Nel 1980 il terremoto che sconvolse la Campania: il sisma lasciò il segno anche a Pompei

POMPEI. La sera del 23 novembre 1980 le lancette degli orologi si fermarono sulle 19.34: fu in quel preciso momento che un terremoto di magnitudo 6.9 (X grado scala Mercalli) sconvolse l’Irpinia e tutta la Campania con la sua potenza devastante che costò la vita a quasi tremila persone, fece circa 8.900 feriti e creò oltre 280mila sfollati.

Anche Pompei risentì degli effetti drammatici di quella tragedia. Si contarono diversi edifici danneggiati dalla scossa ma, soprattutto, oltre 3mila persone sfollate: una cifra sicuramente considerevole, anche se il sisma colpì solo parzialmente la città degli scavi.

Una parte fu ospitata negli edifici scolastici del Comune, mentre un’altra parte trovò riparo negli alberghi cittadini, messi a disposizione da un’ordinanza della Prefettura.

I danni subiti dagli edifici non furono ingenti, ma le misure di sicurezza e di ospitalità si resero necessarie per evitare le conseguenze delle eventuali successive scosse di assestamento che solitamente seguono i grandi terremoti.

A sei mesi dall’evento sismico 48 delle famiglie sfollate che non potevano più tornare nelle proprie abitazioni furono sistemate nelle case pubbliche Iacp di via Nolana.

Altre 7 famiglie, invece, vivevano ancora in roulotte sistemate in via Masseria Curato. Tra i provvedimenti d’urgenza attuati c’era anche un contributo mensile per le famiglie che ospitavano congiunti “terremotati”.

La situazione tornò alla completa normalità soltanto dopo tre anni, quando alcuni sfollati passarono dalle roulotte alle case Iacp, mentre altri lasciarono definitivamente Pompei.

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L’esperienza del terremoto fu però segnante per la città mariana: da quel tragico evento nacque l’idea di istituire a Pompei il primo nucleo di Protezione Civile, che vide la luce nel febbraio del 1981.

Subito dopo il sisma del 1980 e nelle settimane successive, infatti, il comando di polizia municipale di Pompei gestì la situazione come un vero corpo di Protezione Civile ante litteram, offrendo un riparo a chi aveva abbandonato l’abitazione, pasti caldi e latte per i bambini.

Fu prestato aiuto ad anziani rimasti bloccati in casa, mentre fu portato soccorso nelle zone periferiche della città e anche a Gragnano, Comune che registrò circa 10 vittime.

Così ricorda quel tragico evento Romeo Spera, all’epoca in forza al corpo di polizia municipale e dal 1981 per circa trent’anni a capo della Protezione Civile di Pompei.

«Erano le 19,34 del 23 novembre 1980 – racconta – e mi  trovavo presso il bar Excelsior di via Piave. Le porte del locale erano aperte perché erano stati dei giorni dalla temperatura molto mite. Ad un certo punto la terra tremò. Un espositore per le confezioni di biscotti improvvisamente fu sbalzato in strada».

Gli attimi successivi furono determinanti: «Il panico che seguì la scossa, segnò anche una vittima: un uomo anziano perse la vita in seguito ad un infarto, occorsogli per lo spavento. Capimmo subito che si trattava di un’emergenza, anche abbastanza grave: corsi subito a casa ad indossare la divisa da vigile urbano».

«Il primo passo- ricorda ancora Spera – fu quello di ispezionare il territorio. Poco dopo l’evento fu accertato il crollo delle mura di quella che allora era l’esattoria comunale. Poi in via Lepanto fornimmo aiuto ad una donna anziana bloccata nella propria abitazione insieme con la figlia».

Il sisma così drammatico però servì da monito: «Da quell’evento nacque l’idea di istituire il corpo della Protezione Civile e la nostra città – sottolinea Spera – fu la prima ad essere dotata del servizio, che fu affidato a me ed alla direzione politica dell’allora assessore Guglielmo Loster, che per dieci anni l’ha diretta e portata ad alto livello». (Foto: FotoPress Pompei)

Marco Pirollo

Marco Pirollo

Giornalista, nel 2010 fonda e tuttora dirige Made in Pompei, rivista di promozione territoriale.

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