Pompei, le grandi aziende scomparse: la Segheria Nastrucci, fabbrica di imballaggi in legno

POMPEI. Nelle mie ricerche precedenti ho raccontato di diverse attività presenti a Pompei, che con il passare del tempo sono scomparse definitivamente dal  territorio e dalla nostra memoria, come il pastificio Balsamo e l’Albergo Ristorante d’Italia: entrambe erano state fiore all’occhiello del comparto commerciale del paese.

Oltre alle due menzionate vi era la segheria “Nastrucci” che fino agli anni ‘60 fu  una grande realtà, ma soprattutto, grazie al cospicuo numero di operai presenti in essa, fu anche fonte di sostentamento per parecchie famiglie pompeiane. L’azienda nacque nel 1909 per opera del commendator Antonio Nastrucci, ubicata sulla via Astolelle n. 79, al confine con le Ferrovie dello Stato in località Sant’Abbondio.

Essa in principio eseguiva imballaggio intrecciato (ceste) per frutta e prodotti agricoli in genere ed formata da un primo stabile al pian terreno sul lato strada e da un capannone adiacente a forma di “L”, destinato all’intreccio del legno; completava la struttura un’area che consentiva lo scarico del legno prima di essere trasformato in semilavorati.

Antonio Nastrucci ebbe quattro figli maschi (Mario, Vittorio, Guglielmo e Amleto). Guglielmo (galleria foto a fine articolo) e Amleto furono quelli che continuarono e ingrandirono l’azienda familiare, realizzando sul primo stabile il secondo piano dove vennero ubicati gli uffici e ampliando il capannone esistente, facendolo diventare a forma di “F”(galleria foto a fine articolo).

Dalla società di entrambi nacque la “G&A Nastrucci”, dove “G.” stava per Guglielmo e “A.” stava per Amleto, come si evince dal marchio n. 58163 depositato l’11 luglio del 1938 (foto in galleria).

I due fratelli aggiunsero alla produzione delle ceste anche il legno per imballaggi, le mollette per i panni, le forme per le scarpe, le scope, ecc., ma il loro pezzo forte fu la produzione di cassette di legno per frutta ed ortaggi.

Inoltre realizzarono un tipo di cassa pieghevole per imballo, particolarmente adatta per il trasporto delle banane (fonte: dal bollettino della proprietà intellettuale per la registrazione dei marchi dell’anno 1938).

L’opificio pompeiano, grazie alla grande produzione e alla massiccia vendita sul tutto il territorio (favorita anche dalla vicinanza della stazione dei treni dello Stato e soprattutto anche dalle sue seghe elettriche, macchinari all’avanguardia per la lavorazione dei grandi tronchi di legno) fu anche menzionato nell’Annuario Politecnico delle Industrie italiane dell’anno 1942/43 (pubblicazione di pregio per le industrie di quegli anni).

La segheria Nastrucci continuò la sua attività fino agli anni ’60 del Novecento. Poi, a causa dello scioglimento della società tra i due fratelli (Amleto, tra l’altro, fu proprietario per diversi anni anche dell’Hotel Amleto in via Bartolo Longo), chiuse definitivamente i suoi battenti.

Nelle foto in galleria (di Foto Press Pompei e Made in Pompei) si vede quello che resta oggi dello stabile su via Astolelle dove campeggia ancora la scritta “Segheria Nastrucci”.

L’area dove sorgeva l’insediamento industriale fu venduta al Santuario di Pompei (come avvenne per il pastificio Balsamo) e l’allora vescovo, mons. Aurelio Signora, ebbe l’idea geniale di crearci un oratorio giovanile dedicato a San Paolo, con il supporto di valenti sacerdoti come don Barbato e don Parrone, che ne seguirono la crescita e le numerose attività religiose, sportive e ricreative.

All’interno del centro vi era addirittura un teatro e una piccola cappella in cui venivano periodicamente celebrate le messe. Inoltre, con l’abbattimento di alcuni capannoni (in quanto divenuti fatiscenti), fu realizzato un campo di calcio che dava la possibilità a tutti i giovani pompeiani di effettuare partite e tornei amatoriali.

Ai due sacerdoti succedette in seguito don Scarnecchia, che lo diresse per diversi anni, fino alla chiusura definitiva. Per alcuni anni la struttura fu anche una “succursale” della vicina scuola media “Matteo Della Corte”, ospitando circa dieci classi nei locali situati tra il primo e il secondo piano.

Ora, di quel luogo dove tanti adolescenti e ragazzi correvano e giocavano spensierati non rimane più nulla, in quanto il Santuario da pochi anni lo ha ceduto in fitto ad un grande supermercato, trasformando la finalità sportiva e ricreativa in commerciale. Nell’area dove sorgeva il campo di calcio ora vi è il parcheggio del supermercato.

Anche la favola della segheria Nastrucci e del centro San Paolo è arrivata dunque al termine, ma potremo sempre dire con un po’ di rammarico: “c’era una volta” un luogo che ha dato tanto a molte famiglie e giovani di Pompei e che oggi purtroppo non esiste più. Resta solo un ricordo che man mano sbiadisce fino a scomparire per sempre.

Ringrazio la famiglia Nastrucci ed in particolare la signora Rosamaria Nastrucci, per la concessione della foto del papà e il signor Pasquale Vitiello, che mi hanno permesso di realizzare l’articolo, fare un po’ di chiarezza sull’argomento e mettere in luce soprattutto un aspetto importante: che senza memoria non vi è futuro.

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Luigi Ametrano

Luigi Ametrano

Imprenditore alberghiero con la passione per la scrittura e la storia recente di Pompei

Un pensiero riguardo “Pompei, le grandi aziende scomparse: la Segheria Nastrucci, fabbrica di imballaggi in legno

  • 20 Novembre 2020 in 09:56
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    Grazie Luigi per la tua passione e dedizione,mi hai restituito un pezzo del mio passato…con immensa gratitudine Lalla Nastrucci

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