Nella casa di Giulio Polibio. Racconti di vita e di morte di un ricco pompeiano

La mostra espone anche la ricostruzione dei volti di alcuni degli abitanti della Domus, rinvenuti al momento dello scavo

POMPEI. Sarà visitabile fino a giugno 2020 “Gli arredi della Casa di Giulio Polibio”, un’interessante mostra nel piano superiore dell’Antiquarium degli Scavi di Pompei che racconta la vita quotidiana di una famiglia nota dell’antica città, quella che aveva come pater familias il noto Iulius Polybius. L’esposizione racconta le loro abitudini, il desiderio di ostentare la ricchezza attraverso il lusso negli arredi e negli oggetti quotidiani, ma ricorda anche l’enorme tragedia che colpì gli abitanti della casa e presenta i loro volti ricostruiti già a partire dagli anni ’70.

Sono oltre 70 i reperti in mostra tra lucerne, bruciaprofumi, vasellame per la cottura e conservazione degli alimenti, coppe per banchetti, bottiglie in vetro, candelabri e anche un anello con sigillo in bronzo con il nome di C. IVLI PHILIPPI, forse il penultimo proprietario della casa prima che questa venisse ceduta al ricco mercante Giulio Polibio.

Gli antropologi fisici Maciej e Renata Henneberg identificarono nel momento dello scavo, all’epoca dei primi approcci scientifici, 13 individui all’interno dell’abitazione, impotenti vittime di un disastro spaventoso; 3 femmine adulte, 3 maschi adulti, 6 subadulti e un feto negli ultimi mesi di vita intrauterina, questo il bilancio. La mostra si propone come obiettivo anche il tentativo di dare un aspetto a questi abitanti raccontando l’operazione all’epoca pionieristica di ricostruzione dei volti di tre di questi.

C’è quello di una ragazza di meno di 20 anni agli ultimi mesi di gravidanza (forse la giovane figlia di G. Polibio, nella foto in pagina, ndr) quello di un uomo adulto tra i 25 e i 35 anni e quello di un uomo anziano di circa 60 anni. La ricostruzione consistette nell’applicare sul modello in scala 1.1 del cranio strati di plastilina dello spessore corrispondente a quello della muscolatura standard. In seguito vennero effettuate anche analisi sul Dna degli individui, che portarono a stabilire alcuni legami di parentela.

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La casa, situata su via dell’Abbondanza proprio a pochi metri dalla casa dei Casti Amanti presenta alcuni elementi particolarmente interessanti nella sua planimetria e occupa un’area di 7.500 mq. che all’epoca, a cavallo tra il III e il II secolo a.C., era rimasta libera. Con la sua severa facciata, decorata con un bugnato di I stile, questa abitazione si lega in maniera indissolubile al nome del ricco Giulio Polibio, un discendente di un liberto della Gens Iulia, la cui iscrizione elettorale compare dipinta sulla facciata della casa, candidato alle elezioni come duoviro.

Bellissime le pitture in I stile, il pavimento con ciottoli di fiume, l’impluvio in coccio pesto dell’atrio e la collezione di bronzi rinvenuti nel triclinio. Ricchezze volutamente ostentate per trasmettere un chiaro messaggio ai concittadini, potere e possibilità di entrare a far parte del clan politico della vecchia classe dirigente di Pompei. Al momento dell’eruzione la casa stava subendo lavori di restauro, come dimostra un cumulo di calce rinvenuto vicino alla porta d’ingresso.

Un peristilio con alberi da frutto e arbusti raccordava questa parte di domus con i principali ambienti di rappresentanza, tra cui il grande triclinio decorato con mirabili affreschi raffiguranti il supplizio della regina Dirce, un tema euripideo divenuto molto in voga in età Giulio-Claudia anche grazie alla sua traduzione in scultura nel gruppo noto come Toro Farnese, oggi conservato al Museo Archeologico di Napoli.

Ancora grande ricchezza mostrata al visitatore doveva passare dall’esposizione di una bellissima statua bronzea del dio Apollo utilizzata come reggilampada, di un cratere con raffigurazioni mitologiche e di una grande idria di bronzo greca, databile al 460-450 a.C., probabilmente un prezioso oggetto di antiquariato con dedica ad Hera Argiva e già riutilizzata in precedenza come cinerario. La facciata della casa fu scavata tra il 1912 e il 1913 da Vittorio Spinazzola, mentre l’intera abitazione fu indagata tra il 1964 e il 1970 con un vero e proprio approccio multidisciplinare. Nel 2010 un costoso restauro non riuscì a riportarla all’antico splendore per via del crollo di un’architrave. Un nuovo intervento di restauro che comprenderà il fronte di scavo è previsto per il 2020.

Alessandra Randazzo

Alessandra Randazzo

Classicista e comunicatrice. Si occupa di beni culturali per riviste di settore.

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