Bartolo Longo, il cammino verso la canonizzazione: «Il suo miracolo si ripete ogni giorno a Pompei»

POMPEI. «Il miracolo di Bartolo Longo? Eccolo, sono questi bambini: loro sono pietre di una Chiesa viva che produce carità, fede e speranza». Così la comunità educante del centro “Bartolo Longo” unita a tutta la Chiesa e ai fedeli di Pompei ha chiesto al Cardinale Marcello Semeraro, dal 15 ottobre 2020 Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in visita ieri a Pompei, di canonizzare il Beato Bartolo Longo.

Tutta la comunità di credenti della città mariana, infatti, spera che il fondatore del Santuario, delle opere di carità e della città nuova possa presto diventare Santo.

E oggi la richiesta è arrivata proprio da quei ragazzi e da quei bambini che Bartolo Longo tanto amò e che ancora oggi trovano protezione dai pericoli della società in quelle istituzioni, prima di tutto educative e poi anche caritatevoli, che Egli mise in piedi più di un secolo fa.

D’altra parte la causa di canonizzazione di Bartolo Longo, presso la Congregazione delle Cause dei Santi, ha avuto inizio molti anni fa e in tanti sperano che da un momento all’altro possa arrivare la svolta decisiva e notizia tanto attesa.

«Eminenza – ha detto il coordinatore del centro “Bartolo Longo”, fratel Filippo Rizzo, rivolgendosi al Cardinale – il miracolo vivente di sono questi bambini. Spesso scartati dalla società, essi in realtà sono i prediletti di Dio, della Madonna, del beato Bartolo Longo. Le chiediamo con deferente amore che il nostro beato, tramite questi bambini, diventi santo. Sono loro che lo chiedono».

Poi il religioso ha tratteggiato i contorni di quel miracolo di Bartolo Longo che a Pompei si ripete ogni giorno. «Oggi – ha detto – abbiamo 130 ragazzi provenienti dai paesi limitrofi. Il centro è semiresidenziale, la sera i ragazzi rientrano a casa. Ma il carisma del beato Bartolo Longo è rimasto intatto: continuiamo ad accogliere ragazzi con situazioni particolarmente difficili. In un anno abbiamo fatto 25 distribuzioni di generi alimentari per 200 famiglie povere e abbiamo consentito a oltre 20.000 persone di sedersi a tavola. Grazie soprattutto alla generosità di tanti amici benefattori che hanno donato a piene mani di tutto».

E ancora: «Le mamme di questi bambini vivono spesso a casa nella sofferenza e nel disagio più severo. Piangono nel silenzio e spesso non hanno più lacrime da versare, perché ne hanno versate troppe. Allora vengono qui, dalla Madonna, e portano i loro bambini affinché li preservi dal male, dai pericoli di una società che non conosce spesso i confini dì una vera moralità. Bartolo Longo ha prospettato per loro un futuro perché possano inserirsi onestamente nel mondo del lavoro».

«Eminenza – ha concluso fratel Filippo – porti al Santo Padre questo messaggio: dica che ha trovato il miracolo, il miracolo che porterà Bartolo Longo ad essere venerato Santo nella Chiesa Universale».

Il porporato è stato accolto dalle note della banda ed ha ricevuto in dono una pianta, una maglietta e una mascherina con la scritta “I Love Bartolo Longo”. Dopo essersi intrattenuto qualche minuto con i ragazzi ha quindi fatto visita alla cappella del centro educativo pompeiano.

«Al Santuario della Madonna di Pompei – ha detto il Cardinale Semeraro parlando ai giovanissimi – sono molto affezionato. Fin da piccolo, la preghiera della Supplica era un’abitudine nella mia casa e lo è ancora nella mia diocesi, dove la recitiamo tutti gli anni. Ieri sera ero a Latiano, città natale di Bartolo Longo, e son venuti il sindaco, il parroco, i sacerdoti “per fare il tifo” per Bartolo Longo, ma il miracolo c’è già – ha detto riferendosi al centro pompeiano – e di questo sono tanto contento. Certe cose le vedevo perché nella Basilica son venuto tante volte, ma non ero mai stato al centro “Bartolo Longo”. Appena l’arcivescovo me l’ha chiesto, ho detto subito di sì».

«Grazie eminenza per quello che ci ha detto, sappiamo che viene dal cuore» ha detto monsignor Tommaso Caputo, arcivescovo di Pompei. «E questa unità di sentimenti ci unisce attraverso quest’uomo straordinario, che anch’io ho riscoperto da quando sono a Pompei. Sono napoletano, ma bisogna proprio toccarle con mano queste pietre vive per comprendere chi è oggi Bartolo Longo, a quasi un secolo dalla sua morte. Ma lui continua a vivere qui a Pompei; e non sono le pietre ma sono le persone che vengono rinnovate attraverso di lui».

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Marco Pirollo

Marco Pirollo

Giornalista, nel 2010 fonda e tuttora dirige Made in Pompei, rivista di promozione territoriale.

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