Ruba una pietra dall’antica Pompei, la restituisce al Comune: «Scusate, appartiene alla vostra terra»

POMPEI. Un turista raccoglie “una pietra” come souvenir dell’area archeologica di Pompei: due anni dopo, pentito, la restituisce con tanto di scuse ma attraverso il Comune, che nei prossimi giorni la riconsegnerà al Parco Archeologico.

«Due anni fa a Pompei – è il messaggio senza firma arrivato qualche giorno fa all’ente municipale di piazza Bartolo Longo – presi arbitrariamente questa pietra da terra… è terra vostra, non mia ed è giusto che ritorni dove è stata “rubata”. Chiedo umilmente scusa».

Una lettera di scuse di un anonimo penitente, spedito insieme ad un pacchetto contenente una pietra di pochi centimetri trafugata dall’area archeologica di Pompei. Le poche righe scritte a mano dall’ignoto turista mostrano un’apparente, ma sincera, contrizione.

Non sono chiare le motivazioni che hanno spinto l’uomo, o la donna, a riconsegnare la pietra – molto probabilmente proveniente dal muro perimetrale di una casa romana – se non i “morsi di un rimorso” lungo due anni.

Il sindaco di Pompei, Carmine Lo Sapio, allarga le braccia nel commentare il fatto: «Resto sempre basito  quando accadono queste cose. Purtroppo, trafugare i reperti dalle aree archeologiche è diventata una deprecabile prassi. Chissà quante persone si sono macchiate dello stesso crimine pensando al contrario di fare un gesto innocuo, senza rendersi però conto di fare un torto alla storia e di contribuire alla deturpazione di un patrimonio culturale immenso».

«Invito costoro – continua il primo cittadino – alla redenzione e a riconsegnare a noi o direttamente al Parco Archeologico i reperti trafugati». Lunedì, nel corso della presentazione alla stampa dell’Antiquarium pompeiano, il sindaco di Pompei, riconsegnerà la pietra al direttore generale del Parco Archeologico, Massimo Osanna.

Non è la prima, volta, purtroppo, che visitatori degli Scavi hanno la balzana idea di trasformare i reperti archeologici nei propri personali souvenir. Solo pochi mesi fa una coppia canadese restituì ai carabinieri degli Scavi di Pompei un pezzo di anfora e dei tasselli di mosaico.

In quel caso, però, più che dal pentimento, il gesto fu dettato dalla scaramanzia. I due si erano detti convinti, infatti, che i reperti fossero “maledetti” e che avessero negativamente condizionato le loro esistenze.

È la cosiddetta sindrome della “maledizione di Pompei”: la diffusa credenza vuole che rubare i reperti, più o meno preziosi, dalla città antica distrutta dal Vesuvio nel 79 d.C. sia considerato un gesto di malaugurio, peggiore che rompere uno specchio o passare sotto a una scala. Ma spesso accade che ci si renda conto delle conseguenze di questo gesto (il furto di reperti archeologici) solo dopo averlo compiuto.

Si tratta solo di leggende metropolitane, retaggi di antiche credenze e superate superstizioni? (quasi) sicuramente sì. Fatto sta che ogni anno arrivano da ogni parte del mondo plichi contenenti vari reperti trafugati da Pompei anche quaranta o cinquant’anni prima.

E quasi sempre sono accompagnati da descrizioni di avvenimenti drammatici che l’autore del furto, desideroso poi di sbarazzarsi quanto prima del “maltolto”, associa ai pezzi rubati.

Maledizione o no, però, la cosa più intelligente da fare resta sempre quella di rispettare il patrimonio culturale e di tenere le mani (e le borse) a posto quando si visita Pompei o un altro qualsiasi sito archeologico: lo impone la legge e, ancora, prima la coscienza civica che tutti dovrebbero possedere.

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Marco Pirollo

Marco Pirollo

Giornalista, nel 2010 fonda e tuttora dirige Made in Pompei, rivista di promozione territoriale.

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