Ecco perché Bartolo Longo volle che Via Lepanto si chiamasse così

POMPEI. Chi risiede nel Comune di Pompei si sarà sicuramente chiesto perché una delle principali strade della nostra città è denominata “via Lepanto”. Ebbene, una risposta c’è: la strada originariamente si chiamava “via Provinciale  per le Calabrie”, ma verso il 1932, circa quattro anni dopo l’autonomia del Comune di Pompei (1928), i commissari Fucci e poi Bianchi raccolsero quello che era il desiderio del Beato Bartolo Longo è cioè di denominarla Via Lepanto, così com’è ancora oggi.

Il fondatore delle opere mariane, infatti, dopo tante peripezie e difficoltà burocratiche (in quanto la strada attraversava due provincie, quella di Salerno e quella di Napoli, oltre a segnare i confini di Torre Annunziata e Scafati) il 5 ottobre del 1926 morì e non riuscì a compiere il suo disegno.

Per il Beato la nuova Pompei era un simbolo del soprannaturale, rappresentava l’affermazione del Santo Rosario: nel suo cuore, quindi, riecheggiava la vittoriosa Battaglia di Lepanto e voleva che la Via Provinciale per le Calabrie, che passava proprio davanti al Santuario della Madonna (al centro della foto di copertina, datata anni ‘60) fosse denominata proprio “Via Lepanto”.

Il nome fa riferimento alla località greca Lepanto, il cui porto, il 7 ottobre del 1571 fu teatro di scontri tra Cristiani e Turchi. La flotta Cristiana, inferiore per numero e armamento, riuscì a prevalere su quella turca. In Italia e in Europa i Cristiani attribuirono la vittoria sui Turchi alla potente intercessione della Vergine del Rosario che era intervenuta in soccorso ad aiutare la Lega Santa in difficoltà in quanto a corto di uomini e mezzi.

In quegli stessi istanti, l’allora pontefice San Pio V, ebbe la visione della vittoria: cori di Angeli intorno al trono della Beata Vergine che teneva in braccio il Bambino Gesù e in mano la Corona del Rosario. Si inginocchiò per ringraziare il Cielo e ordinò per il 7 ottobre di ogni anno una festa in onore della Vergine delle Vittorie (inizialmente detta di S. Maria della Vittoria), poi denominata da Gregorio XIII in Madonna del Rosario.

Non è un caso, d’altra parte, che la Supplica scritta dal Beato inizi proprio con “O Augusta Regina delle Vittorie…”. Il riferimento è proprio alla vittoria di Lepanto, a quella Regina che poi, quasi alla fine della preghiera, viene definita anche “porto sicuro nel comune naufragio” e “torre di salvezza negli assalti dell’inferno”, in relazione alla sua esperienza caratterizzata dall’incontro col Maligno.

Nella seconda foto c’è una rara cartolina del 1900 realizzata per la processione del 7 Ottobre in occasione della festa giubilare del Santuario di Pompei, in cui vi è raffigurata “l’epopea del Rosario a Lepanto”. Nell’immagine commemorativa si osserva Marcantonio Colonna in alto a sinistra della nave ammiraglia che spiega il vessillo ricevuto da Pio V in segno di vittoria sulla nave dei turchi, che affonda sotto i colpi di cannone della flotta cristiana (in basso a destra).

Nella terza foto, infine, c’è lo stendardo di Lepanto presente sul vessillo che venne consegnato a Marcantonio Colonna nel giugno 1570, fu realizzato dal pittore Girolamo Siciolante da Sermoneta su incarico del cardinale Onorato Caetani, suo mecenate e amico. Fu eseguito con la tecnica della pittura a tempera su seta pregiata, con sfondo rosso e bordatura in oro, nel quale è rappresentata la scena di Gesù sulla croce tra gli apostoli San Pietro e San Paolo, avente in basso la scritta a lettere d’oro in hoc signo vinces.

Luigi Ametrano

Luigi Ametrano

Imprenditore alberghiero con la passione per la scrittura e la storia recente di Pompei

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