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata e della efficacia del protocollo d’intesa stipulato tra le suddette Istituzioni».

«Quest’ultimo – aggiunge Fragliasso – con il prezioso apporto dell’Arma dei Carabinieri, ha portato, da un lato, alla condanna in primo grado degli autori degli scavi abusivi di Civita Giuliana e, dall’altro, al rinvenimento di beni archeologici di eccezionale rilevanza. In attuazione del suddetto protocollo continueranno le attività investigative e di ricerca, sia presso gli scavi di Civita Giuliana che presso altri siti di scavi archeologici abusivi ricadenti nel territorio di Pompei».

Marco Pirollo

Marco Pirollo

Giornalista, nel 2010 fonda e tuttora dirige Made in Pompei, rivista di promozione territoriale.

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