Raccoglimento e commozione alla Messa per le vittime del Covid e per i defunti in quarantena

POMPEI. Raccoglimento e commozione, ieri, in occasione della santa messa celebrata a Pompei in suffragio delle vittime del Covid-19 e, più in generale, di chi è scomparso durante il periodo di quarantena e che non ha potuto ricevere il conforto del funerale.

«Ci ritroviamo stasera attorno all’altare, davanti alle spoglie mortali del Beato Bartolo Longo, il primo cittadino di questa nuova città, da lui stesso fondata, per ricordare, nella preghiera, i nostri concittadini morti in questi mesi, per i quali non è stato possibile celebrare le esequie; come anche per esprimere affetto e vicinanza alle loro famiglie, che sono qui presenti e che saluto con affetto».

Lo ha detto l’arcivescovo di Pompei, Monsignor Tommaso Caputo, nell’introdurre ieri, mercoledì 10 giugno 2020, la Messa in suffragio di chi è scomparso in questi mesi così difficili.

La celebrazione si è svolta alla presenza dell’urna contenente le spoglie mortali del Beato, collocata davanti l’altare così che i fedeli, e in modo speciale i familiari dei defunti, hanno potuto affidare i loro cari all’intercessione del Fondatore della città. Presenti alla messa solenne anche le autorità civili, tra cui il commissario straordinario del Comune di Pompei, Santi Giuffré.

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«Tanti dei fratelli e delle sorelle presenti – ha detto poi il Prelato nella sua omelia – hanno sperimentato quel dolore senza confini degli addii mancati in punto di morte ai loro cari; delle carezze rimaste nel cuore, delle mani che si agitavano nel vuoto, senza toccare e senza trasmettere, neppure per l’ultimo istante, il calore della vita».

«È stato qualcosa di inumano questo congedo» ha detto poi monsignor Caputo, aggiungendo: «Un congedo che non ha risparmiato chi li ha visti partire, da lontano, per un’ultima meta che solo la fede sottraeva a una destinazione oscura e ignota».

Un’esperienza dolorosa e toccata con mano anche dalla comunità religiosa pompeiana, che ha visto la scompoarsa di tre suore durante la quarantena, come ha detto l’Arcivescovo proseguendo nell’omelia: «Anche la comunità del Santuario è stata toccata nel vivo e da vicino, con la morte di Suor Maria Marcella, Suor Maria Lidia e Suor Maria Gregoria. Noi sappiamo che quel cammino isolato delle bare dei nostri cari, non era affatto un cammino verso l’ignoto. Intorno ad essi, proprio in quei momenti, si è accesa, più forte che mai, anche per le nostre preghiere, la luce della fede. E Maria ha fatto loro compagnia per tutti noi, ha dato Lei per noi il bacio alla vita che si spegneva. È stata Lei il conforto nell’ora dell’agonia».

«A noi che restiamo – ha quindi esortato l’Arcivescovo – il compito di ricostruire il domani, un domani che faccia tesoro della difficile esperienza vissuta e ci renda migliori, come singoli e come comunità, per uscire da questa crisi più uniti. Domenica 31 maggio, Papa Francesco ha pregato perché “abbiamo il coraggio di cambiare, di essere migliori, di essere migliori di prima e poter costruire positivamente la post-crisi della pandemia”».

«Sembrano parole pronunciate per noi – ha concluso monsignor Caputo – Noi, che, come cittadini di Pompei, siamo chiamati a “costruire la città terrena ad immagine della città celeste, famiglia unita e concorde…”, come ci ha insegnato il mio amato predecessore, il Servo di Dio Francesco Saverio Toppi». Foto Giovanni Angellotto. Fonte: Santuario

Redazione Made in Pompei

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Made in Pompei è una rivista mensile di promozione territoriale e di informazione culturale fondata nel 2010.

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