Il teschio di Plinio il Vecchio: un “cold case” durato 120 anni

POMPEI. Potrebbe essere proprio di Plinio il Vecchio il “misterioso” cranio conservato presso il museo dell’Accademia di Arte Sanitaria di Roma (foto Ansa/Cionci). Il “cold case” dai contorni storico-archeologici sarebbe stato finalmente risolto, a quasi 120 anni dal ritrovamento dei resti, dai risultati di analisi isotopiche (sullo smalto dei denti) e osteologiche (sulla calotta cranica), durate circa due anni, coordinate dal giornalista Andrea Cionci e condotte da un team formato da esperti del Cnr e delle Università “Sapienza” di Roma, di Firenze e di Macerata.

L’esito dello studio è stato presentato a Roma, nell’ambito del convegno sui 100 anni dell’Accademia, ma se ne è parlato anche a Pompei, nel corso di un convegno a palazzo De Fusco. Del resto la figura di Plinio il Vecchio è stata fondamentale nella storia della tragica fine di Pompei e delle altre città vesuviane.

Quando nel 79 d.C. il Vesuvio diede fondo a tutta la sua potenza distruttiva Plinio era capo di stato maggiore della Marina romana e comandava la flotta ormeggiata a Capo Miseno. Intuì la portata della catastrofe e mobilitò le sue quadriremi per salvare i cittadini ammassati sulla costa da Ercolano a Stabia: fu la prima operazione di Protezione Civile della storia.

Sulla questione è intervenuto l’ingegnere Flavio Russo, che con i libri “79 d.C., Rotta su Pompei” e “Era Plinio?” ha offerto un contributo determinante alla ricostruzione storica delle ultime ore di vita dell’ammiraglio romano e, soprattutto, ha fornito elementi utili ad avviare le indagini scientifiche sull’effettiva appartenenza o meno a Plinio dei resti conservati a Roma, che hanno messo fine a un controverso enigma protrattosi dal 1901.

Il convegno Plinio il Vecchio: ecco la verità

Gli esami isotopici sullo smalto dei denti hanno confermato che si tratta di un soggetto cresciuto nei luoghi natii di Plinio (ovvero Como), mentre quelle osteologiche sul cranio hanno provato che apparteneva ad una persona di 56,2 anni di età e sappiamo che Plinio aveva 56 anni compiuti quando perse la vita per salvare le vittime dell’eruzione. «Con una quasi assoluta certezza – ha quindi detto Flavio Russo – quel teschio, oltre ai suoi 37 libri, è quanto resta del grande naturalista romano».

L’ingegnere ha poi ripercorso le principali tappe della vicenda: «Giusto 120 anni or sono durante degli scavi archeologici privati intrapresi dall’ingegner Gennaro Matrone, a poca distanza dall’attuale foce del Sarno, tornarono alla luce insieme ai ruderi di una villa romana e di pertinenze portuali, anche una settantina di scheletri appartenenti a vittime dell’eruzione del 79 d.C.

«A brevissima distanza dal gruppo – prosegue – si scorsero i resti di un personaggio senza dubbio preminente, con indosso tra collana, armille e anelli oltre un chilo e mezzo di oro, con al fianco un vistoso gladio dall’elsa d’avorio e di ambra con incisioni e puntale in oro al pari degli ornati a forma di conchiglia sul fodero. La singolarità del rinvenimento e la valutazione dei suoi tanti preziosi ornamenti come distintivi di un altissimo grado militare, fecero ravvisare in quelle povere ossa le spoglie di Plinio il Vecchio».

«Ma la sagace interpretazione – conclude Flavio Russo – fu presto dileggiata con sufficienza culturale. La logica cedette il posto alla pseudo-cultura e della suggestiva identificazione non se ne parlò più. Il Matrone trattenne il teschio, serbando in cuor suo la confortante certezza che fosse quello di Plinio il Vecchio. Non a caso con tale indicazione lo stesso teschio è custodito nel Museo dell’Arte Sanitaria di Roma, in una apposita teca, dopo esservi pervenuto per vie tortuose quanto incerte». Ma il tempo è galantuomo e 120 anni dopo è arrivata la conferma dell’intuizione di Gennaro Matrone, cui si deve la scoperta del cranio di Plinio.

Marco Pirollo

Marco Pirollo

Giornalista, nel 2010 fonda e tuttora dirige Made in Pompei, rivista di promozione territoriale.

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