Dai resti umani di Ercolano nuove informazioni sulle abitudini alimentari degli antichi romani

ERCOLANO. Cosa si mangiava nell’antica Ercolano e, soprattutto, quali erano le differenze nutrizionali tra uomini e donne? È stato possibile rispondere a questa domanda grazie ad uno studio condotto con approccio bio-archeologico sugli scheletri rinvenuti negli anni ’80 nei fornici di Ercolano.

La ricerca ha in effetti confermato che c’erano profonde differenze nell’alimentazione degli uomini e delle donne di Ercolano ma, soprattutto, ha svelato che queste ultime erano dovute a fattori culturali, più che economici o abitudinari.

I risultati dello studio guidato dalla dottoressa Silvia Soncin e dal professor Oliver Craig sono stati pubblicati in un articolo apparso sulla rivista Science Advances. Il lavoro, svoltosi presso l’università di York, nel Regno Unito, ha visto la collaborazione, tra gli altri, del Parco Archeologico di Ercolano, del Parco Archeologico di Pompei e del Museo delle Civiltà di Roma.

I resti degli abitanti di Ercolano che nel 79 d.C. persero la vita cercando di fuggire dall’eruzione del Vesuvio offrono un’esperienza unica per esaminare i modi di vita di un’antica comunità che visse e morì insieme, “un’istantanea” di una popolazione di eccezionale valore archeologico.

A partire dagli anni Ottanta, sono stati ritrovati i resti di 340 individui nei fornici che si affacciano sull’antica spiaggia di Ercolano, dove questi si rifugiarono nel tentativo di sfuggire alla morte.

Questo straordinario raduno di vittime di una catastrofe naturale è di enorme interesse pubblico, ed offre anche l’opportunità di far migliorare in modo significativo le conoscenze della società romana attraverso l’applicazione di approcci bioarcheologici.

In questo studio, 17 degli individui recuperati dai fornici sono stati analizzati attraverso l’analisi degli isotopi stabili del carbonio e dell’azoto degli amminoacidi che compongono il collagene osseo al fine di ricostruirne la dieta con grande precisione.

Il professor Craig comunica che «Dalle fonti storiche si recepisce che spesso vi fosse un accesso differenziato alle derrate alimentari tra uomini e donne, ma raramente vengono forniti dati quantitativi e evidenze dirette. L’analisi degli amminoacidi ha permesso di quantificare tali differenze e di riflettere sulle cause».

Essenziale per la riuscita dell’analisi è stato anche un nuovo campionamento di resti botanici da Ercolano, cereali e legumi prelevati lo scorso settembre dalla dottoressa Soncin presso i magazzini del Parco Archeologico. I risultati isotopici ottenuti dai cereali, insieme a quelli del collagene di specie animali e marine provenienti da Ercolano, sono infatti stati utilizzati per il confronto con i valori determinati per gli umani.

Questo approccio ha permesso di evidenziare chiare differenze tra uomini e donne nel consumo di pesce e prodotti animali. In particolare, si è visto che gli uomini ad Ercolano ottenevano circa il doppio delle proteine dai prodotti della pesca di quante ne ottenevano le donne. Le donne, al contrario, consumavano in proporzione più prodotti animali rispetto agli uomini.

I dati dietetici di precisione, in termini sia di proteine che di calorie, ottenuti grazie a questo innovativo approccio bioarcheologico sono stati poi confrontati con quelli di popolazioni contemporanee e, in proporzione, il consumo di pesce ad Ercolano è risultato essere molto più alto di quello degli abitanti del Mediterraneo della seconda metà dello scorso secolo.

La dottressa Soncin riferisce: «Gli uomini probabilmente erano maggiormente impegnati nella pesca e in altre attività marittime, generalmente occupavano posizioni più privilegiate nella società e venivano liberati dalla schiavitù in età più giovane rispetto alle donne. Tutti questi fattori, probabilmente, facilitavano il loro accesso a prodotti alimentari più costosi, come il pesce fresco».

«La dieta seguita dagli antichi abitanti di Ercolano – interviene Francesco Sirano direttore del parco Archeologico – non ci racconta solo delle abitudini alimentari, ma ci mette anche di fronte ad una società organizzata secondo canoni assai diversi da quella odierna. Un mondo in cui l’accesso abitudinario a determinati alimenti dipendeva non dalla fame o dalla possibilità di acquisto, ma da fattori culturali: il genere, la condizione  sociale, la provenienza geografica dei componenti della comunità locale».

«Ercolano si conferma un laboratorio unico per l’avanzamento della conoscenza – aggiunge poi Sirano – non solo guardando al passato ma anche e soprattutto, direi, al futuro e alle mille possibilità di innovazione e di miglioramento della qualità della vita che possono derivare dall’attivazione degli insegnamenti della storia, piuttosto che dalla semplice raccolta di dati».

«Il Parco Archeologico di Ercolano – conclude il direttore – è impegnato nella promozione di studi internazionali intorno alla ricostruzione, sotto molteplici aspetti, di un mondo la cui vita cessò in poche ore, ma la cui memoria attiva risuona tuttora nella mente e nell’animo di chi voglia ascoltarla».

Marco Pirollo

Marco Pirollo

Giornalista, nel 2010 fonda e tuttora dirige Made in Pompei, rivista di promozione territoriale.

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