Osservare la Cina con gli occhi del Mann

A Napoli la mostra “Il contemporaneo per l’archeologia: artisti cinesi al Mann” promossa dallo Zhejiang Art Museum





NAPOLI. Legare Oriente ed Occidente, confermando l’attenzione che il Museo Archeologico Nazionale dedica alla Cina: si svolge nelle Sale degli Affreschi, da fino al 10 febbraio 2020, la mostra “Il contemporaneo per l’archeologia: artisti cinesi al Mann”, promossa dallo Zhejiang Art Museum.

Un’incursione non nuova, da parte del Museo, nella cultura del paese del dragone: è passato un anno, infatti, dal vernissage della grande esposizione “Mortali Immortali. I tesori del Sichuan nell’antica Cina” (dicembre 2018/marzo 2020) che ha presentato, per la prima volta in Europa, 130 reperti, databili dall’età del bronzo (II millennio a.C.) fino all’epoca Han (II secolo d.C.); nella scorsa primavera, ancora, le collezioni museali sono state arricchite dallo sky ladder Cai Guo-Qiang, che ha allestito la sua personale a seguito “dell’esplosione” realizzata nell’Anfiteatro di Pompei.

Grazie all’exhibit “Il contemporaneo per l’archeologia”, il Mann si proietta verso il 2020, anno del “Topo”, con un percorso particolare, dotto e curioso: circa settanta opere sono presentate in tre diverse sezioni, intitolate, rispettivamente, “Immaginazione antica”, “L’evidenza dell’immagine sulla storia” ed “Incidendo nel tempo”. Punto di partenza della mostra, il dialogo tra Oriente ed Occidente, giocando sui soggetti e sugli elementi costitutivi delle opere: i sei artisti contemporanei, che espongono nella prima sezione, realizzano i propri lavori in carta, con un riferimento all’origine storica della lavorazione e della fabbricazione di questo materiale.



Tra le più particolari creazioni, presentate all’inizio della mostra, “There is no Essence- Hercules”, riproduzione dell’Ercole Farnese firmata da Ho Yoon Shin (classe 1975, famoso per le sue sculture in carta e metallo); la riproposizione (rigorosamente cartacea) della figura michelangiolesca della “Notte” delle Cappelle Medicee, così come le divertenti teste “sfogliabili”, “stretch” ed “apribili” di Li Hongbo; il lavoro “The evolution series” di Qiu Zhijie, che ricrea, su una superficie cartacea, le impronte dei fossili.

Nella seconda parte dell’exhibit, predomina il fascino degli antichi libri cinesi (alcuni risalgono alla dinastia Han ed alla dinastia Ming), pregiati per rilegatura, fattura, filigrana ed illustrazioni: queste opere sono messe a confronto con la reinterpretazione in chiave contemporanea di Zhang Xiaofeng. Una nutrita appendice dedicata alle moderne stampe orientali chiude il percorso espositivo: recuperando antiche tecniche di lavorazione della carta, gli artisti “incidono nel tempo”, usando un medesimo supporto (la carta) per raccontare nuove visioni.

Nell’ultima sezione della mostra, paesaggi e demoni della natura sono riproposti con tecniche che rimandano al passato: tra le immagini, spicca “Smoke-like color” di Wang Chao, un landscape invernale in cui i profili montuosi sono indefiniti (cinesi o europei? Antichi o moderni?). In occasione del vernissage della mostra, cui interviene anche Ying Jinfei (direttore dello Zhejiang Art Museum), è previsto un laboratorio per spiegare le tecniche di impiego della carta nel lavoro artistico.



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Redazione

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