La Pace corre contro la violenza, il convegno a palazzo De Fusco

L’incontro, cui hanno partecipato molti giovani liceali di Pompei, ha visto un parterre ricco di ospiti importanti





POMPEI. Si è tenuto presso la sala consiliare di palazzo De Fusco, il convegno “Facciamo correre la pace contro la violenza” nato per presentare la Corsa per la Pace che si terrà domenica 24 novembre 2019 a Pompei, trattando un argomento delicato, come quello della violenza, alla presenza di numerosi studenti del liceo Pascal. Una conferenza, moderata da Rosario Alfano, durante la quale sono intervenute numerose personalità tra cui l’on. Antonio Marciano che, dopo i saluti del primo cittadino Pietro Amitrano e monsignor Pietro Caggiano, ha fatto notare come «Oggigiorno viviamo in un villaggio globale all’interno del quale dobbiamo costruire ponti anziché muri. Trattare un argomento come questo (quello della violenza ndr.) è un atto di coraggio».

«Noi adulti dobbiamo chiedervi scusa –ha poi affermato l’on. Marciano rivolgendosi ai ragazzi presenti – perché non siamo riusciti a consegnarvi un mondo adeguato. Grazie alla forza delle vostre manifestazioni in giro per il mondo, state facendo aprire gli occhi ai governanti». Tema della violenza che era stato già trattato da Alfredo Garzi, segretario generale Cgil Fp Campania: «Anche quando una persona muore sul lavoro è violenza – aveva evidenziato Garzi – poiché, quella, è la dimostrazione che ormai la società pensa prima al profitto e poi alla dignità delle persone».

«A volte la solitudine è un bene, i violenti vanno esclusi e se voi, giovani, siete vittima di violenza venitene a parlare con noi genitori» aveva invece asserito la sociologa Anna Malinconico. Un intervento, quello della Malinconico, che ben si è collegato a quello di Alessandro, un giovane studente del Pascal, e della madre Antonietta, che insieme hanno raccontato della brutta esperienza vissuta dal giovane, aggredito a colpi di casco, alcune settimane fa, in centro a Pompei e di come l’hanno affrontata insieme. I due, in particolare, hanno ricordato che «È meglio risolvere le cose verbalmente, con la violenza non si risolve nulla, anzi se ne genera altra».

Sono arrivati, nella seconda parte del convegno, gli interventi più attesi dai ragazzi visto che a tenerli sarebbero stati personaggi molto noti come Gennaro Iezzo, ex portiere del Napoli, che ha spronato i ragazzi: «Dobbiamo scrollarci di dosso questo senso di omertà che abbiamo. Che senso ha la libertà se non possiamo vivere come vogliamo e se, anche nel mondo dello sport, in particolare negli stadi, esiste ancora la violenza ed il razzismo». «Voi giovani dovete vivere la vita, non riprenderla e ci dovete spronare a migliorare il mondo» ha invece raccomandato il comico Paolo Caiazzo prima di raccontare, in maniera assai ironica, come viveva, ai tempi della scuola, il momento dell’interrogazione strappando risate a tutti i presenti.

Ultimo a prendere la parola è stato, poi, Moreno, rapper genovese ma con un padre «Di Torre del Greco che, da giovane non aveva lo smartphone, bensì, una trottola giocattolo. Siete giovani – ha detto – e potete fare tanto per cambiare questo mondo e, mi raccomando, ricordate che qualcuno che va in gruppo per usare violenza è un vigliacco». A margine della conferenza c’è stato, poi, l’intervento di Peppe Acanfora, “padre” della maratona per la pace: «Uno dei nostri obiettivi principali è riqualificare il centro sportivo cittadino. Nelle prossime settimane ci incontreremo con le altre associazioni e l’amministrazione comunale per promuovere attività sportiva nella zona della Fonte Salutare”. Acanfora poi ha invitato tutti i presenti ad essere presenti domenica mattina, alla maratona.



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Alessio Barco

Sono un giornalista pubblicista, ho 20 anni e sono di Torre Annunziata. Studio Giurisprudenza e ho molte passioni, tra cui quella per il giornalismo, nata tra i banchi di scuola fin dalle elementari, quando iniziai a scrivere i miei primi articoli per il giornalino scolastico. Altra passione è quella per la Cultura, in particolare per l’Archeologia, coltivata anch’essa sin da bambino e alimentata attraverso la partecipazione alla vita associativa e culturale della mia città.

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