I depositi dei Granai del Foro: oltre 9mila reperti che raccontano la vita quotidiana a Pompei

POMPEI. Anfore, vasellame in terracotta, piccoli e grandi contenitori usati per il trasporto e gli scambi commerciali di alimenti e non solo. Ma anche capitelli, resti di colonne, antefisse, pezzi di tavoli in marmo e fontane da giardino.

Sono solo alcune delle meraviglie custodite nei depositi ospitati negli antichi granai del Foro di Pompei, che offrono un’autentica immersione tra i numerosissimi oggetti della vita quotidiana e i commerci che si svolgevano nella città antica prima che fosse travolta dall’eruzione del Vesuvio.

I Granai/depositi si aprono sul lato occidentale del Foro con otto aperture separate da pilastri in laterizio e molto probabilmente in antico svolgevano la funzione di mercato della frutta e verdura.

Oggi rappresentano il più importante magazzino archeologico della città e ospitano più di 9.000 mila reperti provenienti dagli scavi condotti a Pompei e nel suo territorio dalla fine del XIX secolo. Sono stati aperti al pubblico per la prima volta nel luglio 2021, offrendo una esperienza di visita straordinaria.

Custodiscono il vasellame in terracotta che veniva impiegato negli ultimi decenni di vita della città per svolgere le attività quotidiane, come pentole e fornelli per la cottura, brocche e bottiglie, e anfore, i grandi contenitori utilizzati per trasportare olio, vino e salse di pesce da tutto il Mediterraneo.

Sono esposte, inoltre, tavole in marmo e vasche per fontane che adornavano gli ingressi delle case e alcuni calchi di vittime dell’eruzione, oltre a quello di un albero.

L’edificio, scavato tra il 1816 e il 1822 fu costruito originariamente dopo il terremoto del 62 d.C. e forse non era ancora terminato al momento dell’eruzione.

Questa struttura diventerà un museo dedicato alla storia del Foro e delle attività artigianali che si svolgeva nella città, dove il visitatore potrà vedere non solo i reperti ma anche i calchi delle vittime con gli oggetti che queste portarono con sé durante la fuga (continua dopo il video).

«I Granai del Foro  – ha spiegato Luana Toniolo, archeologa del Parco archeologico di Pompei – è uno dei vari depositi archeologici della città. Pompei, infatti, per sua stessa natura, è caratterizzata da vari depositi che sono sparsi all’interno delle strutture archeologiche».

L’archeologa si sofferma poi sulla funzione di questo edificio: «I Granai sono chiamati così perché questa struttura è stata interpretata dagli studiosi come granaio. Oggi, in realtà non siamo più così convinti della funzione di questo edificio, perché è una struttura aperta, solo con dei pilastri, per cui se pensiamo alle cose conservate normalmente nei granai (come grano, frutta e verdura), qui non troverebbero adeguate condizioni di conservazione. Non sappiamo, però, quale fosse la sua funzione: tra le ipotesi, c’è quella secondo cui si potesse trattare di un edificio che ospitava docenti e scolari, una specie di scuola».

La storia dei Granai così come la conosciamo oggi, comincia nel XIX secolo: «La struttura – riprende Toniolo – cominciò ad essere allestita come deposito già verso la fine dell’Ottocento, però le foto che ci testimoniano la sua storia sono dell’età di Maiuri, quindi dell’inizio del Novecento. All’epoca questa struttura non aveva una copertura, per cui Maiuri espose sulle pareti una serie di reperti in marmo, quindi decorazioni architettoniche, mentre per terra vi erano macine, pesi, insomma elementi litici che possono “sopravvivere” senza grandi danni agli agenti atmosferici».

Neanche i Grani furono risparmiati dai danni bellici della Seconda Guerra Mondiale: «Questo edificio fu duramente colpito dai bombardamenti degli Alleati dell’agosto-settembre 1943. I Granai vennero fortemente colpiti, tanto che una stanza, la cosiddetta “sacrestia”, dove erano conservate le terrecotte arcaiche del Tempio di Apollo, venne distrutta letteralmente e parte delle terrecotte andarono perse. Anche la parte anteriore venne colpita – conclude l’archeologa –  in particolare tre dei pilastri oggi visibili vennero letteralmente rasi al suolo». Fonte foto: Parco Archeologico di Pompei.

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Redazione Made in Pompei

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Made in Pompei è una rivista mensile di promozione territoriale e di informazione culturale fondata nel 2010.

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