Emergenza coronavirus: Scavi di Pompei chiusi fino al 3 dicembre 2020

POMPEI. Ci risiamo. Quell’incubo che speravamo non dovesse tornare mai più purtroppo si è trasformato di nuovo in una triste realtà. A partire da domani, infatti, 6 novembre 2020 e almeno fino al 3 dicembre 2020, gli scavi archeologici di Pompei, così come tutti i siti di pertinenza del Parco archeologico, resteranno chiusi al pubblico, alla luce di quanto disposto dall’ultimo decreto del Governo.

La chiusura della Pompei antica, così come di tutti i musei italiani, è una delle misure intraprese per fermare l’epidemia da coronavirus sul tutto il territorio nazionale.

“In conformità al nuovo Dpcm del 3 novembre 2020 – si legge sul sito e sulla pagina Facebook del Parco – per la prevenzione della diffusione del contagio da Coronavirus, tutti i siti di competenza del Parco Archeologico di Pompei resteranno chiusi dal 6 novembre fino al 3 dicembre 2020”.

Uno scenario purtroppo già vissuto la scorsa primavera, quando gli Scavi rimasero chiusi per tutto il periodo del lockdown, dal 7 marzo al 25 maggio 2020. Le immagini spettrali e, soprattutto, inedite della città antica senza turisti fecero il giro dei media di tutto il mondo.

Immagini forse ancora più incredibili, se si pensa che nei periodi primaverili Pompei pullulava di visitatori, tra crocieristi, gite scolastiche e singoli visitatori, che arrivavano a toccare anche le 15mila presenze al giorno.

La riapertura al pubblico dei cancelli lo scorso 26 maggio, con tutte le misure di sicurezza adottate, sembrò avere quasi il sapore di una rinascita, del risveglio da quello che era sembrato soltanto un brutto sogno.

Un brutto sogno nel quale invece siamo ripiombati all’improvviso, troppo presto. La diffusione del coronavirus ha imposto di nuovo una decisione così drastica e dolorosa. Non solo a Pompei, ovviamente, ma in tutta Italia.

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo ha infatti comunicato che dal 5 novembre al 3 dicembre 2020 sono sospese le mostre e i servizi di apertura al pubblico dei musei, degli archivi, delle biblioteche, delle aree archeologiche e dei complessi monumentali.

«Viviamo un momento di grande incertezza. Stiamo attraversando una delle crisi più gravi della storia recente. Il mondo è cambiato, e con esso le nostre abitudini e quelle delle nostre società. La cultura e il turismo, che insieme rappresentano il 20% del Pil italiano, sono tra i settori maggiormente colpiti dalle conseguenze della pandemia e saranno probabilmente tra gli ultimi a recuperare un ritorno alla normalità».

Così il ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, ha aperto il proprio intervento al G20 Cultura sotto la presidenza dell’Arabia Saudita.

Ricordando i numerosi interventi messi in campo dall’Italia a ristoro del mondo della cultura, il ministro ha sottolineato che «proprio in un momento così difficile come quello attuale, i valori universali della cultura possono costituire le fondamenta sulle quali costruire una rinascita basata sulla tutela del patrimonio culturale sia dalle minacce tradizionali, come i conflitti, il terrorismo e il traffico illecito, sia da quelle emergenti, come il cambiamento climatico, senza dimenticare le sfide poste dall’uso di nuove tecnologie e dalla rivoluzione digitale».

Per questo motivo, ha proseguito il ministro, «dobbiamo essere aperti al trasferimento e alla condivisioni di saperi e conoscenze. Questi saranno i temi che la presidenza italiana desidera porre al centro del prossimo G20 Cultura e sui quali raccoglieremo proposte e riflessioni dai membri del G20 e dalla società civile dei loro Paesi».

«La crisi pandemica – ha aggiunto il ministro – che ha messo in stallo l’intero pianeta, ha messo in evidenza la debolezza e la precarietà delle società moderne, dimostrandone a contempo la resistenza. La storia ce lo insegna: ogni crisi porta a una rinascita e a nuove opportunità. Per affrontare una sfida globale – ha concluso il Ministro – serve una risposta globale».

Si ripropone, dunque, per la Pompei contemporanea la stessa sfida già vissuta nei mesi scorsi: affrontare i mesi a venire facendo i conti con la possibilità che venga meno il proprio motore economico, ovvero il turismo legato alla visita della città antica.

Uno scenario già vissuto per la prima volta la scorsa primavera ma che, tuttavia, è stato superato (non senza difficoltà e non senza lasciare strascichi pesanti) in maniera resiliente dal tessuto imprenditoriale locale.

Ma può, una città che vive di turismo, rinunciare alla propria linfa vitale così tante volte e per così tanto tempo? Può Pompei superare anche questa? Solo il tempo potrà dare una risposta (certa) a queste domande.

Redazione Made in Pompei

Redazione Made in Pompei

Made in Pompei è una rivista mensile di promozione territoriale e di informazione culturale fondata nel 2010.

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