L’assetto viario della Pompei antica: dove transitavano carri, cavalli e pedoni

Le strade erano di proprietà pubblica, ma manutenzione e pulizia spettavano a proprietari di case e botteghe: ai lavori provvedevano i magistrati 

POMPEI. Camminare a Pompei ci fa rivivere sicuramente sensazioni di totale immersione in un contesto che ancora ben si conserva con strade, edifici e botteghe, che immergono il visitatore in una città romana di quasi 2000 anni. La rete viaria della città antica, inoltre, rispecchia l’antico nucleo originario che sorgeva intorno all’area del Foro e che aveva strade non perfettamente allineate. Successivamente, i quartieri mostrarono un ampliamento stradale più regolare caratterizzato da assi stradali principali, i decumani, con incroci ad angolo retto con vie secondarie, i cardini, dando vita ad isolati composti da più abitazioni o da un singolo edificio particolarmente grande.

Dal punto di vista strutturale, le strade consistono in una carreggiata lastricata con grossi blocchi di basalto, affiancate da marciapiedi su ambo i lati più alti della carreggiata, così da consentire il passaggio. Per i più attenti osservatori, sui bordi dei marciapiedi si notano anche dei fori che forse servivano a fissare delle tende o, secondo altre ipotesi, a legare gli animali da trasporto. Caratteristici, e spesso oggetto di scatti da parte dei turisti, i famosi attraversamenti pedonali di forma ovoidale, che servivano a proteggere i passanti dall’acqua piovana o da acque di scolo e generalmente erano posti in corrispondenza di ingressi di case o edifici pubblici. A Pompei si trovano anche altre pietre disposte ai bordi dei marciapiedi con funzione di paracarri o disposte ai lati o intorno alle fontane, con lo scopo di proteggere le tubazioni dalle ruote dei carri.

E questi hanno lasciato delle impronte ben definite sulle strade dell’antica città vesuviana. Sulle carreggiate delle arterie più importanti è impossibile non notare dei profondi solchi, volutamente marcati soprattutto dove il traffico era più intenso e che costituiva una sorta di guida per le ruote di altri carri che, in linea di massima, avevano lo stesso interasse. Solo un unico veicolo di trasporto è stato ritrovato a Pompei e integralmente recuperato nelle sue parti in ferro e restaurato in quelle di legno: proviene dalla Casa del Menandro ed è un calessino con due ruote alte che poteva agevolmente superare anche gli alti basoli degli attraversamenti pedonali. Doveva essere questa la tipologia più diffusa per la circolazione urbana: adatto a rapidi spostamenti e trainato da un cavallo, poteva ospitare un massimo di due persone.

Le strade erano di proprietà pubblica, tuttavia la manutenzione e la pulizia erano a carico dei proprietari delle case o delle botteghe che si affacciavano lungo la via. Questo tipo di onere era esclusivamente a carattere finanziario perché ai lavori provvedevano direttamente i magistrati locali, gli aedili e i curatore viarum, attraverso degli appalti. Una curiosità: le porte delle domus non avevano l’apertura verso l’esterno perché strade e marciapiedi erano considerati pubblici e un’apertura su strada sarebbe stata un’invasione dello spazio di tutti. Ogni strada di Pompei oggi ha un nome, ma è una denominazione moderna: la nomenclatura deriva dalla presenza di una casa particolarmente sontuosa, da una scoperta archeologica o da una visita illustre come quella di una Regina. Quasi totalmente ignoriamo i nomi originali delle vie. Anche la suddivisione in Regiones, quartieri o insulae, è moderna e si attribuisce all’archeologo Giuseppe Fiorelli, che nel 1858 assegnò anche i numeri civici alle case e agli edifici.

Alessandra Randazzo

Alessandra Randazzo

Classicista e comunicatrice. Si occupa di beni culturali per riviste di settore.

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