Pompei, quando le bilance pesapersone dei fratelli Iozzino incantavano i bimbi

La pesapersone era di alta precisione. Chi voleva pesarsi doveva inserire una moneta da 10 lire e il gioco era fatto





POMPEI. Era la fine degli anni ‘40 del secolo scorso quando fece la comparsa su piazza Bartolo Longo, ed esattamente adiacente al Palazzo Iozzino, la bilancia pesapersone che lasciò di stucco i pompeiani affascinati da quell’oggetto meccanico che per l’epoca era una vera novità. I bimbi di allora, nonni di oggi, raccontano che erano ammaliati dal  movimento delle lancette colorate che di botto si fermavano per dare il peso esatto e dal rumore sordo che effettuava il macchinario per la stampa del biglietto.

Chi voleva pesarsi doveva inserire una moneta da 10 lire e il gioco era fatto. La bilancia era veramente all’avanguardia, fu installata per la prima volta a Pompei dai fratelli Arturo e Umberto Iozzino, proprietari del palazzo e dei negozi su via Piave. La pesapersone era di alta precisione, con distribuzione di biglietti agli utenti. In seguito, nei primi anni ’50, i fratelli Iozzino sostituirono il macchinario con due altre bilance.

La ditta costruttrice delle macchine era la Alessandro Vandoni di Milano, Casa fondata nel 1925. Il modello era “Avi”, di colore rosso scuro, con piattaforma di marmo nero e il costo fu di 130.000 lire cadauna: furono istallate, rispettivamente, una all’angolo di via Lepanto, dopo il negozio di souvenir e l’altra su via Piave, accanto al portone d’ingresso del palazzo.

Man mano, con l’avvento della tecnologia, le due bilance furono dotate di disco sonoro parlante e i biglietti rilasciati agli utenti non erano più stampati per pressione sul cartoncino ma con l’inchiostro, recavano l’ora esatta, il peso, i numeri da giocare al lotto e anche una giocata di tredici partite al Totocalcio (fu aggiunta una tredicesima partita a partire dal concorso numero 20 della stagione 1950-1951, da cui derivò l’espressione “fare tredici al Totocalcio”). Le bilance rimasero in attività fino alla fine degli anni ’70, poi furono rimosse.



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Luigi Ametrano

Imprenditore del settore alberghiero, appassionato della storia moderna di Pompei e collezionista di fotografie, libri, cartoline e altri oggetti d'epoca.

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